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Venerdì, 21 Gennaio 2022
CRONACA

Ilaria Cucchi indagata per "avere offeso l'onore della polizia"

Dopo la denuncia del Coisp, sindacato di polizia guidato da Franco Maccari, la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta sulla sorella di Stefano Cucchi. Ilaria: "Io non mi fermerò, mai"

ROMA - Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il geometra di Torpignattara morto al Pertini il 21 ottobre 2009 per la cui morte sono stati condannati sei medici per omicidio colposo, è indagata per diffamazione dalla Procura della Repubblica di Roma. A denunciarla, nel giugno dello scorso anno, è stato un sindacato di polizia, il Coisp, nella persona di Franco Maccari. Ad annunciare le indagini a suo carico è la stessa Ilaria Cucchi attraverso il suo profilo Facebook.

"Ebbene si! Sono sottoposta ad indagini dalla procura della repubblica di Roma. Mi ha querelato il signor Maccari del sindacato della polizia di Stato COISP. Sono indagata per aver offeso l'onore della Polizia di Stato e di tutti i poliziotti che ne fanno parte. Sono indagata per aver reclamato verità e giustizia per la morte di Federico, di Michele, di Giuseppe, di Dino e di tanti altri morti di Stato - scrive la Cucchi - Sono indagata per essermi ribellata alla mistificazione ed alle infamanti menzogne sulla morte di mio fratello. Io non mi fermerò, mai. Non avrò pace fino a quando non avrò ottenuto giustizia. Io voglio confessare tutto, ogni cosa. Queste morti offendono la Polizia , questo è sicuro. Offendono lo Stato. Questo è altrettanto sicuro. Offendono tutti. Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Dino Budroni, Federico Perna, Gabriele Sandri e tanti tanti altri non dovevano morire".

"No - continua lo sfogo di Ilaria Cucchi - È colpa loro se è stato offeso lo Stato. Stefano Cucchi è morto per essere stato portato nel Tribunale di piazzale Clodio, a Roma e poi all'ospedale Pertini. Stefano Cucchi non doveva morire. La colpa è sua se la polizia si sente offesa. È colpa mia. Voglio essere processata per questo. Questi padri, figli, fratelli non dovevano morire. E siccome sono morti noi famigliari dovevamo stare zitti. Il dolore e le tremende sofferenze alle quali sono stati sottoposti non sono importanti. No. Loro non dovevano morire e se sono morti è colpa loro. Tutta colpa loro. E noi tutti - conclude - dovevamo e dobbiamo stare zitti. Zitti. E ringraziare". (da RomaToday)

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