Venerdì, 5 Marzo 2021
Punti oscuri

Il caso di Imane Fadil non è chiuso

Il gip di Milano Alessandra Cecchelli ha respinto la richiesta di archiviare l'indagine sulla morte della giovane marocchina ospite delle cene nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore e successivamente testimone dell'accusa nel caso Ruby

Il caso è tutt'altro che chiuso per il momento. Il gip di Milano Alessandra Cecchelli ha respinto la richiesta di archiviare l'indagine sulla morte di Imane Fadil, la giovane marocchina ospite delle cene nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore e successivamente testimone dell'accusa nel caso Ruby.

Imane Fadil: nuove indagini sulla morte

Accogliendo la richiesta dei legali della famiglia della ragazza morta alla clinica Humanitas l'1 marzo 2019, dopo 31 giorni di ricovero, il giudice ha disposto "un termine di sei mesi per il compimento delle indagini" che dovranno chiarire "se fosse possibile un accertamento più tempestivo della diagnosi della malattia e infine se tale tempestività poteva evitare il decesso apprestando le cure del caso".

Le indagini della procura, coordinate dall'aggiunto Tiziana Siciliano e supportate da una consulenza tecnica, erano arrivate alla conclusione che Imane Fadil non era stata avvelenata ma la sua morte era dovuta a un'"aplasia midollare associata a epatite acuta". Non erano ravvisabili elementi di colpa da parte dei medici.

Conclusioni evidentemente non condivise dai difensori della famiglia della vittima, gli avvocati Mazzali e Nicola Quatrano, che in una consulenza a firma di Michelangelo Bruno Casali, chiedevano ulteriori approfondimenti. Il giudice nella sua ordinanza ritiene superflui alcuni accertamenti rispetto ai quali c'è già una "risposta esauriente", esclude responsabilità rispetto ai medici che hanno visitato la giovane cinque giorni prima del ricovero, ma condivide la necessità di approfondire le scelte terapeutiche degli ultimi giorni, messa in discussione anche dai consulenti della procura.

Tutto ciò alla luce anche di alcune testimonianze del personale sanitario. Non ritenendo sufficienti gli elementi raccolti per la richiesta di archiviazione, il giudice riconsegna dunque gli atti alla procura per un'integrazione di indagine e avere così un "quadro probatorio chiaro ed esaustivo" al fine di ravvisare se c'è "un nesso eziologico fra la condotta dei sanitari e il decesso di Imane Fadil".

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