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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Il caso

"L'Imu? Andrebbe rimessa"

Susanna Camusso, segretario della Cgil, commenta in merito alle proteste di alcuni comuni che pagano e altri no. E' sempre caos sull'imposta: mancano le coperture

ROMA - Sul decreto Imu che sta creando malumore in alcuni comuni italiani costretti a pagare, e sul caos nel conteggio delle aliquote per la seconda casa, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha detto provocatoriamente: "L'unica cosa seria sarebbe rimetterla".

Sulla promessa di eliminare la tassa sugli immobili, invece, è tornato anche il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello: "Il bicchiere si può vedere mezzo vuoto o mezzo pieno. Nessuno dovrebbe dimenticare la situazione nella quale si trovava il Paese. C'è ancora tempo al governo affinchè la promessa che l'Imu non venga pagata sia rispettata. Bisognerebbe dire già per quanto è stata rispettata. Noi andremo avanti".

Intanto è allarme nei Caf per il calcolo della seconda rata dell'Imu. Lo sostiene Unimpresa, a cui aderiscono 900 Centri di assistenza fiscale distribuiti in 60 province in tutta Italia. Il decreto legge approvato mercoledì, ricorda Unimpresa, prevede il pagamento per la quota di Imu superiore alla aliquota base fissata al 4 per mille; i proprietari di abitazioni principali dovranno corrispondere ai comuni il 40% di questa eccedenza mentre il restante 60% è a carico dello Stato. Su 8mila comuni complessivi, finora sono stati approvati circa 4mila regolamenti Imu: c'è tempo fino al 5 dicembre ed è assai probabile che si assisterà ad aumenti selvaggi.

L'altro grave problema è la determinazione degli importi, considerano che il decreto Imu prevede che solo una parte (il 40%) dell'imposta si effettivamente pagata. All'orizzonte c'è uno scenario pieno di errori nei calcoli che apre le porte a inevitabili contenziosi tra i proprietari di immobili e le amministrazioni comunali. "Il decreto - osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - è una barzelletta. In un colpo solo sono stati spostati due termini, quello per le delibere comunali e quello per il versamento, ed è stata portata dal 16 dicembre al 16 gennaio la scadenza per i versamenti. E poi c'è l'aspetto politico. Il Governo di Enrico Letta si è rimangiato la promessa e alla fine, anche se per cifre non rilevanti, obbliga le famiglie a una ministangata".

Piccolo giallo invece sul numero dei comuni dove si dovrà pagare il gettito dovuto all'aumento delle aliquote. Il Sole 24 Ore fornisce un dato preciso: sono 2.735 e di questi 11 comuni capoluogo di Provincia. Ma non è detto: i Comuni hanno tempo infatti fino ad oggi per riunire i consigli e varare un nuovo aumento. Aumento che poi dovrà essere pubblicato entro il 9 dicembre. E' possibile così che il numero dei comuni possa crescere di molto.

Il ministro all'Economia, Fabrizio Saccomanni, ha firmato il decreto ministeriale che fa scattare la clausola di salvaguardia posta a "garanzia" dell'incasso per cancellare la prima rata. Il gettito in quel caso doveva arrivare dalla sanatoria sui giochi on line (600 milioni) e dalla maggiore Iva incassata dopo l'accelerazione dei pagamenti dei debiti della P.a. (altri 925 milioni). Ma, almeno per i giochi, non sarebbe andata bene. Quindi, oltre agli aumenti degli acconti già previsti dal decreto Imu2 scatta la clausola di Imu1: +1,5 punti percentuali per Ires-Irap (per tutti sale al 102,5, e al 130% per banche e assicurazioni) e l'aumento, ma solo dal 2015, delle accise su gas, energia elettrica e bevande alcoliche (non benzina).

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