Giovedì, 24 Giugno 2021
Il caso

Ici per le scuole religiose, insorge la Cei: "Sentenza pericolosa"

Polemiche dopo la sentenza della Cassazione che obbliga alcune scuole paritarie di Livorno a pagare l'Ici: la Cei ne contesta la legittimità perché "limita gravemente la garanzia di libertà sull'educazione"

ROMA - Dura presa di posizione dei vescovi italiani contro la sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito che due scuole cattoliche di Livorno dovranno pagare gli arretrati di Ici/Imu per gli anni dal 2004 al 2009.

"Siamo davanti a una sentenza pericolosa. Chi prende decisioni lo faccia con meno ideologia. Ho la netta sensazione che con questo modo di pensare si aspetti l'applauso di qualche parte ideologizzata. Il fatto è che non ci si sta rendendo conto del servizio che svolgono le scuole pubbliche paritarie", ha detto il segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino, in una dichiarazione diffusa dal suo portavoce.

Per Galantino "si rischia davvero la chiusura di queste scuole. Ma la chiusura delle scuole paritarie vuol dire limitare la libertà. È la stessa Europa che ci chiede garanzie sulla libertà educativa. Quello che pericolosamente caratterizza l'Italia è l'ideologizzazione passata all'estremo. Smettiamola di pensare che sia la Chiesa cattolica ad affamare l'Italia".

"Non stiamo parlando solo di scuole cattoliche - ha precisato il segretario della Cei - impariamo a chiamare le cose con il loro nome: parliamo di scuole pubbliche paritarie. Lo stesso ministro Giannini, in maniera illuminata, sta cercando di far percepire che le scuole paritarie sono pubbliche. Ci sono un milione e 300mila studenti nelle scuole paritarie. Bisogna anche sapere che a fronte dei 520 milioni che ricevono le scuole paritarie, lo Stato risparmia sei miliardi e mezzo. Attenzione dunque a non farsi mettere il prosciutto sugli occhi dall'ideologia". "Chi conosce realtà della Chiesa cattolica che non pagano lo denunci subito: mi rivolgo anche alla magistratura", ha concluso Galantino.

IL MINISTRO GIANNINI - Sulla vicenda è poi intervenuto il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini. I giudici, ha spiegato, dicono "che c'è un trattamento diverso" tra pubbliche e paritarie "perché sono istituzioni diverse". "Penso che forse ci sia una riflessione da fare", ha aggiunto dopo aver ricordato che in regioni come il Veneto, senza paritarie, Stato e Regione "si troverebbero in enormi difficoltà economiche e strutturali". A margine della firma nel Palazzo della Regione della Valle d'Aosta di un protocollo d'intesa relativo alla riforma scolastica, il ministro ha sottolineato che la sentenza riguarda un "capitolo che non è di mia pertinenza, quindi non lo commento nel merito". Ha spiegato poi che "il nostro provvedimento non interviene certo sulle questioni che riguardano le amministrazioni locali e le scuole. Interviene su un altro principio, dal mio punto di vista assai più fondante, quello della libertà di scelta educativa, con una, per carità, simbolica, diciamo, possibilita' di riconoscimento alle famiglie che o scelgono o sono talvolta anche obbligate a scegliere".

Più in generale, ha sottolineato, "il tema delle scuole paritarie dal mio punto di vista - la legge riflette questo punto di vista che non è solo mio, è della maggioranza di governo - va affrontato in un quadro anch'esso europeo di riferimento. L'Italia l'ha fatto quindici anni fa, con una bella legge a firma Berlinguer che così sintetizzo: 'La Repubblica italiana è dotata di un sistema nazionale pubblico, statale e non statale. E' un sistema integrato dell'istruzione, un sistema che lo Stato si impegna ovviamente con modalità differenti, a far sviluppare e non declinare'".
 

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