Domenica, 25 Luglio 2021
Delitto di Pordenone

Teresa e Trifone, la Procura: "Ruotolo era in quel parcheggio al momento dell'omicidio"

Il testimone chiave è un atleta che stava facendo jogging attorno al palazzetto dello sport. L'indagato incastrato anche dalle telecamere

Giosuè Ruotolo

Per il procuratore di Pordenone, Marco Martani, il quadro indiziario è "complesso" ma "porta all'affermazione di responsabilità per Giosué Ruotolo".

Ruotolo e la sua fidanzata sono stati arrestati ieri sera ed il militare è ora rinchiuso nel carcere di Belluno. Sarebbe lui l'autore dell'omicidio di Trifone Ragone, ucciso insieme con la fidanzata Teresa Costanza la sera del 17 marzo scorso a Pordenone.

LE CONTRADDIZIONI DELL'INDAGATO - "Un elemento importante - ha dichiarato Martani - è la ricostruzione dei tempi e la presenza delle persone sul luogo dell'omicidio: queste due variabili ci portano a dire che Giosuè Ruotolo era nel parcheggio davanti alla palestra non appena prima il momento dell'omicidio, ma durante. Prima aveva detto di non essere stato lì, poi ha cambiato versione dopo la visione di alcune immagini; parlando con un testimone abbiamo concluso che è impossibile che lui non abbia sentito gli spari".

INCASTRATO DA UN RUNNER E DALLE TELECAMERE - Secondo il procuratore il testimone chiave è il runner, un atleta che stava facendo jogging attorno al palazzetto dello sport: "Ha incrociato le vittime - ha aggiunto Martani - che ricorda mentre stavano per salire sulla loro auto incamminandosi lungo via Amendola, indicando precisamente ai Carabinieri la zona dove si trovava in quell'istante. Lo stesso atleta ha completato il proprio allenamento nella stessa zona del parco di San Valentino. Si tratta di 420 metri percorsi in un lasso di tempo compreso tra due minuti e mezzo e tre minuti. La medesima telecamera inquadra trenta secondi prima la vettura di Ruotolo: cioè poco dopo che l'omicidio è stato commesso. La vettura di Ruotolo si doveva quindi per forza trovare nel luogo in cui l'omicidio è stato commesso". 

NON C'E' UNA PROVA DIRETTA - Nella conferenza stampa dei magistrati, stamani a Pordenone, è stato confermato che al momento non esiste una prova diretta nè ci sono testimoni oculari o tantomeno confessioni o tracce di dna sul corpo. C'è, invece, un quadro articolato di elementi di carattere indiziario.

L'AMAREZZA DEL PAPA' DI TRIFONE - "Sono persuaso della colpevolezza di Giosuè Ruotolo, ma sono dispiaciuto che ci sia voluto così tanto tempo per giungere alla soluzione del caso", ha intanto dichiarato, Francesco Ragone, padre di Trifone. "Se non ci fosse stato un muro di omertà, da parte di amici, commilitoni e di un pò di tutti, gli elementi chiave sarebbero potuti emergere molto prima". 

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