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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Il retroscena / Milano

Il medico ucciso a colpi di accetta, quasi due anni fa aveva visitato il suo assassino

Giorgio Falcetto aveva conosciuto Benedetto Bifronte, unico indagato, nel febbraio 2021. I precedenti tra i due e cosa è successo il giorno dell'omicidio

Quel giorno non poteva sapere che quell'uomo sarebbe diventato il suo assassino. Non poteva immaginare che quasi due anni dopo le loro strade si sarebbero incrociate ancora per un'ultima e tragica volta. Giorgio Falcetto, il medico di 76 anni ucciso a colpi di accetta fuori dal pronto soccorso dell'ospedale San Donato, aveva visitato Benedetto Bifronte, il 62enne che ora si trova in stato di fermo con l'accusa di omicidio, nel febbraio 2021.

Subito dopo essere stato fermato il presunto killer - ancora non interrogato dal pm Giovanni Polizzi e ascoltato solo dai carabinieri - aveva raccontato di aver riconosciuto il dottore e di avergli rinfacciato delle cure secondo lui andate male. Fino a giovedì mattina dalle cartelle cliniche dell'ospedale in cui Falcetto lavorava a contratto non era emerso nulla, ma stando agli ultimi accertamenti un contatto tra i due in realtà c'è stato nel passato. 

Era il 2 febbraio del 2021, verso mezzogiorno. Bifronte - che gli investigatori descrivono come un uomo ai limiti dell'ipocondria, con numerosi accessi in pronto soccorso negli anni - si presenta al Policlinico. Lamenta dolore al torace e dispnea, con difficoltà respiratorie. Viene visitato proprio da Falcetto, che gli somministra delle medicine - sembrerebbe una flebo - e lo dimette con una prognosi di sette giorni per cervicalgia e influenza. Nulla di più. 

Martedì mattina, alle 10, Bifronte e Falcetto sono ancora uno di fronte all'altro. Questa volta fuori dal pronto soccorso. Secondo le spontanee dichiarazioni del presunto assassino, il 62enne - originario di Messina - sarebbe andato in ospedale per un malore, ma sarebbe uscito dopo aver visto che c'erano troppe persone in attesa. Lì avrebbe incontrato il dottore che stava smontando dal turno di notte. Lo avrebbe riconosciuto, pur non ricordando il nome, e lo avrebbe accusato proprio di quelle cure di quella visita di quasi due anni prima. A discussione finita, sarebbe risalito sulla sua Alfa 147, che era in una zona in realtà interdetta alle auto private, e facendo retromarcia - lui giura non volontariamente - avrebbe centrato la Chevrolet Aveo bordeaux del dottore, che era stata lasciata momentaneamente in divieto di sosta poco prima dell'ingresso riservato alle ambulanze. 

I due avrebbero quindi ricominciato a discutere, fino a quando Bifronte avrebbe preso un'accetta dalla macchina colpendo almeno due volte alla testa il dottore, che era padre di cinque figli ed era in pensione ma continuava a lavorare come protcologo e chirurgo d'urgenza a contratto. Soccorso immediatamente e trasportato al San Raffaele, il 76enne è morto mercoledì dopo oltre 30 ore di agonia. Dopo la furia omicida, invece, il presunto killer sarebbe risalito in auto e sarebbe scappato. 

I carabinieri hanno rintracciato la sua vettura un paio di ore dopo in via delle Ginestre a Rozzano, paese in cui risiede, ma in via Curiel. Non aveva gli abiti sporchi di sangue - quindi presumibilmente si è cambiato - e non aveva con sé l'accetta, che invece è stata trovata e sequestrata poco lontano in un'intercapedine nel vano scale delle cantine di un altro palazzo. Bifronte, originario di Acquedolci, che risulta divorziato dal 2020 ed è padre di un figlio che vive nel Pavese, si trova ora nel carcere di San Vittore. Nel pomeriggio sarà interrogato per la convalida del fermo emesso dai carabinieri con l'accusa di omicidio. Bisognerà vedere se davanti al giudice confermerà la sua versione.

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