Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Spagna

Igor arrestato, processo in Spagna: "In forse l'estradizione in Italia"

Il killer di Budrio dovrebbe rimanere nel Paese iberico fino al processo o fino all'esecuzione della pena per gli omicidi commessi sul territorio spagnolo

Con tutta probabilità verrà sospesa l'estradizione in Italia per Norbert Feher, meglio noto come 'Igor il russo', arrestato in Spagna dopo una fuga che durava da mesi. Igor resterà nel Paese iberico fino al processo o fino all'esecuzione della pena per gli omicidi commessi sul territorio spagnolo, prima di essere fermato dalla Guardia Civil. La notizia è stata diffusa dall'agenzia di stampa Efe e dai maggiori quotidiani spagnoli. Nella giornata di domenica il serbo dovrebbe comparire in videoconferenza davanti alla giudice Carmen Lamela, che gli notificherà i crimini per cui è ricercato in Italia.

E ora, che si fa? Il primo ad esprimersi sulla vicenda è stato Giuseppe Amato, procuratore capo di Bologna, il quale ha spiegato che “ci sarà la nostra richiesta di estradizione, che dovrà fare i conti con il fatto che il Paese richiesto dell’estradizione ha nell’attualità un procedimento penale per fatti gravissimi commessi in quel territorio”.

Il procuratore, dunque, aggiunge anche che “a parti invertite sarebbe la stessa cosa: se noi avessimo arrestato il latitante ‘spagnolo’ e ci fossero state delle morti in Italia, è chiaro che avremmo proceduto in Italia e non avremmo rinunciato alla nostra giurisdizione. Certamente processeremo Igor secondo le norme e dovremo coordinarci”.

La sparatoria e l'arresto in Spagna

Prima di arrendersi, Igor ha ucciso altre tre persone. Le vittime della sparatoria sono due agenti della Guardia Civil (Victor Romero Perez, 30 anni, e Victor Jeus Caballero Espinosa, 38 anni) che facevano parte di una squadra del distaccamento di Alcaniz dedicata ad indagini sui furti nell'ambiente rurale, come fattorie o allevamenti di bestiame. La terza vittima è José Luis Iranzo, un proprietario di un ranch che stava accompagnando i due agenti alla ricerca di un uomo che il 5 dicembre aveva assaltato una fattoria ad Albalate del Arzobispo e che aveva ferito due persone. Quel giorno un uomo di 72 anni aveva tentato di entrare nella sua casa di campagna, accompagnato da un fabbro, per cambiare la serratura che da alcuni giorni risultava bloccata. I due erano quindi stati sorpresi da un uomo, probabilmente Igor, che gli ha sparato a bruciapelo, ferendo il fabbro a un braccio e il proprietario della casa nel fianco. Al momento della cattura, "Igor il russo" era "vestito in uniforme e pesantemente armato" con le armi rubate agli agenti della Guardia Civil uccisi ieri sera in una sparatoria. Lo riferiscono fonti dell'inchiesta citate da El Mundo online. Le stesse fonti sostengono che l'uomo "sapeva dove sparare perché ha ferito mortalmente le due guardie nonostante indossassero giubbotti antiproiettile. Gli agenti non hanno avuto il tempo di sparare".

Le impronte digitali e la conferma della polizia italiana

In seguito sono arrivate le prime conferme. La polizia scientifica italiana ha concluso positivamente il riscontro delle impronte digitali rilevate ad "Igor il russo" e immesse dalla Guardia Civil nella banca dati europea Afis con quelle già in possesso della polizia italiana. Il riscontro ha dato esito largamente positivo, confermando definitivamente che la persona arrestata è proprio quella ricercata per gli omicidi commessi a Budrio (Bologna) e Portomaggiore (Ferrara), avvenuti rispettivamente il primo e l'otto aprile scorsi. La procura della Repubblica di Bologna, coordinando i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Bologna e Ferrara, aveva da tempo svolto un'attività di indagine con rogatorie in Spagna, avendo trovato riscontri sulla presenza del ricercato, di origine serba. Altre indagini sono state fatte proprio in Serbia, in Austria e Francia, con trasferte degli investigatori, di concerto anche con le autorità di polizia spagnole. 

Gli omicidi e la lunga latitanza

Norbert Feher era latitante da nove mesi. I primi fatti di sangue risalgono alla sera del primo aprile, quando una persona armata di fucile e di una pistola (risultata rubata due giorni prima ad una guardia giurata) fece irruzione in un bar di Riccardina di Budrio e, nel tentativo di rubare l'incasso della giornata, uccise con un colpo il titolare Davide Fabbri dopo aver minacciato la moglie. Una settimana dopo, il 7 aprile, avvenne il primo avvistamento durante un controllo a Portomaggiore, nel ferrarese. Le due guardie ambientali di pattuglia vennero prese d'assalto dalla furia del killer che sparò sei colpi di pistola mettendone a segno 5, uccidendo il volontario Valerio Verri e ferendo gravemente il collega Marco Ravaglia. La sua fuga tenne per settimane sotto scacco centinaia di carabinieri e uomini delle forze dell'ordine che gli davano la caccia. Intervennero anche i servizi speciali che lo cercarono giorno e notte tra le campagne di Bologna, Ferrara e Ravenna, con l'aiuto di cani molecolari, elicotteri e droni. Ma senza successo. 

Le parole della vedova di Davide Fabbri e il processo che può partire

Abbiamo contattato Giorgio Bacchelli, avvocato di Maria Sirica, vedova del barista di Budrio Davide Fabbri, la prima vittima del killer serbo. "La donna ha appreso la notizia stamattina dai giornali e dagli amici - dice il legale -. E' molto turbata e agitata. Spera che Igor sconti la pena dovuta e che possa essere finalmente fatta giustizia, anche se questo non potrà mai cambiare il suo dramma. Per questo non può dirsi comunque soddisfatta. La soddisfazione non può esistere nel vocabolario di una donna che ha visto suo marito ucciso a bruciapelo nel suo bar".

 La vedova Fabbri: "Ora giustizia, ma non so se esiste"

Può, anzi deve esistere, la giustizia. Perché una cosa è certa: l'arresto del killer serbo darà il via al processo penale. Una svolta fondamentale anche per poter formulare una richiesta di indennizzi statali previsti dalla legge per le vittime di reati violenti. "Con Igor finora irreperibile e quindi non più perseguibile penalmente - racconta l'avvocato Bacchelli - il processo si era arenato, rendendo di fatto quasi impossibile avere un risarcimento previsto dallo Stato per le persone colpite dalle conseguenze di reati violenti, come nel caso della rapina mortale ai danni del povero Davide Fabbri. Ora, invece, il processo può partire".

Il comandante Del Sette: “Preso in un posto indicato da noi”

Il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, a margine della presentazione del calendario Cites, ha commentato l'arresto in Spagna del pericoloso criminale ricercato da mesi: “L'arresto di Igor il russo è avvenuto in un'area che noi avevamo indicato”. “Con il Ros e i due comandi provinciali – prosegue Del Sette -eravamo in Spagna, ma anche in Austria e Serbia. Non abbiamo mai mollato un giorno la ricerca di questo pericolosissimo individuo, gli ultimi sviluppi hanno dimostrato quanto sia effettivamente pericoloso e che grosso peccato sia stato metterlo in libertà nel 2015 quando ancora doveva scontare degli anni di galera".

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