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Domenica, 16 Giugno 2024
Il processo

Giulia, il piccolo Thiago e le 37 coltellate, Impagnatiello torna in aula: "Non sono pazzo"

L'ex barman di 31 anni è tornato a parlare durante il processo per l'omicidio della compagna, Giulia Tramontano, incinta al settimo mese: "Svelare il tradimento è stato l'ennesimo sintomo che la mia testa stava impazzendo, ero saturo di bugie". Chiesta la perizia psichiatrica

È tornato a parlare in aula Alessandro Impagnatiello, il 31enne a processo per l'omicidio della compagna Giulia Tramontano incinta al settimo mese. L'ex barman 31enne ha ripercorso nuovamente l'altalena di emozioni che lo hanno spinto a togliere la vita alla 29enne e al piccolo Thiago che portava in grembo. Una decisione folle, presa dopo aver visto crollare il castello di bugie con cui stava cercando di tenere in piedi la relazione con Giulia e quella extraconiugale con una sua collega: "Svelare a Giulia che la tradivo è stato l'ennesimo sintomo che la mia testa stava impazzendo - ha raccontato Impagnatiello -, questo non vuol dire che sono pazzo, non penso di essere pazzo, ma che ero saturo di dire bugie".

La notizia della gravidanza e le coltellate

Proprio la notizia della gravidanza ha innescato nel 31enne un turbinio di sensazioni contrastanti: "Ero un vaso completamente saturo di bugie e menzogne e non ero abituato a dire bugie. Era come se fosse strabordato qualcosa, come se dovessi svuotarlo perché qualcosa mi mangiava dentro. Non ho spiegazioni sul perché ho confessato il tradimento, così come non so perché permettevo all'altra ragazza di vedere il mio cellulare dove c'era tutta la mia vita con Giulia". Poi l'ex barman si è soffermato anche sul numero di coltellate inferte alla giovane compagna, ben 37: "Quando ho saputo dalla tv il numero delle coltellate in cella mimai il gesto della mano e ancora oggi non mi capacito né di una, né di 37 coltellate. Non c’è una spiegazione, non c’è una motivazione. Trentasette volte è una cifra spaventosa, soffocante".

Le lacrime per Thiago

Come avvenuto durante l'udienza dello scorso 27 maggio, il 31enne espone in maniera lucida i suoi ricordi, ma la voce si incrina quando parla del piccolo Thiago, definendolo "il bambino che sarebbe arrivato". Impagnatiello ha raccontato della vacanza a Ibiza con Giulia, un viaggio che sembrava aver messo a posto i loro problemi di coppia: "Lì ci siano ritrovati, ho ritrovato Giulia e mi sono staccato anche visivamente dall'altra...poi siamo tornati a Milano". Con il ritorno in Italia, invece, sono tornate anche le problematiche del 31enne, già padre di un altro bambino: "La prima gravidanza è stata una spinta, alla seconda con Giulia è come se nella mia testa potessimo fare dei passi indietro: l'obiettivo di acquistare casa sarebbe saltato, l'obiettivo della mia promozione sarebbe stata messa in dubbio, come rallentare la strada che avrei voluto fare. Chiesi a Giulia di rimandare di un anno, ottenuta la promozione avrei lavorato solo in orario diurno e avremmo avuto una posizione economica migliore".

La 29enne desiderava molto quel figlio, ma aveva valutato anche l'ipotesi dell'aborto: "Lei lo voleva, ma nelle primissime settimane condizionata dalle mie reazioni altalenanti aveva preso in considerazione l'idea di abortire. Il nome Thiago era uno dei probabili nomi, era tra le mie preferenze e a Giulia dispiaceva meno di altri". "Giulia - ha ribadito il 31enne - era la donna con cui volevo passare la vita. Dopo un mese e mezzo che conoscevo Giulia ho pensato: è lei"

"Vorrei poter tornare indietro"

Impagnatiello ha anche espresso il desiderio di "tornare indietro", di "risarcire" il danno fatto, un proposito difficile da portare a compimento: "Nel corso di queste ultime settimane e mesi, tanti educatori mi hanno detto che non posso più tornare indietro e devo andare in qualche modo avanti: è facile a dirsi, ma non a farsi. Non posso tornare indietro, potessi darei qualsiasi cosa per farlo. Sto ancora tanto lavorando su me stesso, porto avanti meccanicamente la mia esistenza, oggi per me è come se fosse ancora il 27 maggio. È stato importante esserci in quella data anche simbolica, anche per me stesso. Non so cosa sarà il io futuro e la mia esistenza".

La mamma di Giulia chiede "giustizia"

Parole, quelle di Impagnatiello, che certo non hanno impietosito la mamma di Giulia, una donna distrutta dal dolore, a cui nessuno potrà mai restituire la sua giovane figlia e il nipotino che portava in grembo. Un concetto ribadito su Instagram da Loredana Femiano: "Il mondo già non è stato un posto giusto e all'altezza di queste due vite. In tutto questo orrore però ora è tempo che sia fatta giustizia, e la giustizia in questo caso è una pena esemplare". "Cara Giulia - si legge in un altro post - non è più tempo di orrore, non è più tempo di bugie, di egoismo e cattiveria. Chiunque ti abbia incrociato nel percorso della vita, conserva oggi un dolce ricordo che resterà un segno indelebile nella sua anima". Al termine dell'udienza avvenuta oggi la corte d'assise di Milano ha disposto la perizia psichiatrica per Alessandro Impagnatiello. La corte si riserva sulla nomina dei periti e ha aggiornato l'udienza al 27 giugno per l'incarico ai periti.

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