Giovedì, 21 Ottobre 2021
VATILEAKS

Vatileaks 2, Nuzzi contro i pm del papa: "Processo kafkiano"

Al via il processo "Vatileaks 2" e sul banco degli imputati c'è anche il giornalista Gianluigi Nuzzi. Un procedimento che è "espressione di una Chiesa oscurantista", dice l'autore di 'Via Crucis'

ROMA - A poco giorni dal Giubileo della misericordia voluto da papa Francesco, in Vaticano è iniziato il processo "Vatileaks 2". Presenti alla prima udienza i cinque imputati: monsignor Lucio Vallejo Balda, Francesca Immacolata Chaouqui, Nicola Maio e i cronisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. Il giornalista di "Quarto Grado", autore del libro-inchiesta "Via Crucis" (Chiarelettere), ha parlato a un incontro con la rappresentanza della stampa estera a Roma, poche ore dopo essersi presentato alla prima udienza in Vaticano e aver preso visione delle carte processuali. Carte che ha potuto soltanto visionare ma non copiare, perché "mi è stato vietato di avere fotocopia del fascicolo", ha ricordato Nuzzi, il quale - "tentando di ridurre l'ironia al minimo" - ha ricostruito le prime battute di un processo che lui non esita a definire "kafkiano". 

IL PROCESSO - "Sabato alle 10.30 ho saputo di essere stato rinviato a giudizio e mi hanno comunicato la nomina di un avvocato d'ufficio, che ho conosciuto stamattina per la prima volta. Oggi ho potuto sfogliare gli atti del processo", racconta Nuzzi. "Ho chiesto al presidente della Corte di appello dello Stato Città del Vaticano di poter nominare il mio avvocato di fiducia e mi è stato rifiutato", ma ciò "non mi impedirà di seguire il processo, voglio guardare negli occhi il giudice, non ho paura e non ho nulla da nascondere". L'autore di "Via Crucis" ribadisce ancora una volta: "Ho fatto il mio lavoro, un giornalista quando ha una notizia la pubblica, altrimenti fa un mestiere diverso". Nel suo libro, "documenti inattaccabili" trattano di "privilegi, malaffare, interessi opachi, zone d'ombra, tutto ciò che una casta trattiene a sé, una casta composta proprio da quei faraoni che il papa stesso espone al pubblico ludibrio tutti i giorni".

"UNA CHIESA OSCURANTISTA" - Dalla platea dei giornalisti stanieri si levano molte domande, c'è chi chiede se questo processo non rischi di danneggiare la reputazione liberale e riformista di papa Francesco, il "papa comunista", chi non esita a definirlo una "farsa", una prova che in Vaticano nulla è cambiato e Bergoglio non ha la forza per portare a termine il cambiamento. "Questo processo ai giornalisti è l'espressione di una Chiesa oscurantista, che non riscontro in quel limpido messaggio di rivoluzione dolce che il papa esprime ogni giorno", replica Nuzzi, ricordando l'intervista al costituzionalista Gaetano Azzariti su Repubblica che sottolinea il rischio per la Santa Sede di "mettersi fuori dal diritto consolidato a livello mondiale sulla libertà di espressione e sul diritto all' informazione". Il giornalista spende parole per ricordare "l'opera di pulizia del papa", che ha evidenziato "delle criticità, che si ritrovano nel libro", ricordando al tempo stesso che in Vaticano è in corso un cambiamento, ancorché lento. 

"MAI FATTO PRESSIONI NÈ SOLLECITAZIONI" - Rispondendo alle accuse del pm vaticano, Nuzzi afferma di non aver mai fatto "né pressioni nè sollecitazioni per avere i documenti". "La dorsale del mio rapporto con monsignor Balda è evidenziata non da un messaggio sporadico", sostiene, soffermandosi su quello che definisce invece come "un rapporto di fiducia". Il giornalista si chiede perché invece "non si facciano inchieste" sui furti che ci sono stati in Vaticano, documentati nel suo libro, come quello alla Prefettura degli Affari economici nell'archivio della commissione Cosea, indagando su "chi ha rubato questi documenti facendo arrivare" presso la Santa Sede "poco prima della canonizzazione dei due Papi Roncalli e Wojtyla le lettere che Michele Sindona scriveva al Vaticano, con un atto chiaramente intimidatorio".

IN CASO DI CONDANNA - Il processo ora andrà avanti con udienze ogni giorno, mattina e sera. Nuzzi si aspetta di "essere prosciolto", perché "non ho commesso alcun reato, ho fatto un'inchiesta, ho fatto il cronista" e annuncia l'intenzione di voler seguire tutto il procedimento. E se venisse condannato? "Non ho la più pallida idea di cosa potrebbe accedere, ma garantisco che non mi sottrarrò mai alla giustizia del mio Paese, qualunque decisione prenda la giustizia italiana". 

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