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Domenica, 23 Gennaio 2022
Inchieste / Siena

Monte Paschi, sui derivati persi 730 milioni

La Guardia di Finanza ha eseguito sequestri di titoli e liquidità presso banche e fiduciarie per circa 40 milioni di euro. L'ad Viola: "Banca danneggiata, ci riprenderemo tutto"

SIENA - Le perdite potenziali scatenate dallo scandalo sui derivati al Monte Paschi Siena ammontano a circa 730 milioni di euro. Lo ha stabilito il Consiglio di amministrazione dell'istituto bancario, riunitosi ieri.

Per l'ex presidente Giuseppe Mussari e il suo braccio destro Antonio Vigni (interrogato ieri per ben otto ore), intanto, all'accusa di associazione a delinquere per truffa ai danni della banca si aggiungono quelle di manipolazione del mercato e falso in prospetto.

Nell'ambito dell'inchiesta, il nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di Finanza ha eseguito sequestri di titoli e liquidità presso banche e fiduciarie per circa 40 milioni di euro, oggetto di scudo fiscale.

"Ci andremo a riprendere quelli e altri, se dovessero essercene". Così l'ad di Monte Paschi, Fabrizio Viola, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se l'istituto cercherà di riprendere i 40 milioni di euro sequestratiad alcuni funzionari e ad altre persone. "La banca è stata danneggiata, non ha problemi di liquidità", ha concluso.

I sequestri per 40 milioni effettuati ieri dalla Guardia di Finanza, nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Siena che riguarda l'acquisto di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi, interesserebbero principalmente due conti, di 18 e 10 milioni di euro, intestati a Gianluca Baldassarri e a Alessandro Toccafondi. I due, all'epoca dell'operazione perfezionata tra il 2008 e il 2009, erano rispettivamente l'ex capo area finanza di Mps e il suo vice. Altri 12 milioni apparterrebbero a tre broker che non hanno mai fatto parte della banca senese.

I decreti di sequestro sono stati attuati dal Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza. Si tratta di denaro che, secondo gli inquirenti, la cosiddetta "banda del 5%" (dal soprannome della "cresta" su operazioni ritenute in danno a Mps) ha fatto rientrare in Italia con lo scudo fiscale. La misura disposta dai magistrati senesi rappresenta uno sviluppo nelle indagini su alcuni investimenti, che vedeva Lutifin intermediaria per Dresdner, i cui atti sono stati inviati alla città del Palio dalla Procura di Milano.

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