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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Caso Aldrovandi / Ferrara

Appello per Aldro: "Via dalla polizia chi ha ucciso Federico"

Dopo la condanna a 3 anni e 6 mesi per i quattro agenti di Ferrara, i genitori lanciano un appello al quale hanno già risposto decine di persone. Tra queste, l'attore Mastrandrea, Don Gallo, gli scrittori De Luca ed Evangelisti

Dopo la condanna a 3 anni e 6 mesi per gli agenti che hanno ucciso Federico Aldrovandi all'alba del 25 settembre del 2005 a Ferrara, ecco un appello per chiedere che i quattro poliziotti "vengano estromessi dalla Polizia di Stato".

Primi firmatari dell'appello sono, ovviamente, Patrizia Moretti, Lino e Stefano Aldrovandi, genitori e fratello dell'allora 18enne Federico morto durante un controllo teoricamente di ruotine. La Corte d'Appello ha confermato la condanna dei quattro agenti per eccesso colposo in omidicio colposo. E, per questo, il comitato "Giustizia per Aldro" chiede che ai quattro sia tolta la divisa.

Sotto ai nomi di Patrizia, Lino e Stefano, spiccano quelli di Haidi e Giuliano Giuliani, i genitori di Carlo Giuliani, Ilaria Chucchi, Lucia Uva, Rudra Bianzino. Tutti parenti di quelli che ormai sono noti come "morti di Stato": Stefano Cucchi, Michele Uva, Aldo Bianzino.

Quindi i nomi di Don Andrea Gallo, dell'attore Valerio Mastrandrea, degli scrittori Erri De Luca, Valerio Evangelisti, di Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto, di Marcella Zappaterra, presidente della provincia di Ferrara, del presidente dell'Arci Paolo Beni, di numerosi altri politici e di tanti giornalisti, si chiede che i quattro poliziotti, condannati ora in via definitiva, "vengano estromessi dalla polizia di Stato, poiché evidentemente non in possesso dell'equilibrio e della particolare perizia necessari per fare parte di questo corpo".

Ancora, si chiede che "venga stabilito in maniera inequivocabile che le persone condannate in via definitiva, anche per pene inferiori ai quattro anni, siano allontanate dalle forze dell'ordine, modificando ove necessario le leggi e i regolamenti attualmente in vigore" che che siano stabilite, per legge, "modalità di riconoscimento certe degli appartenenti alle forze dell'ordine, con un numero identificativo sulla divisa e sui caschi o con qualsivoglia altra modalità adeguata allo scopo". Ancora, che anche in Italia venga riconosciuto il reato di tortura, così come definita universalmente e identificata dalle Nazioni Unite in termini di diritto internazionale, applicando la convenzione delle Nazioni Unite del 1984 contro la tortura e le altre pene o trattamenti inumani, crudeli o degradanti, ratificata dall'Italia nel 1988.
 

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