Mercoledì, 27 Ottobre 2021
DIRITTI

India, l’omosessualità è di nuovo un reato

Annullata la sentenza del 2009: i giudici della Corte Suprema hanno dichiarato la legge incostituzionale. Adesso sarà il governo a decidere come agire

La Corte Suprema indiana ha emesso una sentenza con la quale reintroduce il reato di omosessualità in India. Infatti il 2 luglio 2009 l'Alta Corte di New Delhi aveva depenalizzato l'articolo 377 del Codice penale indiano, stabilendo che il sesso in un luogo privato tra due adulti omosessuali consenzienti non costituiva reato. Prima dell'abrogazione la legge prevedeva l'ergastolo come massima punizione. A favore dell'abolizione si erano schierate le associazioni di diritti umani, organizzazioni non governative e i gruppi Lgbt. Mentre diverse associazioni religiose indù, musulmane e cristiane, e anche un famoso guru di nome Baba Ramdev, si erano opposti.

Adesso i sommi giudici indiani hanno dichiarato incostituzionale la sentenza tesa ad abrogare la misura, risalente al periodo coloniale: infatti deve essere il governo attraverso il processo legislativo, e non una sentenza, ad abrogarla.

A ricorrere contro l'abolizione della legge, è stato anche un politico del centro-destra del Bharatya Janata Party (Bjp), il partito dell'opposizione che di recente ha vinto le elezioni amministrative in quattro Stati, tra cui a New Delhi, sconfiggendo il partito laico del Congresso.

La sentenza era attesa dal marzo del 2012 quando la Corte suprema si era "riservata" il giudizio. Per circa un mese i magistrati hanno ascoltato quotidianamente le ragioni dei gruppi a favore e contro l'abolizione della legge anti gay. Intanto il governo indiano si era dichiarato favorevole a legalizzare l'omosessualità motivando la propria posizione con il fatto che il Paese, prima del dominio coloniale inglese, era molto più tollerante verso le relazioni tra individui dello stesso sesso.

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