Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Due anni fa la scomparsa di Giulio Regeni ma ancora non c'è un colpevole

I genitori del ricercatore ucciso al Cairo lanciano un appello su Facebook per chiedere verità e giustizia. Il procuratore di Roma Pignatone: "Regeni ucciso per le sue ricerche"

Il 25 gennaio del 2016 si persero le tracce di Giulio Regeni, il dottorando italiano scomparso mentre si trovava al Cairo per le sue ricerche universitarie. Il suo corpo venne ritrovato nove giorni dopo.

Nell’anniversario della scomparsa i genitori, Paola e Claudio Regeni, hanno rivolto un appello su Facebook per chiedere verità e giustizia per Giulio.

“Il nostro calendario mensile ha l’evidenza su tre date principali – hanno dichiarato – il 25, la scomparsa di Giulio, il 3, giorno del ritrovamento del suo corpo, il 14, punto sulla situazione della scorta mediatica. Questo significa che tutti i cittadini che chiedono con noi verità e giustizia per Giulio, seguono attentamente tutto ciò che succede e tutte le scelte che vengono fatte per arrivare alla verità. Speriamo che a breve si aggiunga a queste tre date quella in cui ci verrà consegnata la verità ‘vera’ e completa sulle responsabilità della barbara uccisione di nostro figlio”.

Regeni, il video appello dei genitori

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“Possiamo assicurare che proseguiremo con il massimo impegno nel fare tutto quanto sarà necessario e utile affinché siano assicurati alla giustizia i responsabili del sequestro, delle torture e dell’omicidio di Giulio”, ha scritto il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, in due lettere inviate a Repubblica e Corriere della Sera. Il movente, "pacificamente da ricondurre alle attività di ricerca effettuate da Giulio nei mesi di permanenza al Cairo", e "l'azione degli apparati pubblici egiziani che già nei mesi precedenti avevano concentrato su Giulio la loro attenzione, con modalità sempre più stringenti, fino al 25 gennaio", sono "punti fermi", scrive Pignatone, come riporta l'Ansa.

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Pignatone ricorda la “complessa” cooperazione con gli inquirenti egiziani: “Quando, come in questo caso, non esistono accordi e convenzioni internazionali, una cooperazione giudiziaria così impegnativa e complessa può avvenire solo se parallelamente viene attivata una concreta collaborazione tra i due governi. Senza dubbio, su questo ha giocato un ruolo fondamentale la spinta dell’opinione pubblica, anche internazionale. Non sempre è stato facile entrare nella mentalità del mondo arabo e misurarci con un ordinamento giuridico dalle regole processuali e prassi investigative del tutto differenti”.

Tra le varie “difficoltà oggettive”, rileva il procuratore, “abbiamo comunque lavorato e, credo di poter dire, raggiunto risultati concreti, dapprima per evitare che le indagini finissero su binari sbagliati (come un’inesistente attività di spionaggio da parte di Giulio, o la responsabilità di una banda di criminali comuni) e, successivamente, per fissare alcuni punti fermi nel cui quadro dovranno inserirsi i prossimi approfondimenti sull’omicidio”. “In una indagine ordinaria, sulla base dell’informativa” di Ros e Sco “depositata, la Procura avrebbe potuto già trarre alcune, seppur parziali conclusioni. Invece, la collaborazione tra i due uffici impone un percorso più lento e faticoso”, spiega ancora Pignatone nella lettera, ricordando anche l’ultimo passaggio delle indagini, gli accertamenti a Cambridge: “I risultati di tali attività, anche di perquisizione e sequestro di materiale, a un primo esame sembrano utili e sono allo studio dei nostri investigatori”.

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