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Giovedì, 18 Aprile 2024
Corruzione in tribunale / Latina

Incarichi in cambio di soldi e regali: arrestata la giudice Giorgia Castriota

Insieme alla gip del Tribunale di Latina sono finiti in manette anche due professionisti romani, suoi stretti collaboratori. Una rete di favoritismi che permetteva alla 45enne di avere uno stile di vita "al di sopra le proprie possibilità". Tra i doni ricevuti dalla 45enne gioielli, un Rolex da 6mila euro e un abbonamento allo stadio Olimpico per le partite della Roma

Denaro, gioielli e diversi regali, tra cui anche un abbonamento allo stadio Olimpico di Roma e un Rolex da 6mila euro. Il tutto dopo aver conferito irregolarmente incarichi di collaborazione nell'ambito di procedure di amministrazione giudiziaria di beni sequestrati. La gip del Tribunale di Latina Giorgia Castriota è stata arrestata con le accuse di atti contrari a doveri di ufficio, corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità. Insieme alla giudice sono finiti in manette anche i collaboratori Silvano Ferraro e Stefania Vitto, due professionisti romani che avevano incarichi di collaborazione nell'ambito dell'amministrazione giudiziaria di beni sequestrati. L'indagine è scattata in seguito a una denuncia presentata dal rappresentante legale di alcune società, riconducibili a un gruppo che opera nel settore della logistica, sottoposte a sequestro nell'ambito di un procedimento legato a reati tributari aperto dalla procura di Latina. L'imprenditore segnalava in particolare irregolarità e condotte sospette e poco trasparenti nella gestione di beni aziendali sequestrati da parte degli amministratori giudiziari, con l'avallo del gip in servizio a Latina.

Incarichi in cambio di regali: arrestata la giudice Giorgia Castriota

Come riportato in una nota della procura di Perugia firmata dal procuratore Raffaele Cantone, "il conferimento degli incarichi sarebbe avvenuto al di fuori di qualsiasi criterio oggettivo e soprattutto in contrasto con il disposto dell’art. 35, comma 4-bis, del decreto legislativo 159/2011, che stabilisce il divieto di assumere il ruolo di amministratore giudiziario e coadiutore da parte di coloro che hanno, con il magistrato che conferisce l’incarico, un'assidua frequentazione, intendendosi per tale quella derivante da una relazione sentimentale o da un rapporto di amicizia stabilmente protrattosi nel tempo e connotato da reciproca confidenza, nonché il rapporto di frequentazione tra commensali abituali”. Nell'ordinanza cautelare il gip del tribunale di Perugia rileva che attraverso le intercettazioni telefoniche e i riscontri documentali acquisiti emerge "un quadro granitico di gravità indiziaria" da cui emerge "un chiaro accordo corruttivo e di vendita della funzione, nel quale i soggetti nominati... all'interno dell'amministrazione, già legati... da rapporti personali pregressi, retrocedevano al magistrato, sotto forma di contributo mensile e altre regalie, parte del denaro che (lo stesso giudice) liquidava loro per l'adempimento degli incarichi". Determinanti per le indagini sono stati i servizi di osservazione, controllo e pedinamento, le intercettazioni telefoniche e ambientali ma anche l’acquisizione e l’analisi della documentazione bancaria e delle movimentazioni finanziarie dei soggetti coinvolti, attraverso cui è stato possibile isolare gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre arrestati e di altre due persone indagate e ricostruire la rete di rapporti di frequentazione e amicizia fra i soggetti che hanno percepito compensi particolarmente cospicui all’interno dell’amministrazione giudiziaria.

L’investigazione ha svelato dunque una rete di favoritismi che regolava l’attribuzione di incarichi. Secondo l’ipotesi accusatoria, la giudice “non solo avrebbe direttamente nominato e agevolato il conferimento di incarichi a persone con cui intratteneva rapporti personali consolidati, ma avrebbe percepito sistematicamente parte dei compensi di denaro che lei stessa liquidava nell’ambito dell’amministrazione giudiziaria. Nelle pagine dell’ordinanza del gip del tribunale di Perugia si parla anche di gioielli, orologi, viaggi e perfino di un abbonamento annuale per assistere in tribuna d’onore allo stadio Olimpico di Roma alle partite di una squadra di calcio, che la giudice avrebbe ottenuto proprio dai soggetti che inseriva nell’amministrazione giudiziaria.

Alla giudice Giorgia Castriota, sono contestati plurimi atti contrari ai doveri d’ufficio nella gestione delle società che erano oggetto di sequestro. Il riferimento è all’omessa vigilanza o alla mancata denuncia di attività illecite degli ex amministratori ma anche a condotte "attive" legate all’intenzione di portare le società al fallimento per poi nominare come curatori gli stessi professionisti indagati. L’obiettivo era mantenere il controllo su tutte le fasi della procedura senza perdere "possibili fonti di guadagno e al contempo tutelare se stessa da ingerenze esterne e da eventuali soggetti estranei che avrebbero potuto evidenziare la mala gestione”.Oltre ai due professionisti finiti agli arresti, Silvano Ferraro e Stefania Vitto, risultano indagate altre due persone coinvolte nello stesso giro.

"Un gruppo ben collaudato per spartirsi i soldi"

"Un gruppo ben strutturato  composto principalmente dalla coppia Castriota-Ferraro, che si è mosso al fine di conferire incarichi al secondo o, comunque, ad amici compiacenti disposti a nominarlo, al fine di percepire compensi, se effettivamente legittimi e dovuti per la totalità è da verificare, in procedure capienti nelle quali ‘c'è una marea di sordi’ da spartirsi". È questo il profilo che il giudice per le indagini preliminari di Perugia Natalia Giubilei nell’ordinanza con ha disposto tre misure cautelari tra cui quella del gip del Tribunale di Latina Giorgia Castriota e del professionista Silvano Ferraro finiti entrambi in carcere giovedì mattina con l’accusa a vario titolo di corruzione per atti contrario ai doveri di ufficio, corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità. Scrive il giudice che l’accordo oggetto dell’indagine della Procura di Perugia era di riversare una parte dei soldi “a Castriota, che quelle nomine ha favorito e avallato, in completa violazione di legge ed in esecuzione di un disegno criminoso ben delineato, che suggerisce l'esistenza di uno schema collaudato che va avanti da anni e che, verosimilmente, si è realizzato, come dovrà essere verificato, anche in altre occasioni”. “La personalità che è emersa relativamente a Castriota – si legge ancora nell’ordinanza - è quella di una donna che ha bisogno di soldi, ma non perché il suo stipendio sia oggettivamente basso, percependo oltre 3mila euro mensili, ma perché si ostina a voler vivere al di sopra delle proprie possibilità economiche, abitando in affitto a Roma, verosimilmente a motivo della relazione col Ferraro, ma lavorando a Latina, con tutto ciò che ne consegue in termini di spese ordinarie; né la stessa sembra voler rinunciare all'acquisto di oggetti di lusso, come gioielli e orologi”.

Secondo il magistrato “ha quindi pensato di sfruttare il proprio ruolo per lucrare sulle nomine del compagno e di amici, dai quali farsi poi remunerare quale atto dovuto; la chiarezza delle intercettazioni è lampante, arrivando a domandare alla domestica che ‘interceda’ presso Ferraro per farsi dare "qualche soldino in più". La Castriota faceva insomma un uso distorto della propria funzione di magistrato per perseguire tale obbiettivo: sequestri originari, emessi ragionevolmente in maniera legittima e sulla base dei presupposti di legge, o almeno non vi sono allo stato delle indagini elementi per affermare il contrario, hanno costituito l'occasione per porre in essere le successive condotte delittuose, a cominciare dalle nomine di favore”.

Ferraro, sottolinea ancora il gip, “si è rivelato, oltre al compagno della Castriota, l'anello di congiunzione fra quest'ultima che, a causa del ruolo, doveva restare formalmente estranea a certe dinamiche, e i professionisti. Non solo coadiuva Castriota nella attività di gestione della procedura, ma ne indirizza l'attività giudiziaria ed è determinante nel conferimento di incarichi, rivolgendosi ad amici di vecchia data sollecitando le liquidazioni in favore dei professionisti "raccomandati", ricavandone cospicue utilità: da un lato infatti riceve a sua volta, dai soggetti dei quali ha mediato la nomina, incarichi all'interno delle procedure; dall'altro è verosimile riceva denaro non dovuto da questi ultimi, sia formalmente per fatture emesse a titolo di ‘consulenza’”. E dall’ordinanza emerge anche che il giudice era venuta a conoscenza dell’indagine tanto da avere provveduto a distruggere il proprio telefono. Questi comportamenti hanno portato a ritenere necessario l’arresto visto che gli indagati avevano già iniziato a inquinare il quadro indiziario.

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