Lunedì, 14 Giugno 2021
emergenza casa

Si incatenano davanti al tribunale: "Se ci sfrattano finiamo per strada"

I movimenti per il diritto all'abitare tornano a protestare: davanti al tribunale civile di Roma centinaia di persone per chiedere provvedimenti immediati all'amministrazione capitolina e al governo. Tre "disperati" incatenati per dire stop agli sfratti

Foto da Facebook

Si sono incatenati davanti all'entrata del tribunale civile di Roma perché di fronte all'ennesimo provvedimento di sfratto non sanno più che fare. Erano in tre questa mattina e tra loro c'era anche una madre di cinque bambini con un cartello che dava voce alla sua disperazione: "Ho perso il lavoro un anno fa dopo che non mi hanno pagato per mesi. Ora tra meno di due mesi mi ritroverò per strada con i miei figli".

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Attorno a loro centinaia di persone che hanno portato avanti la protesta, in solidarietà ai tre "disperati" e a tutti coloro che con la crisi una casa l'hanno persa: sono i movimenti per il diritto all'abitare di Roma che continuano a chiedere all'amministrazione locale e al governo dei provvedimenti urgenti per far fronte all'emergenza abitativa. Tra questi, ovviamente, il blocco degli sfratti, una richiesta che non solo dovrebbe coinvolgere la Capitale, ma l'intero nostro Paese. 

La ragione? Sempre più famiglie in Italia perdono la casa per "morosità", ovvero perché non hanno più soldi per pagare l'affitto, spesso dopo aver perso il lavoro. Un dato evidenziato anche nel rapporto dell'Agenzia statistica del ministero dell'Interno, che ha pubblicato un report proprio sulla questione abitativa: il 90% delle richieste di sfratto riguardano proprio "morosità incolpevoli" e dall'inizio della crisi in poi, questo fenomeno è cresciuto di anno in anno. Basti pensare che nel 2013 gli sfratti degli inquilini "morosi" riguardavano l'86% del totale e in poco più di un anno questa percentuale è cresciuta del 4%. 

Il 28 giugno è anche scaduta la proroga di quattro mesi per finita locazione per le catagorie protette, per la maggior parte famiglie in difficoltà. "Il nostro non è più un grido d'allarme ma una dichiarazione di guerra" tuonano i movimenti davanti al tribunale civile romano. Un dramma che non riguarda solo la Capitale: nei giorni scorsi una giovane madre di Bologna si è suicidata proprio pochi giorni prima dell'arrivo dell'ufficiale giudiziario.

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