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Domenica, 23 Giugno 2024
rischio archiviazione / Firenze

Imane uccisa e fatta a pezzi: i resti trovati in due sacchi sulla A1, giallo senza fine

L'ombra del satanismo, il marito che entrava e usciva dal carcere e i resti indentificati 11 anni dopo: le ombre sull'omicidio della 22enne marocchina

Uno dei più oscuri casi di cronaca degli ultimi decenni potrebbe essere archiviato finendo così per sempre nel cassetto dei fascicoli irrisolti. Dopo più di 20 anni non si sa ancora chi possa avere ucciso e fatto a pezzi Imane Laloua, la giovane di origini marocchine residente a Prato i cui resti furono ritrovati da un camionista di in due sacchi di plastica lungo l'A1. 

La scomparsa 

Ma riavvolgiamo il filo. Imane si trasferisce a Montecatini Terme, in Toscana, nel 1995. A circa 20 anni si sposa con un connazionale con precedenti per spaccio che continua ad entrare e uscire dal carcere. Nel giugno 2003, data ufficiale della scomparsa, la madre la vede per l'ultima volta. Le due avevano litigato perché la mamma voleva impedirle di raggiungere nuovamente il marito a Prato. Quando, diverse settimane dopo, la donna va a cercarla nella casa dove Imane viveva con il coniuge e altri connazionali , il marito dice di non sapere nulla.

Parte la denuncia di scomparsa, ma all'epoca non ci sono elementi per ritenere che non si trattasse di un allontanamento volontario. Anche perché la un conoscente racconta alla madre di aver visto Imane il 6 luglio in un locale di Firenze. 

La prova del dna 11 anni dopo il ritrovamento dei resti

Nel 2006, a tre anni dalla scomparsa, un camionista trova due sacchi di plastica ai bordi dell'A1 all'altezza di Barberino del Mugello, Firenze. All'interno i resti di un corpo senza testa. Gli omeri sono legati tra loro con uno spago e le parti molli sono in un sacco diverso da quello delle ossa. Solo nel 2017, 11 anni più tardi, la prova del dna conferma che quei resti sono di Imane Laloua. Secondo gli accertamenti medico-legali la data del decesso si attesterebbe al 2004. 

I riti satanici raccontati in un diario

La prima pista battuta dagli investigatori è quella del satanismo: in un diario di un'adolescente di Prato viene trovato un racconto in cui si parla di un rito sacrificale su una donna prelevata in strada. Nelle pagine si legge anche di profanazioni di cimiteri e ritrovi in stabili abbandonati. Il diario viene trovato nel 2006 dalla famiglia dell'adolescente, che si rivolgono alla polizia. La 16enne però nega tutto dicendo che si tratta di pura fantasia. Due mesi più tardi vengono trovati i sacchi con i resti Imane. 

Con le analisi genetiche sui resti del 2017 il caso viene ripreso in mano dalla procura di Firenze, che apre un fascicolo per omicidio e occultamento di cadavere. Il pm Giuseppe Creazzo rivolge più volte appelli affinché chi è a conoscenza di qualcosa possa a distanza di anni finalmente parlare. Ma l'assenza di elementi significativi emersi in questi anni, riporta il quotidiano fiorentino La Nazione, avrebbe portato ora a una nuova richiesta di archiviazione. 

Il diario viene scoperto nella primavera del 2006 dai genitori che si rivolgono alla polizia. La ragazza viene interrogata e nega, dice che quel racconto è frutto solo della sua fantasia. Due mesi dopo vengono ritrovati i sacchetti con le ossa lungo la A1.

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