Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Regeni, la procura di Roma insiste: nuova rogatoria per i documenti negati

Saranno riformulate alle autorità egiziane le richieste di acquisizione dei tabulati telefonici di una decina di persone e dei video delle zone frequentate da Giulio. Intanto un giornalista egiziano scrive una lettera all'Italia: "Da noi la giustizia esiste, fidatevi"

Richiamare l'ambasciatore Maurizio Massari è stato solo il primo passo. Il governo è pronto a portare avanti il pressing politico sulle autorità egiziane per cercare di fare chiarezza sulla morte del ricercatore Giulio Regeni. Intanto anche la procura di Roma è determinata a portare avanti il suo lavoro e ha annunciato che verrà inoltrata una nuova rogatoria internazionale per acquisire tabulati telefonici e video delle zone frequentate da Giulio. 

Il richiamo per consultazioni a Roma dell'ambasciatore italiano in Egitto è la "misura immediata", la prima, a seguito del mancato cambio di marcia sulle indagini: "Ricordo sempre gli aggettivi che ho usato e cioè che adotteremo misure immediate e proporzionali: questo ci siamo impegnati a fare e questo faremo" ha specificato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. 

"L'Egitto valuterà in modo completo la situazione quando la sua squadra di investigatori tornerà a casa", si è limitato a dire il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Ahmed Abu Zeid, aggiungendo che Il Cairo non ha ancora ricevuto una notifica ufficiale della decisione italiana di richiamare l'ambasciatore in Egitto, né delle "ragioni dietro a questa decisione".

Intanto Osama al Ghazali Harb, storico giornalista egiziano, ha deciso di scrivere una lettera aperta al popolo italiano, pubblicata dal principale quotidiano del Paese, al Ahram: "Faccio presente che gli ultimi due presidenti della Repubblica in Egitto sono attualmente rinchiusi in galera e devono rispondere alla Giustizia. Questo significa che oggi in Egitto nessuno è al di sopra della legge" si legge nella lettera.

Al Ghazali Harb è anche deputato dell'attuale parlamento Al Cairo e presidente di "Egiziani Liberi", partito liberale nato nell'aprile 2011 sull'onda della rivolta popolare che ha fatto cadere il regime dell'ex presidente Hosni Mubarak. Nell'appello Harb ricorda che l'Italia è stata tra i primi Paesi che hanno sostenuto la rivoluzione egiziana: "Per questo chiediamo - dopo che siamo arrivati insieme alla verità - di vincere il nostro comune dolore e guardare verso un domani radioso di relazioni calde con un Paese amico e caro".

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