Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Mafia, il parere del pg della Cassazione: "No ai domiciliari per Giovanni Brusca"

Dalla procura antimafia era arrivato parere positivo. I legali dell'ex boss avevano chiesto che potesse scontare il resto della pena fuori dal carcere

La procura generale della Cassazione si è espressa contro gli arresti domiciliari per Giovanni Brusca. Il Pg, nel parere espresso nella requisitoria scritta in cui si rigetta la richiesta avanzata dalla difesa dell'ex boss di Cosa Nostra, condividendo le motivazioni del Tribunale di Sorveglianza, considera "non ancora acquisita la prova certa e definitiva del suo ravvedimento". La decisione dei giudici della Suprema Corte è attesa nelle prossime ore.

I legali dell'ex boss mafioso avevano presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza del tribunale che nel marzo scorso aveva respinto per l'ennesima volta l'istanza di Brusca per ottenere la detenzione domiciliare. Il ricorso era stato presentato sulla base di un parere favorevole dato dalla Procura nazionale antimafia, come aveva riportato Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera. Brusca, che ordinò di sequestrare e poi uccidere e sciogliere nell'acido il figlio del pentito Santo Di Matteo e tra le altre cose azionò la leva che fece esplodere la bomba che uccise Giovanni Falcone a Capaci, ha già scontato ventitré anni.

 Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, scrive Bianconi, "dopo i precedenti no ha detto sì all'ipotesi che il pentito sia detenuto a casa" perché "sono stati acquisiti elementi rilevanti ai fini del ravvedimento del Brusca". La difesa di Brusca contesta il fatto che nell'ultimo rifiuto del marzo scorso, il nono dal 2002, il tribunale di sorveglianza di Roma non ha tenuto conto di tali valutazioni.

Bianconi scrive che gli avvocati di Brusca, presentando il ricorso, "hanno puntato anche sul decisivo 'contributo offerto' alle indagini e sul 'provato ravvedimento' dall'ex boss mafioso". Bianconi ricorda che Brusca "ha già usufruito di oltre ottante permessi premio". Gli operatori del carcere romano di Rebibbia hanno certificato la "affidabilità esterna" di Brusca, che "ogni volta esce di prigione per vari giorni e resta libero 11 ore al giorno (la sera deve rientrare a casa) solitamente trascorso con il figlio oggi ventottenne", ricorda il Corsera, sostenendo che "l’interessato non si è mai sottratto ai colloqui e partecipa al dialogo con la psicologa, mostrando la volontà di dimostrare il suo cambiamento".

La sorella di Falcone: "Brusca non merita ulteriori benefici"

"Un personaggio ancora ambiguo e non meritevole di ulteriori benefici". Definisce così Giovanni Brusca Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone ucciso dalla mafia nel 1992 e presidente della Fondazione Falcone. "Fermo restando l'assoluto rispetto per le decisioni che prenderà la Cassazione - sottolinea Falcone - voglio ricordare che i magistrati si sono già espressi negativamente due volte sulla richiesta di domiciliari presentata dai legali di Giovanni Brusca. Il tribunale di sorveglianza di Roma, solo ad aprile scorso, negandogli la scarcerazione, ha avanzato pesantissimi dubbi sul suo reale ravvedimento. Mi limito a citare la motivazione del provvedimento in cui il tribunale, testualmente, ha scritto che non si ravvisava in Brusca 'un mutamento profondo e sensibile della personalità tale da indurre un diverso modo di sentire e agire in armonia con i principi accolti dal consorzio civile'".

"Ricordo ancora – aggiunge Maria Falcone - che Brusca, proprio grazie alla collaborazione con la giustizia, ha potuto beneficiare di premialità importanti: oltre a evitare l'ergastolo per le decine di omicidi che ha commesso, tra questi cito solo quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell'acido a 15 anni, ha usufruito di 80 permessi. Il suo passato criminale, l'efferatezza e la spietatezza delle sue condotte e il controverso percorso nel collaborare con la giustizia che ha avuto luci e ombre, come è stato sottolineato nel tempo da più autorità giudiziarie, - conclude - lo rendono un personaggio ancora ambiguo e non  meritevole di ulteriori benefici".

Salvini: "In galera fino alla fine dei suoi giorni"

"Un assassino, il killer della strage di Capaci, un mafioso libero di tornare a casa? Ma stiamo scherzando? In galera fino alla fine dei suoi giorni, non facciamo rivoltare nelle loro povere tombe i troppi morti per mano della mafia", ha commentato l'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini.

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