Venerdì, 17 Settembre 2021
Sociale

La storia di Giovanni Lo Porto, giovane scomparso da due anni

Cooperante in Pakistan, Giovanni Lo Porto è stato rapito il 19 gennaio 2012. Da allora più nessuna notizia. La famiglia, gli amici e le ong si mobilitano per rompere il silenzio sulla vicenda e lanciano un appello al Governo

Rompiamo il muro di silenzio: #vogliamogiovannilibero. Questo il grido d'aiuto di amici, parenti e organizzazioni no profit che stanno cercando Giovanni Lo Porto, cooperante italiano, sparito il 19 gennaio 2012. All'epoca il trentaseienne palermitano si trovava in Pakistan, dove stava lavorando per l’Organizzazione non governativa tedesca Welt Hunger Hilfe.

Al momento del rapimento quattro uomini armati sono entrati nell’edificio dove lavorava e viveva con altri operatori a Multan, al confine tra Pakistan e Afghanistan: lo hanno sequestrato insieme al suo collega Bernd Muehlenbeck. Da allora nessuna traccia, nessuna notizia

Un video, circolato in rete, ha riacceso la speranza di rivedere Giovanni. Nelle immagini si vede Muehlenbeck, il suo collega anch'egli sequestrato, che parla al plurale: “Possono ucciderci in qualsiasi momento. Non sappiamo quando. Può essere oggi, domani, tra tre giorni”.

GUARDA IL VIDEO #vogliamogiovannilibero

Valeria De Marco, amica e portavoce della famiglia di Giovanni: “E’ una lunga, estenuante ed angosciosa attesa quella che stiamo vivendo. Ogni giorno speriamo arrivi una telefonata sulla liberazione di Giovanni. Abbiamo fiducia nelle Istituzioni che stanno lavorando, e speriamo fortemente che dopo due anni di prigionia Giovanni ritorni a essere libero nel più breve tempo possibile. Il calore della solidarietà che migliaia di persone ci fanno sentire in questi difficili momenti ci aiuta a mantenere forte la speranza. Li ringraziamo davvero tanto tutti”.

Della storia di Giovanni si è parlato anche all'estero: messaggi di vicinanza #vogliamogiovannilibero stanno arrivando ai familiari da diversi Paesi del mondo, tra cui Canada, Regno Unito, Libano, Germania, Francia, Israele, Danimarca. Oltre 53 mila sono invece le persone che hanno aderito alla petizione #vogliamogiovannilibero lanciata dal Forum Nazionale del Terzo Settoreper sollecitare le istituzioni italiane a mettere in campo ogni sforzo per risolvere positivamente questa vicenda. Ogni giorno sulla pagina della campagna viene pubblicata una foto di una persona che sostiene questa causa e dà speranza ai suoi familiari.

Infine lo scorso 19 gennaio l'Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI) e il Forum Nazionale del Terzo settore hanno lanciato un appello al Governo: “Chiediamo che ogni possibilità sia praticata, anche scelte più impegnative, che garantiscano sempre la sua incolumità, perché Giovanni torni libero - afferma Pietro Barbieri, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore - ci auguriamo che in tanti partecipino a questa iniziativa e che l’eco di questa mobilitazione possa arrivare a Giovanni e non farlo sentire solo”.

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