Venerdì, 14 Maggio 2021
L'aggressione nel 2017 / Milano

Giuseppe Morgante, sfregiato con l'acido da Sara Del Mastro: "Un fondo per le vittime, le operazioni costano migliaia di euro”

“Gessica Notaro, simbolo della violenza contro le donne, ha raccontato di aver appena ritrovato il sorriso dopo l'ultimo intervento estetico, una notizia bellissima, ma non tutti se lo possono permettere”, denuncia l’avvocato di Morgante. Sara Del Maestro, la donna che ha aggredito il giovane, è nullatenente e non può risarcirlo

Quattro anni fa Giuseppe Morgante fu aggredito e sfregiato con l’acido da Sara Del Mastro, condannata la scorso maggio in primo grado dal tribunale di Busto Arsizio a 7 anni e 10 mesi di reclusione. Quasi alla vigilia di quel 7 maggio del 2017, giorno della sua aggressione in strada a a Legnano, Morgante ha scritto un appello rivolto al mondo della politica per chiedere l’istituzione di un fondo per le vittime di aggressioni violente come la sua. Sara Del Mastro non è in grado di risarcire Giuseppe Morgante, perché nullatenente. 

L'appello per un fondo per aiutare le vittime di aggressioni con l'acido

“Gessica Notaro, simbolo della violenza contro le donne, ha raccontato di aver appena ritrovato il sorriso dopo l'ultimo intervento estetico, una notizia bellissima, ma non tutti se lo possono permettere", ha detto l’avvocato Domenico Musicco, legale di Giuseppe Morgante. Quasi un anno e mezzo fa è entrata in vigore la legge n.69/2019, cosiddetta “Codice rosso”, che ha modificato il codice penale e di procedura civile e introdotto nuovi reati, tra cui la “deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso”, che punisce chiunque provochi a qualcuno lesioni personali dalle quali derivino la deformazione o lo sfregio permanente del viso. Notaro e Morgante rappresentano entrambi “due simboli, due volti sfregiati dall’acido” ma i loro destini, ha sottolineato Musicco, sono “drammaticamente diversi”. Gli interventi di chirurgia ricostruttiva “purtroppo costano migliaia di euro, non vedo perché non si trovino le risorse per creare un fondo, magari attraverso le assicurazioni, le accise, l'Inps”, è la proposta dell’avvocato di Morgante, che denuncia: “In Italia i colpevoli godono di diverse tutele, dall'assistenza psicologica al reinserimento nel lavoro. Le vittime, invece, purtroppo, sono lasciate sole". 

“Il fondo istituito presso le prefetture non funziona, chiedo a tutte le forze politiche - è il suo invito - di aiutarci in una battaglia di civiltà e di rispondere all'appello di Giuseppe Morgante”.

Giuseppe Morgante, sfigurato con l'acido dall'ex 

Morgante nel suo appello ricorda che non è in grado di essere risarcito da Sara Del Mastro e di essere sempre più in difficoltà nel pagare i ripetuti interventi e le cure necessari per ristabilirsi, nonostante l’aiuto e l’affetto delle persone che gli sono vicine. Morgante chiede un intervento della politica per creare un fondo di garanzia per le vittime simile a quello già esistente per le vittime della strada e risolvere così un paradosso: riconoscere un ristoro a una vittima di un delitto doloso così come già viene riconosciuto alle vittime di un reato colposo. 

Lo scorso novembre, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, il comune di Parabiago, nel milanese, aveva pubblicato sul proprio canale YouTube una testimonianza di Giuseppe Morgante, che chiedeva ancora una volta aiuto e attenzione: “Sono stato lasciato solo, abbandonato da tutti. In questo momento nessuno mi sta aiutando, anche per le operazioni”. 

Giuseppe Morgante fu aggredito la sera del 7 maggio 2017 in via dei Pioppi a Legnano da Sara Del Mastro, con la quale aveva avuto una breve relazione. Il giovane si era già rivolto alle forze dell’ordine per episodi di stalking, tra cui pedinamenti e minacce attraverso i social. La sera dell’aggressione, Del Mastro lo aveva seguito per l’ennesima volta. Sotto casa, Del Mastro aveva avvicinato Morgante non appena sceso dall’auto e gli aveva tirato addosso un bicchiere di acido in faccia, per poi recarsi dai carabinieri a denunciare quanto accaduto. Morgante era stato in seguito trasportato in ospedale, prima a Legnano e poi a Milano, per ustioni sul torace, sul braccio sinistro e sul viso. Dalle motivazioni della sentenza di condanna è emerso, oltre all'appurata capacità di intendere e di volere nella commissione del reato da parte di Sara Del Mastro, che la donna era spaventatissima all’idea che Morgante parlasse dei pedinamenti e delle minacce ricevute con i media e che la storia finisse in tv, temendo tra l’altro di perdere la podestà genitoriale della figlia, già seguita dai servizi sociali. Del Mastro era stata infatti avvicinata da alcune giornaliste del programma Le Iene e avrebbe agito contro Morgante proprio per scongiurare la messa in onda del servizio

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