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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
La tragedia di Calendasco / Piacenza

Quattro ragazzi morti nel fiume, indagini e dubbi: "Non mi spiego cosa sia potuto succedere"

Sull'argine del fiume, con i soccorritori, c'è anche uno dei loro migliori amici. Ai cronisti racconta delle chat inviate prima dello schianto, della passione per la musica dei 4 ventenni, dei loro sogni. E sulla dinamica tante domande: "Forse la nebbia..."

La serata tutti insieme, spensierati, il messaggio Whatsapp con l'amico di sempre, poi l'incidente e i loro corpi trovati in un'auto inabissata nel Trebbia vicino alla Malpaga, a Calendasco. Hanno trascorso così Elisa, Costantino, William e Domenico le loro ultime ore di vita. Con i soccorritori, sull'argine del fiume, per tutta la mattina di ieri 11 gennaio - nelle ore dello strazio per il ritrovamento dei cadaveri - c'era Gioele, il migliore amico di Costantino. "Ci piaceva l’aria aperta, stare sulla sponda del fiume a cantare musica trap e a chiacchierare. Non so come ci sono finiti...", racconta a IlPiacenza.

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Gioele aveva sentito via WhatsApp William alle 22.30 del 10 gennaio, era il suo compleanno e gli ha fatto gli auguri. Anche lui doveva far serata con il gruppo poi all’ultimo momento non c’è andato. I quattro, Elisa e Costantino erano una coppia, avevano trascorso la serata pare a San Nicolò per poi spostarsi all’A21 a Piacenza. I loro profili social risultano attivi fino a mezzanotte, poi il silenzio. La mattina dell’11 i genitori allarmati hanno cominciato a cercarli e a fare telefonate fino alla segnalazione del pescatore al 112: "Nelle acque del Trebbia a Calendasco c’è un’auto, dentro ci sono delle persone".  

"Elisa e Costantino – racconta Gioele, con una mano sanguinante dopo aver colpito con un pugno la sua auto per sfogare la rabbia – stavano insieme da un annetto. Si erano conosciuti in Unieuro dove ho lavorato anche io per un periodo. Prima non si sopportavano, poi si sono innamorati". Elisa, figlia di un ispettore della polizia locale dell’Unione Valnure-Valchero, si affacciava alla vita e stava cercando il suo posto nel mondo. Dopo qualche tempo all'Unieuro ora era proiettata verso altri lavori e anche concorsi. "Io e Costantino - continua Gioele - ci conoscevamo da quando avevano tre anni, da quando era stato adottato, è di origini ucraine. Da quel giorno non ci siamo più lasciati ed eravamo inseparabili. Anche se la loro musica a me non piaceva, io gli dicevo di continuare a farla, di portare avanti il suo sogno".

Tragedia a Calendasco, incidente provoca 4 vittime

Gioele pensa e ripensa all'incidente e non riesce a darsi pace. "Non so perché ci sono finiti dentro (al fiume ndr), forse la nebbia ma non me lo spiego. Quando mia mamma mi ha chiamato ho capito che era successo qualcosa di atroce, mi sono precipitato qui, li ho cercati e poi ho visto le ambulanze. Avevamo costruito una baracca di legno sulla sponda del Po a Borgotrebbia, ci passavamo le ore, tutti insieme e ci chiedevamo spesso 'chissà come si vede questa casetta dall’altra parte del fiume, chissà cosa c’è di là'". 

Parla senza interrompersi Gioele e lo fa al presente: "Costantino è il mio migliore amico non 'era'", ci fa ascoltare l’ultimo audio in cui William si auto fa gli auguri di compleanno alla presenza di Costantino durante l’ultima serata di festa, l’ultima insieme. Ed è proprio la musica Trap che li univa oltre a una profonda amicizia.

Costantino si faceva chiamare “Milions”, William “Wollas”, Domenico “il dome compare” da profilo Instagram. "Wollas – spiega Gioele – componeva le basi per Costantino e Domenico che invece cantavano". I loro profili Instragram traboccano di foto, video, immagini di testo che riconducono all’ambiente trap per il quale avevano una profonda passione. Componevano canzoni, basi musicali, facevano video a corredo dei brani anche pubblicati su Spotify. "Erano amici che facevano musica e gioivano quando le cose andavano bene ed erano soddisfatti delle loro creazioni". Quel sogno, quello di diventare cantanti riconosciuti, di riuscire a diventare qualcuno o banalmente di essere felici è finito in una notte di gennaio nelle acque gelate del fiume che tanto amavano guardare scorrere seduti sull'argine.

Le indagini

Il compito di ricostruire quanto accaduto ai ragazzi e la dinamica di quello che sembra a tutti gli effetti un incidente tocca ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Piacenza con i colleghi delle stazioni, coordinati dal sostituto procuratore Ornella Chicca. L'auto è stata portata a riva solo in serata, delicate le operazioni di recupero, mentre le salme sono state affidate alle pompe funebri e messe a disposizione dell'autorità giudiziaria che disporrà anche il sequestro della vettura per compiere tutti gli accertamenti e perizie necessari. Molto probabilmente verranno disposti gli esami tossicologici. 

Fotoservizio di Emanuela Gatti de IlPiacenza

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