Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca Nuoro

Tossilo, l'inceneritore che fa discutere una regione intera: "Non bruciamoci il futuro"

Il coraggio dei comitati. I timori per la salute pubblica. La legittima richiesta di sviluppo sostenibile. Il punto di vista dei lavoratori. L'amministrazione comunale che critica le campagne mediatiche. Le decisioni "calate dall'alto" senza coinvolgere i cittadini. È iniziata sette anni fa la battaglia di "Non Bruciamoci il futuro" di Macomer, in provincia di Nuoro, che si oppone al nuovo impianto: l'ultima pagina della vicenda è ancora da scrivere

C'è una Sardegna che raramente "arriva sui media nazionali", è quella Sardegna lontana dalle località turistiche della Costa Smeralda o della Costa Sud. Macomer è una cittadina di 10mila abitanti in provincia di Nuoro. Poco più di 500 metri sul livello del mare, alle pendici della catena del Marghine. È qui che ha luogo una vicenda intricata, lunga, complessa, che ha diviso e tutt'ora divide i residenti. Riguarda l'inceneritore di Tossilo, o meglio, "il nuovo inceneritore".

Sono sette anni che il Comitato Non Bruciamoci il futuro di Macomer, insieme all’Unione dei comuni della Barbagia e ad altre realtà locali si oppone alla realizzazione del nuovo impianto di termovalorizzazione. Da una parte c'è la posizione di chi evidenzia i timori per la salute pubblica e i dati sull'incidenza dei tumori nella zona, dall'altra parte chi respinge questi "sospetti" e difende l'importanza del futuro impianto, la sua moderna tecnologia e i risvolti occupazionali. A livello europeo le linee generali di trattamento dei rifiuti vanno in tutt'altra direzione (la normativa europea infatti relega l’incenerimento al penultimo posto della gerarchia delle pratiche di gestione dei rifiuti) ,ma gli inceneritori rappresentano ancora un grosso affare dal punto di vista economico. E ovunque si parli di inceneritori, in Italia e all'estero, si innescano dibattiti, polemiche, battaglie e campagne mediatiche.

L'INCENERITORE - L’inceneritore della zona industriale di Macomer è entrato in funzione, con una linea di termovalorizzazione, nel 1993. Nello stesso anno ha preso il via la discarica controllata di Monte Muradu, costruita per accogliere le scorie prodotte dal forno inceneritore, ma successivamente trasformata in sito misto per la raccolta di sovvallo e ceneri. Una seconda linea è entrata in funzione nel 2000. Concepita per “lavorare” solo nelle situazioni di emergenza, ha lavorato per anni a pieno regime per smaltire i rifiuti che provengono da un bacino sempre più ampio. Anche per questo presto si è iniziato a parlare della "necessità" di un nuovo impianto di termovalorizzazione. Ora l'impianto è in pratica fermo da febbraio.

I LAVORATORI - Buona parte dei lavoratori, considerati in esubero, dopo la fermata degli impianti, dal prossimo 31 dicembre rischiavano di non avere nessuna tutela, giacchè scade il contratto di solidarietà."I comitati manifestano? Sono liberi di farlo - affermano i lavoratori - Anche noi però abbiamo il diritto di campare. Non ci dicano però menzogne sulle emissioni, che sono al di sotto dei limiti di legge". "Noi vogliamo lavorare - diceva a ottobre all'Unione Franco Cappai, esponente della Uil - non ci dicano balle sull'inquinamento e non ci dicano che sono diminuiti i rifiuti. Per un presunto risparmio, tanti comuni conferiscono tutto in discarica, senza passare nella preselezione e senza alcun trattamento". Pochi giorni fa il Consiglio regionale ha approvato l’emendamento della giunta che apporta modifiche al bilancio e stanzia 700 mila euro per l’impiego degli esuberi della Tossilo Spa negli enti locali che decideranno di utilizzarli.

 

GLI INCENERITORI INQUINANO - Nonostante le "moderne tecnologie" gli inceneritori inquinano, come ha spiegato più volte in passato Zero Waste: "Un inceneritore non trasforma la spazzatura solo in energia, come a volte altri lasciano truffaldinamente intendere, ma in ceneri, scorie, gas serra (CO2), macroinquinanti, e microinquinanti (diossine, furani, metalli pesanti, polveri sottili ed ultrasottili), cioè emissioni o tossiche, o nocive o climalteranti. Le acque di scarico contengono idrocarburi policiclici aromatici, residui solidi sospesi, diossine e metalli pesanti. Si producono per ogni tonnellata incenerita da 200 a 300 Kg di scorie, cioè rifiuti speciali pericolosi che vanno smaltiti a costi almeno quadrupli in discariche appositamente attrezzate".

"ASSENZA DI PROBLEMI PER LA SALUTE PUBBLICA" - Qual è attualmente la situazione a Tossilo? La IV sezione del Consiglio di Stato recentemente ha sospeso gli effetti della sentenza emessa dal Tar Sardegna lo scorso luglio, quando il nuovo impianto della Piana di Macomer era stato bocciato dai giudici. In pratica il Consiglio di Stato ha accolto le richieste del Consorzio industriale di Macomer e della Regione, senza però sconfessare del tutto il Tar Sardegna: una nuova sentenza, probabilmente quella decisiva, è attesa entro i primi sei mesi del 2017. La IV sezione del Consiglio di Stato sottolinea "l’assenza di problemi rilevanti per la salute pubblica nell’area già sancita dal Tar Sardegna" e anche per questo viene ritenuto "prevalente l’interesse dell’amministrazione". 

IL PIANO REGIONALE CHE NON C'È - Il Comitato Non Bruciamoci il futuro di Macomer non ha però alcuna intenzione di assistere in silenzio: "Con la ripresa dei lavori, il pericolo è che vengano realizzate opere potenzialmente illegittime". L'aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti (non ancora in vigore) prevede, fa notare il comitato, il mantenimento dell’inceneritore di Tossilo revampizzato e la soppressione del polo di incenerimento di Sassari: "Questa scelta avviene in totale spregio delle perplessità più volte espresse da parte dei cittadini e della volontà del Consiglio regionale che aveva chiesto il blocco di qualsiasi attività su Tossilo prima del rinnovo del Piano regionale di gestione dei rifiuti e dell’elaborazione di uno studio epidemiologico sul territorio interessato". I comitati (e non solo loro) da anni chiedono che invece che al nuovo impianto le risorse vengano destinate ad interventi e progetti alternativi all’incenerimento, per uno sviluppo sostenibile e duraturo anche nel settore della gestione dei rifiuti. La dismissione degli inceneritori esistenti, in questa visione, costituisce un’opportunità per salvaguardare, insieme alla salute e all'ambiente, anche le prospettive occupazionali del territorio.

IL COMITATO - Today.it ha intervistato Mauro Aresu del Comitato che si batte contro l'inceneritore: "E' molto complicato riassumere le vicende dell'inceneritore di Tossilo che ci hanno visto coinvolti negli ultimi sette anni (precedentemente era stata bloccata la realizzazione di una terza linea di incenerimento sempre a Tossilo nel periodo 2000-2003 anche grazie all'attività del Comitato Salvalaria, costituito più o meno dalle stesse persone che compongono il Comitato). Occorrerà partire dalla richiesta (per noi illegittima) del Commissario liquidatore del Consorzio Industriale di Tossilo nel 2010, dalla scelta della Giunta di finanziare il progetto con delibere nelle quali sono state falsate le capacità dei poli di incenerimento e dalla incongruenza dei dati utilizzati per giustificare il cosiddetto revamping di Tossilo. Poi c'é la grande questione della salute, le nostre proposte alternative, il silenzio delle istituzioni, in particolar modo della Giunta regionale e dell'Assessora difesa Ambiente e molto altro ancora".

LA SENTENZA DEL TAR - "Mi preme però sottolineare che ci troviamo in una situazione particolarmente delicata. Da una parte la recente ordinanza del Consiglio di Stato ha infatti concesso la sospensiva della sentenza del TAR, sbloccando nella sostanza i lavori che erano iniziati furbescamente prima della sentenza del TAR. Il Comitato Non Bruciamo il Futuro, l'associazione Zero Waste Sardegna e l'Unione dei Comuni della Barbagia, risultati vincitori nel ricorso al TAR Sardegna, hanno impugnato inoltre la stessa sentenza del TAR Sardegna sul tema della salute, in quanto il TAR aveva sostenuto che " i rischi sulla salute non erano stati dimostrati".  "Dall’altra parte l’apparato regionale, anche per tutelarsi da eventuali danni in caso di un esito a noi favorevole della sentenza del Consiglio di Stato, ha pubblicato recentemente l’aggiornamento del Piano di Gestione dei Rifiuti Urbani in Sardegna, sottoponendolo alla procedura di verifica di assoggettabilità a VAS (Valutazione Ambientale Strategica, ndr)  senza il coinvolgimento preliminare delle amministrazioni locali e dei cittadini portatori di interesse, come prevede la normativa europea e nazionale in materia di partecipazione, e senza considerare proposte alternative all’incenerimento".

RISCHIO "BEFFA" - Come spiega Aresu, "l’aggiornamento del Piano, che prevede il mantenimento del polo di incenerimento di Tossilo, con ogni probabilità non verrà assoggettato a VAS, come richiesto dagli estensori dello stesso, spalancando così le porte ad una sua approvazione da parte della Giunta Regionale, come avvenuto in passato. Se ciò accadesse anche una sentenza a nostro favore del Consiglio di Stato verrebbe vanificata. Per questo motivo abbiamo richiesto recentemente ai 377 sindaci dei comuni sardi l’approvazione di una  proposta di un odg finalizzato a garantire, prima di ogni altra cosa, la partecipazione delle comunità locali alle scelte che si effettuano nel proprio territorio e che possano avere effetti sulla salute dei cittadini, la salubrità dell’ambiente nel suo complesso e delle produzioni agro-alimentari". Una decisione "calata dall'alto" che non va giù a cittadini che pretendono legittimamente di essere coinvolti.

IL PUNTO DI VISTA DELL'AMMINISTRAZIONE - In passato l'amministrazione comunale ha criticato la "campagna  mediatica" sul tema Tossilo, nella quale "la perentorietà dei toni e delle tesi propugnate da quanti intervengono nel dibattito pubblico stanno di fatto favorendo una identificazione di Macomer (e del suo territorio) come luogo insalubre", e si è attivata per tutelarsi legalmente. Una scelta criticata da tanti.

LA POSIZIONE DEL SINDACO - "Abbiamo verificato con scrupolo i dati sulla salute pubblica, i dati sulla qualità dell’aria, i dati sulle emissioni dell’inceneritore e gli studi sul suolo e non è emerso nessun dato allarmante" - affermava in una nota del 2015 il sindaco di Macomer Antonio Onorato Succu. "Sento il dovere di tutelare la nostra Comunità, da chi cerca di rovinarne l’immagine descrivendoci come un luogo sporco ed insalubre. Niente di più falso, ed il tutto senza sentire ragioni". "Il nostro mandato all’avvocato, che ho capito infastidisce molti, non è orientato al denunciare nessuno - precisava dal canto suo il sindaco un anno fa - ma a potenziare la ricerca della verità, quella dei dati certi, che continueremo a perseguire in ogni modo e con ogni forza coinvolgendo e stimolando ogni istituzione che abbia titolo a farlo".

Ma che cosa dicono davvero le analisi della Asl sui dati di mortalità per tumore della popolazione residente nella zona industriale di Macomer? 

 

IL COMITATO LA PENSA DIVERSAMENTE - E' sempre Mauro Aresu a raccontare a Today.it come sono andate le cose: "L’amministrazione comunale ha incaricato un avvocato affinché attivi tutti gli opportuni strumenti legali e giudiziari per tutelare l’immagine di Macomer. E’ un atteggiamento miope che però, secondo il comitato, fa parte di una strategia studiata a tavolino perché è forte la sensazione che Giunta regionale, uffici regionali competenti, Consorzio industriale in liquidazione, Sindaci dei Comuni di Macomer e di Borore e CEA di Nuoro abbiamo in qualche modo “concordato” un percorso per sostenere la tesi della realizzazione del nuovo inceneritore, con più di un’omissione sospetta e con atti già giudicati illegittimi e irregolari dal TAR Sardegna. Anche i dati sulla condizione della salute dei cittadini del distretto di Macomer negli ultimi 10 anni ci dicono che la situazione è peggiorata in modo significativo e, con la realizzazione del nuovo inceneritore, la prospettiva è che possa peggiorare ulteriormente". Parole forti quelle del Comitato.

TIMORI PER LA SALUTE - "Occorre sottolineare - continua Aresu - che le preoccupazioni dei cittadini sul tema della salute derivano principalmente da notizie e dati provenienti dalle istituzioni che hanno riguardato la presenza di diossine nel distretto sanitario di Macomer che secondo l’ASL di Nuoro, era stata già accertata e non è stata mai smentita. Non sono stati mai resi noti questi dati, né risultano siano stati effettuati i controlli e i monitoraggi degli inquinanti nei terreni agricoli e pascolativi circostanti, come anche prescritto dall’AIA n. 1964 del 25/06/2010, nonché  sul bioaccumulo di sostanze tossiche nella catena alimentare, in un territorio ad alto indice di naturalità, vocato all’attività e alle produzioni agro-pastorali. Inoltre con il nuovo inceneritore di Tossilo si prospetta un allungamento della sua vita dell’impianto per almeno altri 15/20 anni, con un peggioramento del quadro emissivo del nuovo impianto di incenerimento e quindi maggiori ricadute di inquinanti rispetto alla situazione attuale. La prospettiva di un peggioramento del quadro emissivo è stata confermata dalla provincia di Nuoro in sede di rilascio della nuova AIA". Aresu pone anche l'attenzione "sulle valutazioni del Centro Epidemiologico Aziendale (CEA) di Nuoro sullo stato della salute, effettuate per i quadrienni 2000-2003 e 2006-2009 e per il triennio 2011-2013, che risultano essere parziali e difformi rispetto al progetto approvato dall’ASL di Nuoro (deliberazione n. 311 del 23.03.2011), con commenti sbilanciati a favore dell’incenerimento. I dati di tale studio indicano comunque un peggioramento per l’area di Macomer".

INCUBO TUMORI - Nel triennio 2011-2013, spiegano dal comitato che si oppone al nuovo impianto, l’area di Macomer si allinea infatti ai valori più alti tra le 5 aree considerate, facendo però registrare un incremento del tasso di mortalità per tumori di +2,69 punti rispetto ai dati del 2000-2003 e di  + 5,9 rispetto a quelli del 2006-2009. Gli altri territori, con valori più alti nei periodi 2000-2003 e 2006-2009, hanno fatto invece registrare incrementi più bassi di Macomer (Ottana rispettivamente + 1,55 e +1,20) o addirittura decrementi più significativi (Nuoro rispettivamente -1,72 e - 0,84) In uno studio successivo sulla mortalità per tumori sempre del CEA di Nuoro, per il periodo 2011-2015, l’area di Macomer occupa il 1° posto per i tumori nel sesso femminile e il 3° per quello maschile, confermando nella sostanza l’aumento della mortalità per l’area di Macomer che nei quadrienni 2000-2003 e 2006-2009 faceva invece registrare i valori più bassi.

"AL PRIMO POSTO" - Un anno fa, il 23 dicembre 2015,  il Registro Tumori di Nuoro ha pubblicato un report sull’incidenza dei tumori per il periodo 2003-2012 "evidenziando che il distretto sanitario di Macomer occupa il primo posto per tutti i casi di tumore con una percentuale superiore agli altri distretti di circa 3 punti (Sorgono) e oltre (Nuoro, Siniscola e Ogliastra), se calcolata in relazione alla media della popolazione residente nei 10 anni considerati. La situazione non cambia se si confrontano i tassi grezzi, mentre i tassi standardizzati, carcinomi cutanei esclusi, fanno registrare una leggera differenza soltanto nel sesso maschile, dove Macomer occupa il secondo posto dopo il distretto di Nuoro".

I POSTI DI LAVORO - In Sardegna come altrove, chi difende la costruzione di nuovi impianti di termovalorizzazione (inceneritori) lo fa ponendo anche l'accento sui risvolti occupazionali per il territorio: spesso si tratta di poche decine di posti, ma in realtà medio-piccole il tema è sentito e importante. Il "ricatto lavoro-salute" è un tema presente nella vicenda Tossilo? "Il tema lavoro e salute è stato al centro dell’attenzione del Comitato NBF, supportato dall’associazione ISDE Sardegna – Medici per l’ambiente, sin dall’inizio della nostra contestazione al nuovo inceneritore di Tossilo nel 2010 - dice Aresu - Per questo motivo, supportati da tecnici del settore riciclo, abbiamo effettuato una proposta alternativa basata su un’impiantistica di selezione meccanica implementata con un impianto di estrusione per la produzione di sabbie sintetiche e uno per il trattamento dei pannoloni e pannolini. La nostra proposta prevedeva il raddoppio della manodopera e l’investimento di un quinto di quanto previsto per il nuovo inceneritore (45 mln di Euro). Durante la precedente amministrazione fu aperto anche un tavolo tecnico al quale parteciparono oltre al sindaco, i sindacati territoriali, noi del Comitato ed esperti del settore invitati dallo stesso sindaco di Macomer. La prima riunione si concluse positivamente con l’apprezzamento di tutti e con l’impegno di una riconvocazione nel breve che purtroppo fu cancellata, probabilmente per ordini di scuderia". Aresu aggiunge: "Occorre in ogni caso evidenziare che una buona parte dei lavoratori dell’inceneritore di Tossilo, rappresentata da sindacalisti locali, sono sempre rimasti appiattiti sulle posizioni dei capi bastIone aziendali e politici, schierati a favore dell’incenerimento, fatta eccezione di un gruppo di lavoratori che condividono, purtroppo nell’anonimato, le nostre posizioni. Certo è invece che la regione, il consorzio e il sindaco di Macomer hanno utilizzato strumentalmente il ricatto del lavoro".

E ADESSO? - Una cosa è certa, in attesa del prossimo capitolo della "saga Tossilo": i cittadini vogliono partecipare per davvero e vogliono essere coinvolti nelle decisioni che riguardano il proprio territorio. La decisione di non assoggettare a Valutazione Strategica Ambientale l’aggiornamento del Piano Regionale Gestione Rifiuti Urbani ha formalmente dato inizio alla procedura per la realizzazione del nuovo inceneritore di Tossilo. Ma cittadini e comitati difficilmente accetteranno di buon grado decisioni "calate dall'alto": il problema è sia di metodo che di sostanza.

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