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Martedì, 28 Maggio 2024
Allarme sicurezza

Così i clandestini vicini alla Jihad arrivano in Italia e nel resto d'Europa

Tre tunisini sono stati arrestati dalla polizia. Grazie a complicità nelle Marche sarebbero stati in grado ottenere la documentazione necessaria a favorire il trasferimento su tutta l’area Schengen. Indagine legata all'attentatore di Berlino Anis Amri

Un'organizzazione criminale permetteva a stranieri vicini alla combattenti della Jihad di arrivare clandestinamente in Italia e, da qui, nel resto d'Europa. Il meccanismo è stato scoperto e smantellato dalla polizia coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona. Sono state svolte oggi 31 gennaio perquisizioni in tutta Italia che hanno portato a tre misure cautelari. Per due tunisini è stata disposta la custodia cautelare in carcere mentre per una terza persona, sempre tunisina, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Contestata "l'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina con l'aggravante della transnazionalità". Indagine nata da quelle sul tunisino Anis Amri.

Secondo gli inquirenti grazie alla complicità sul territorio maceratese (titolari di aziende e pubblici ufficiali, con collegamenti in altre regioni italiane e all'estero), il gruppo "era in grado di gestire l’approdo clandestino sulle coste siciliane di stranieri, in prevalenza nord africani, il supporto logistico e le coperture occorrenti per ottenere la documentazione necessaria a favorire il loro trasferimento su tutta l’area Schengen". Tra gli stranieri intenzionati a raggiungere gli altri paesi Ue c'erano "soggetti contigui a circuiti di combattenti impegnati in teatri di jihad".

Gli investigatori stanno anche passando al setaccio i conti dei tre, a caccia di eventuali operazioni finanziarie "sospette che potrebbero essere connesse a fenomeni terroristici". Nel corso dell’operazione di polizia sono state eseguite 44 perquisizioni nei confronti di 18 indagati per vari reati e di altre 26 persone, risultate "contigue" all’organizzazione tra le province di Ancona, Fermo, Ferrara, Catanzaro, Modena, Macerata, Siracusa e Verona. L'attenzione si concentra soprattutto su un Caf maceratese e un casolare "meta abituale di stranieri giunti in Italia in stato di clandestinità".

L’operazione è stata chiamata "Wet Shoes" (scarpe bagnate, ndr) e prende il nome da una conversazione intercettata dagli inquirenti nel corso di uno sbarco di clandestini avvenuto a Mazara del Vallo (Trapani). Uno degli intercettati dice di temere un controllo della polizia perché gli stranieri avevano ancora "le scarpe bagnate".

"Wet shoes" nasce dagli sviluppi delle indagini connesse all'attentato terroristico del 19 dicembre 2016 a Berlino a opera del tunisino Anis Amri. L'uomo era entrato da clandestino in Italia e poi aveva raggiunto la Germania con falsi documenti di identità italiani. Gli inquirenti hanno ricostruito la rete che lo aveva aiutato e la sua vicinanza all'Isis. Da lì altre tre operazioni delle forze dell'ordine: Mosaico, Mosaico 2 e Mosaico 3 con perquisizioni e arresti.

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