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Martedì, 27 Febbraio 2024
Il caso / Taranto

Ilva, altre quattro condanne per l'Italia: "Salute dei cittadini a rischio"

La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha accolto i ricorsi di alcuni lavoratori e cittadini pugliesi sottolineando la pericolosità delle emissioni del colosso siderurgico

"Un rischio per la salute". Sono le parole che la Corte europea dei diritti umani (Cedu) usa per parlare dell'Ilva. Sono state infatti pronunciate quattro nuove condanne nei confronti dello Stato italiano a causa delle emissioni del colosso siderurgico, responsabili appunto "di mettere a rischio la salute dei cittadini". Le condanne riguardano i ricorsi presentati tra il 2016 e il 2019 da alcuni dipendenti dell'impianto siderurgico oltre che da oltre 200 abitanti di Taranto e di alcuni comuni vicini.  

Nelle sentenze la Cedu sottolinea il caso Ilva non è nuovo. E' una ferita che l'Italia si porta da tempo, mai sanata. Per lo stesso motivo era già arrivata una condanna nel gennaio 2019. E' da allora che la vicenda è all'esame davanti al comitato dei ministri del Consiglio d'Europa che deve verificare se il Paese ha messo in atto tutte le misure necessarie per salvaguardare la salute degli abitanti. Le Cedu evidenzia che l'anno scorso il comitato dei ministri ha stabilito che "le autorità  italiane non avevano fornito informazioni precise sulla messa in atto effettiva del piano ambientale, un elemento essenziale per assicurare che l'attività dell'acciaieria non continui a rappresentare un rischio per la salute". Dalla documentazione del comitato dei ministri risulta che il Governo italiano ha presentato lo scorso 5 aprile nuovi elementi sull'attuazione del piano ambientale in vista di un nuovo esame del caso il prossimo giugno. 

La notizia delle condanne arriva mentre proseguono le proteste dei lavoratori. Domani, 6 maggio, le tute blu di Taranto sciopereranno per 24 ore chiedendo "che il Governo intervenga sulla vertenza dell'ex gruppo Ilva rompendo il silenzio che ha opposto fino ad oggi e facendo chiarezza sul futuro".  La Fim Cisl chiede una "road map certa sulle prospettive della più grande acciaierie d'Europa" e denuncia "l'annuncio di cigs per tremila lavoratori aperta senza nessun accordo con i sindacati e l'incertezza che regna sull'aumento al 60% della partecipazione pubblica nella società come da contratto firmato all'indomani dell'ingresso di Invitalia in Acciaierie al 38%". 

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