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Giovedì, 20 Gennaio 2022
L'indagine della Procura di Milano

Green pass in vendita su Telegram: 100 euro per avere un certificato falso

Perquisizioni in Veneto, Liguria, Puglia e Sicilia, sgominata una banda di truffatori che millantavano complicità con il personale sanitario

Promettevano, via Telegram, a numerosissimi 'clienti' di fornire green pass autentici, muniti di codici QR perfettamente idonei a superare i controlli imposti dalle norme vigenti. A mettere fine alla truffa sono stati i Finanzieri del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche. L'indagine, coordinata dalla Procura i Milano, ha consentito di individuare e perquisire diversi cittadini italiani in Veneto, in Liguria, in Puglia e in Sicilia, amministratori degli account Telegram, che assicuravano l'autenticità del green pass grazie a una presunta complicità del personale sanitario garantendo agli utenti la formula 'soddisfatti o rimborsati'.

Green pass in vendita su Telegram: come funzionava la truffa

I truffatori richiedevano il pagamento del titolo rigorosamente in criptovalute. I membri dell'organizzazione criminale avrebbero ammesso immediatamente le proprie responsabilità. I finanzieri hanno ricostruito completamente la rete della clientela e sottoposto a sequestro i profitti illeciti in criptomoneta. Bitcoin ed Ethereum erano quelle preferite. Determinante, infatti, è stato il rinvenimento sui numerosi device degli indagati - sequestrati prima e analizzati poi - di fotografie di documenti di identità e tessere sanitarie di numerosi soggetti, referti attestanti la negatività ai tamponi naso-faringei, attestazioni false di compiacimento di clienti per i green pass contraffatti e, soprattutto, chat da cui emerge, in maniera eloquente, il subdolo modus operandi adottato dall'organizzazione criminale.

Numerosissimi gli utenti della rete che - allo scopo di eludere le norme a tutela della collettività emanate dal legislatore per contrastare l'evolversi della pandemia in atto - attratti dall'idea di poter acquistare un green pass senza averne titolo per un costo di 100 euro, oltre ad aver perso la somma pattuita, hanno anche superficialmente condiviso i propri documenti di identità, esponendosi a elevati rischi circa un utilizzo illecito degli stessi.

Per l'indagine sono stati utilizzati strumenti di investigazione Bot e Avatar, di ultimissima generazione, messi in campo anche grazie all'ausilio fornito dal team di investigazioni informatiche di Group-IB, partner tecnologico di Interpol ed Europol, combinati a un innovativo e dinamico monitoraggio 'real time' della rete e all'applicazione di tecniche di indagine all'avanguardia da parte dei militari della Guardia di Finanza.

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