Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Guardrail, la sicurezza non sempre è garantita: "Sono una minaccia silenziosa"

A volte sono pericolosissimi, nonostante si tratti di dispositivi studiati per la sicurezza di chi viaggia: è il paradosso dei guardrail. Ecco che cosa non va. L'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus: "Siamo pronti a combattere affinché i guardrail salvino vite innocenti e non diventino concausa di disgrazie"

Pericolosi, a volte addirittura pericolosissimi, nonostante si tratti di dispositivi studiati per la sicurezza di chi viaggia: è il paradosso dei guardrail. I guardrail nascono come dispositivi di ritenuta passiva per contenere i veicoli all'interno della carreggiata in caso di sbandamento. Si trovano anche in posizione centrale come spartitraffico nelle strade a doppio senso di marcia. L'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus torna porre l'accento sulla loro pericolosità: "Sono spesso i dettagli a rendere mortali gli incidenti e, tra questi, vi sono le barriere poste ai lati delle carreggiate" scrivono sul loro partecipato sito.

Sono svariate le associazioni che si battono per chiedere barriere più moderne, e che sostengono che classificare come "protezioni" i guardrail, per lo meno la maggior parte di quelli che costeggiano le nostre strade, è ormai anacronistico. Il guardrail andrebbe riadeguato ovunque possibile, i motociclisti lo chiedono da anni perché  le lesioni mortali alla colonna vertebrale spesso non avvengono durante l'impatto della moto, ma quando dopo l'urto il motociclista viene sbalzato dalla moto colpendo il guard-rail.

Guardrail, familiari vittime: "Serve presa di coscienza collettiva"

L'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus non ha alcuna intenzione di smettere di chiedere una presa di coscienza collettiva e parla di "veri e propri killer che hanno coinvolto, per anni, costantemente e fatalmente, gli amanti delle due ruote, sino al decreto salvamotociclisti dello scorso maggio. Il DDL ha reso obbligatoria  la condizione secondo cui i guard via debbano vantare una superficie continua sia in senso orizzontale che verticale per un’altezza di almeno 80 cm dal piano si strada". 

Guardrail, che cosa deve cambiare

Che cosa dovrebbe cambiare? I pali di sostegno, in particolare, devono essere coperti da strisce di costituzione metallica o plastica. Ma non è l’unica caratteristica rischiosa del supporto stradale in questione. I terminali di inizio e fine nascondono infatti una altre grande insidia mai scongiurata a livello progettuale ed attuativo: dovrebbero essere, infatti, realizzati in modo tale da non presentare spigoli acuti rivolti verso la carreggiata. Non solo, questi dovrebbero essere impianti o nella terra e/o nel cemento sottostante o rivolti verso i campi. Caratteristiche strutturali difficili da riscontrare nei casi italiani, che causano il macabro “infilzamento” delle auto.

guardrail con protezione per motociclisti-2

Nella foto, un guardrail sicuro con protezione adeguata: così si evitano gravi conseguenze per centauri e automobilisti

Se ne parla da tanti anni. Risale al 2004 il decreto del ministero delle infrastrutture e dei trasporti riguardante “l’aggiornamento delle istruzioni tecniche per la progettazione, l'omologazione e l'impiego delle barriere stradali di sicurezza e le prescrizioni tecniche per le prove delle barriere di sicurezza stradale”, stabilì che “occorre proteggere i suddetti ostacoli e manufatti nel caso in cui non sia possibile o conveniente la loro rimozione”.

"Migliorare le infrastrutture e renderle più sicure è un dovere"

Da più di venti anni, il responsabile della sede di Parma dell’associazione, Tonino Morreale, spera che in Italia cambi qualcosa: “Premesso che non è semplice stabilire le responsabilità di un evento stradale, che sia del gestore della stessa o dell’autostrada, è chiaro che se le infrastrutture fossero opportunamente gestiste, le conseguenze sarebbero meno disastrose. Migliorare le infrastrutture e renderle più sicure è un dovere che abbiamo nei confronti delle generazioni future, oltre ad essere un diritto degli utenti in termini di sicurezza passiva. Considerando un caso in cui le  vetture coinvolte in un incidente, scontrandosi, non originano ripercussioni fatali, potrebbe essere proprio questa barriera di contenimento, con la sua progettazione ed il suo posizionamento, a fare la differenza tra la vita e la morte. E’ meglio finire in un campo di patate, che contro il guard rail”.

Anche il presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, Alberto Pallotti non ci sta: "Col nostro impegno su piano nazionale, abbiamo raccolto e documentato segnalazioni - afferma  -. Al nord vengono aperti cantieri a più non posso, non ponendo la giusta attenzione sulla progettazione delle infrastrutture delle stesse infrastrutture che divengono pericolosissime. Così capita, come le caso delle vittime del bus ungherese a Verona del gennaio 2017, che un pilone dell’autostrada sia a soli 55 cm dal guard rail, [...] Terzo mondo al sud: guard rail non al passo con le normative vigenti, segnaletica usurata o assente e tante altre problematiche. I lavori vengono concessi in subappalto dai colossi pubblici a ditte che chiudono battente quando avviene una disgrazia. Tutto a discapito della giustizia, che va a farsi benedire. Come associazione, siamo pronti a combattere affinché i guardrail salvino vite innocenti e non diventino concausa di disgrazie. Non è, tuttavia, possibile che nel 2020 non abbiano trovato un sistema alternativo a queste barriere di contenimento: lo staticismo ingegneristico poteva avere un senso in passato, ora c’è bisogno di reinventarsi adeguandosi ai tempi che corrono".

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