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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
CASO ILVA

Ilva, 53 gli indagati per aver avvelenato Taranto: c'è anche Vendola

Il presidente della Puglia avrebbe fatto pressioni sul direttore dell'Arpa per favorire il colosso siderurgico. Coinvolti anche il parlamentare di Sel Fratoianni, e l'attuale assessore regionale all'Ambiente Nicastro

TARANTO - C'è anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, tra i 53 indagati dell'inchiesta per disastro ambientale a carico dell'Ilva. Secondo quanto indicato negli atti dell'accusa e riportato dall'Ansa, nei mesi scorsi Vendola avrebbe tentato di "far fuori" il dg di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, figura "sgradita" all'azienda. 

I militari della Guardia di finanza di Taranto procederanno domani, dopo 4 anni di indagini, alla notifica dell'avviso di chiusura delle indagini preliminari agli indagati dell'inchiesta per disastro ambientale a carico dell'Ilva. Tra gli indagati dirigenti, politici e funzionari e anche alcune aziende. 

Dal momento della notifica i legali degli indagati avranno venti giorni di tempo per depositare memorie o per chiedere che i loro assistiti vengano interrogati. Poi la Procura deciderà sulle richieste di rinvio a giudizio da inviare al gup. Da lì, il via all'udienza preliminare.

Secondo, poi, quanto riporta Repubblica, Vendola sarebbe rimasto "impantanato nell'indagine sul disastro ambientale contestato ai vertici della grande fabbrica dell'acciaio per le presunte pressioni su Giorgio Assennato, il direttore di Arpa Puglia". Secondo gli investigatori, "il presidente pugliese avrebbe puntato i piedi con il direttore dell'Arpa, indicando una linea morbida da seguire con il colosso siderurgico accusato di aver avvelenato Taranto. Un'accusa che si basa sul contenuto di intercettazioni telefoniche, ma che dai diretti interessati è già stata respinta. Fatto sta che Vendola fa parte del piccolo esercito di inquisiti con in prima fila la famiglia Riva, sepolta da accuse gravissime, a cominciare da quella di associazione per delinquere".

In un incontro del 22 giugno 2010 con gli assessori Fratoianni e Losappio, il capo Gabinetto alla Regione Francesco Manna ed il dirigente Davide Pellegrini, alla presenza dell'uomo Ilva Archinà, il presidente Vendola, dopo aver fortemente criticato l'operto dell'Arpa, avrebbe ribadito che in nessun caso l'attività produttive dell'Ilva avrebbe dovuto subire ripercussioni. Quasi un mese dopo, nel corso di una riunione con Emilio e Fabio Riva, il direttore Capogrosso ed Archinà, Vendola avrebbe convocato Assennato lasciandolo attendere fuori dalla stanza. In quell'occasione Assennato sarebbe stato inoltre ammonito dal dirigente all'Ambiente Antonello Antonicelli, su incarico di Vendola, a non utilizzare i dati tecnici "come bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano". Nell'inchiesta sono coinvolti per favoreggiamento personale il consigliere regionale Donato Pentassuglia, gli assessori regionali alle politiche giovanili Nicola Fratoianni ed all'ambiente Lorenzo Nicastro, i dirigenti della Regione Antonicelli, Manna, Pellegrino ed anche il direttore dell'Arpa Giorgio Assennato, il direttore scientifico dell'Arpa Massimo Blonda.

VENDOLA - "Nonostante il grande turbamento, continuo a considerare di grande importanza l'indagine della Procura di Taranto su quella città. Ho una stima antica per la magistratura, andrò a rispondere il prima possibile alle domande del pubblico ministero. Con me la Regione Puglia ha provato a scoperchiare le pentole e a vedere dove nessuno aveva visto prima. Mi sono sempre battuto per la riqualificazione dell'impianto, agendo in enorme discontinuità con il passato. Non sono stato e mai sarò nel libro paga dei Riva. Dimostrerò che la mia amministrazione si è comportata senza ombre contro l'illegalità".

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