Martedì, 22 Giugno 2021
Le indagini e le parole del procuratore / Verbano-Cusio-Ossola

I tre fermi per l'incidente alla funivia Stresa-Mottarone e il "freno manomesso"

Secondo il procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, "la cabina presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso" in quella che viene definita una "scelta deliberata per evitare disservizi e blocchi". Trovato il secondo forchettone

A tre giorni dalla tragedia del Mottarone, in cui hanno perso la vita quattordici persone nel crollo della cabina di una funivia, alcune persone sono state fermate. Si tratta di Luigi Nerini, 56enne di Baveno (Verbania) proprietario della Ferrovie del Mottarone, il direttore dell'esercizio Enrico Perocchio e il capo servizio Gabriele Tadini. A disporre il fermo è stato il procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, che con il pm Laura Carrera coordinano le indagini dei carabinieri, in seguito all'analisi della cabina precipitata e agli interrogatori.

"Il sistema di emergenza dei freni manomesso"

Nei confronti dei tre fermati, per i quali la procura di Verbania chiederà nelle prossime ore la convalida del fermo e la misura cautelare, è stato raccolto quello che il procuratore Olimpia Bossi definisce "un quadro fortemente indiziario". L'analisi dei reperti ha infatti permesso di accertare che "la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso". Per gli inquirenti, il 'forchettone', ovvero il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainante, non è stato rimosso. Un "gesto materialmente consapevole", per "evitare disservizi e blocchi della funivia" che da quando aveva ripreso servizio presentava "anomalie".

Secondo il procuratore Bossi, la decisione di inserire il forchettone nel freno di emergenza della funivia del Mottarone precipitata domenica "è stata un'omissione consapevole". Quella di ovviare ai problemi dell'impianto, che continuava a fermarsi, sarebbe stata dunque secondo l'accusa una "scelta deliberata" delle tre persone per cui nella notte è stato disposto il fermo. Sull'impianto della funivia del Mottarone "sono stati effettuati due interventi tecnici dall'azienda incaricata della manutenzione. Uno è del 3 maggio scorso e uno precedente". Eppure questo non avrebbe "risolto il problema" e quindi si è deciso di "bypassare il problema" di disattivare il sistema di frenata di emergenza, ha spiegato il procuratore della Repubblica di Verbania. "Il freno non è stato attivato volontariamente? Sì, sì, lo hanno ammesso", ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Verbania, tenente colonnello Alberto Cicognani.

E intanto il secondo 'forchettone', lo strumento che impediva l'entrata in funzione dei freni di emergenza della funivia del Mottarone, è stato trovato questa mattina nella zona dell'incidente. Verranno effettuati ulteriori sopralluoghi sul luogo della tragedia per verificare se per caso nell'impatto siano andate disperse altre parti. "La notizia di questa mattina è un'ulteriore mazzata. Questa volta sappiamo che la tragedia si poteva evitare". Così la sindaca di Stresa, Marcella Severino, ha commentato gli sviluppi dell'inchiesta sull'incidente. "Il buono e il cattivo c'è ovunque, persone così spero ce ne siano pochissime", ha aggiunto la prima cittadina che si è recata a Torino per far visita in ospedale al piccolo Eitan, il bambino unico sopravvissuto alla tragedia. Le indagini vanno avanti. La procura di Verbania intende infatti "valutare eventuali posizioni di altre persone". 

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