Sabato, 17 Aprile 2021
Caso Isochimica

Isochimica, quei trecento morti che camminano

Una bomba di amianto, morti e malattie. Un vortice buio di compiacenze, silenzi e potere. Tutto in uno dei disastri più grandi della storia industriale italiana: quello dell'Isochimica di Avellino

Per venticinque anni, quindi, l'amianto è rimasto lì. E, oggi, quando sono passati più di trenta anni dall'inizio delle attività, lo stabilimento è ancora un inferno di amianto. Per questo è nato Cocibis, un comitato di mamme di Borgo Ferrovia. "I nostri figli vanno a scuola a duecento metri dall'Isochimica - racconta Gabriella Testa del comitato - e giocano a pallone nel campetto a due passi dalla fabbrica. Vogliamo che tutta la zona venga bonificata e non ci fermeremo". 

La bonifica, evidentemente, è necessaria. Scrivono i periti della repubblica: "Ci sono cinquecento enormi cubi di amianto cemento friabile e deteriorato e sotto terra ci sono 2276 tonnellate di amianto. Nell'aria, ci sono fibre libere e respirabili". Negli anni, infatti, i cubi che sarebbero dovuti servire a "ingabbiare" l'amianto hanno ceduto. "Quei cubi - racconta Francesco D'Argenio - dovevano essere fatti con cento chili di amianto e cento di cemento. Al massimo - ammette - ci sono cinquanta chili di cemento in cento di amianto". 

Per l'Asl di Avellino - numerosi dirigenti figurano fra gli indagati - però è come se non fosse successo nulla. "Due anni fa - ricorda Carlo Sessa - la commissione morti bianche del Senato ha chiesto all'Azienda sanitaria se i cubi fossero a norma e l'Asl ha risposto che era tutto ok". Anche se, a quanto dicono i lavoratori, tutto ok non era. 

Come se non fossero bastati i morti, "gli ultimi due compagni sono morti sabato mattina: ora sono in tredici che non ce l'hanno fatta". Come se non fossero bastate le malattie, "siamo in centoquaranta malati d'amianto certificati in pericolo di vita e sabato i medici di Salerno hanno annunciato che ottanta lavoratori salernitani sono malati". Come se tutto questo non fosse bastato l'incubo dei lavoratori ha ancora un altro capitolo amaro.

Sono tanti i dipendenti ai quali l'Inail ha riconosciuto una "malattia professionale asbesto correlata", ma sono pochi quelli ai quali l'ente ha riconosciuto una rendita. "Quasi tutti abbiamo percentuali inferiori al 16%" dicono con rabbia i due lavoratori. E quando la percentuale è inferiore al 16% si ha diritto ad un indennizzo per il danno biologico, ma non si ha accesso a nessuna rendita. Il caso più assurdo - raccontano Carlo e Francesco - è quello di Luigi Maiello, operaio avellinese morto d'amianto. Per l'Asl l'uomo ha avuto fino al giorno della sua morte una semplice bronchite e per l'Inail un riconoscimento del 16% di invalidità permanente per patologie asbesto correlate: 190 euro al mese. Pochi giorni prima dell'autopsia sul suo cadavere, la percentuale è stata "spostata" addirittura all'80%. Com'è possibile che si siano verificate "sviste" del genere? "Per trent'anni hanno cercato di insabbiare l'impossibile" è la 'sentenza' degli ex operai. 

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Ex solo dell'Isochimica, però. Perché Carlo e Francesco, come tanti altri loro colleghi, sono ancora costretti a lavorare. E, beffa delle beffe, i due anni di cassa integrazione fatti mentre l'Isochimica avrebbe continuato a lavorare con un altro nome, non gli sono stati riconosciuti. "Noi, con un certificato di malattia professionale che ci rende invalidi permanenti siamo costretti ad alzarci la mattina per andare in fabbrica perché lo Stato non ha neanche il riconoscimento di mandarci in pensione prima". E lavorare per chi è malato non è semplice. "Sui posti di lavoro siamo discriminati - dicono con la rabbia negli occhi i due - ci sono aziende che ti mettono in mobilità o in cassa integrazione perché avere un lavoratore con certificato di malattia professionale non è uno scherzo". Poi c'è chi un lavoro non lo ha mai più trovato. "Ci sono aziende che oggi chiedono un certificato di sana e robusta costituzione - spiega l'avvocato Brigida Cesta, legale della famiglia Maiello e di alcuni ex lavoratori - Queste persone, malate a causa del loro lavoro, dove lo prendono un certificato di sana e robusta costituzione?". 

Ma più che un certificato, i lavoratori chiedono giustizia. "Noi siamo malati di Stato - recrimina Carlo Sessa - abbiamo fatto una bonifica per gli italiani. Ferrovie dello Stato con la complicità di Elio Graziano ha mandato un lavoro preciso ad Avellino: aprire la fabbrica, scoibentare e chiudere. Del fatto che le persone sarebbero morte nessuno si è preoccupato". E ora, trent'anni dopo, "con i morti e i malati sulla coscienza, non hanno neanche l'onestà di mandarci in pensione?".

Il momento della giustizia potrebbe finalmente essere arrivato. Il 9 maggio scorso Rosario Cantelmo, procuratore di Avellino, ha disposto il sequestro immediato del sito ex Isochimica e ha iscritto nel registro degli indagati ventiquattro persone, fra dirigenti Asl, Inail, Elio Graziano e parte della Giunta Comunale del 2005 che "finse" di effettuare la bonifica del sito. Scrivono i magistrati: "Gli indagati per raggiungere i loro scopi hanno agito nella piena consapevolezza degli enormi danni che sarebbero stati arrecati nell'ambiente e alla salute delle persone". Per questo le accuse sono gravi: disastro ambientale, omicidio colposo, lesioni e violazione delle norma antinfortunistica. 

"Finalmente in sede penale dovremmo essere in dirittura d'arrivo - esulta l'avvocato Cesta - siamo pronti al rinvio a giudizio. Chiediamo che vengano individuate le giuste responsabilità e i termini di queste responsabilità e chiediamo che venga riconosciuto a queste persone e ai familiari di chi è morto un equo risarcimento. Insistiamo, però, perché sul banco degli imputati finisca anche Ferrovie dello Stato. Cosa facevano - si chiede il legale - i collaudatori di Ferrovie dello Stato che lavoravano all'interno dell'Isochimica? Perché non hanno mai denunciato? E perché Ferrovie dello Stato, che sapeva di mandare carrozze piene di amianto, non ha mai vigilato su come avveniva la scoibentazione?". 

Semplicemente, dicono amari Carlo e Francesco, "hanno trovato qui ad Avellino qualcuno disposto a sacrificare trecento persone". Ma quelle persone, trenta anni dopo, non si sono ancora arrese. E ora chiedono solo che i processi partano prima possibile, "altrimenti non li vediamo neanche". E almeno questo agli "eroi dell'Isochimica" lo si deve. 

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