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Domenica, 29 Gennaio 2023
Cronaca Verona

Accusata di aver somministrato morfina ad un neonato: infermiera arrestata

La donna era in servizio al reparto di neonatologia dell'ospedale di Borgo Roma a Verona. Il bimbo era andato in overdose ed è stato salvato solo grazie all'utilizzo di un farmaco antagonista degli oppiacei

Lesioni aggravate e cessione di sostanza stupefacente per aver somministrato morfina ad un neonato, in assenza di prescrizione medica e senza necessità terapeutiche, provocandogli un'overdose. Sono le accuse nei confronti di una donna di 43 anni, infermiera all'ospedale di Borgo Roma a Verona, arrestata dalla polizia e ora nel carcere di Montorio. L'ordinanza di arresto è stata emessa dal gip Livia Magri e richiesta del pm Elvira Vitulli. VeronaSera ricostruisce quanto accaduto.

Infermiera accusata di aver somministrato morfina ad un neonato

Nella notte tra il 19 e il 20 marzo, nel reparto di neonatologia di Borgo Roma (che all'epoca non era stato ancora accorpato con quello di Borgo Trento), un bambino italiano di quasi un mese ha una crisi respiratoria. Era un bimbo nato prematuro, ma le sue condizioni fino a quella sera erano state buone. Si trovava nel box 1, quello dei bambini pronti per uscire dall'ospedale. E infatti quel bimbo sarebbe stato dimesso proprio il 20 marzo. La crisi respiratoria è dunque un evento inaspettato. Le condizioni del piccolo intorno a mezzanotte peggiorano e l'équipe medica che deve intervenire non ha molto tempo per decidere, altrimenti il neonato potrebbe perdere la vita. A quel punto l'infermiera F.V., secondo quanto riferito dalla Polizia di Verona, ordina un preciso dosaggio di un farmaco, il Naloxone. Si tratta di un farmaco inibitore degli oppioidi, che si usa principalmente per salvare la vita a chi è in overdose di eroina o morfina. Il medico concorda con la decisione dell'infermiera, il farmaco viene somministrato e il bimbo è salvo. Successivamente, il medico parla con l'infermiera di quanto è accaduto e lei gli risponde in modo preciso e competente.

L'indagine interna all'ospedale di Verona

Il fatto avvenuto tra il 19 e il 20 marzo è sospetto e l'azienda ospedaliera veronese fa partire un'indagine interna molto accurata. Le analisi fatte successivamente a quella notte mostrano che il bambino è positivo agli oppiacei, nonostante la somministrazione del Naloxone. È evidente dunque che al piccolo era stata data una dose eccessiva di morfina e che la crisi respiratoria altro non era che un'overdose. Viene interrogata tutta l'équipe medica al lavoro quella notte, ma l'infermiera F.V. non conferma di aver dato l'ordine. Dice di non ricordarsi se fosse stata lei o una sua collega ad indicare l'utilizzo del farmaco che poi ha salvato la vita al bambino. Gli atti dell'indagine interna passano in Procura, che poi li gira alla Squadra Mobile della Questura.

L'indagine della polizia

I poliziotti ripartono dall'ottimo lavoro svolto tramite l'indagine interna dell'ospedale e scoprono altri dettagli. Quella notte l'infermiera avrebbe dovuto somministrare morfina ad un bambino. Una somministrazione che in questi casi deve avvenire necessariamente per via endovenosa. Intorno alle 21, una collega di F.V., l'infermiera che doveva sorvegliare il bimbo nel box 1 si deve assentare per un breve lasso di tempo e chiede ad F.V. di sostituirla. Potrebbe essere dunque stato un errore? F.V. ha somministrato la morfina al bimbo sbagliato? Se così fosse stato ci sarebbero stati i segni della puntura, perché la somministrazione andava fatta solo per via endovenosa. Invece questi segni non ci sono. Quindi la morfina è entrata nel corpo del neonato solo per via orale o nasale. Quando ritorna la collega che si è assentata per poco, trova F.V. con il bambino del box 1 in braccio e con un ciuccio che prima non aveva. Ci sono poi le testimonianze delle altre infermiere presenti quella notte, che avrebbero sentito F.V. lamentarsi di questo bambino, definendolo "rognoso" perché piangeva. Ancor più grave poi è una confidenza, che deve essere ancora verificata, fatta da un'altra infermiera ai poliziotti. Questa infermiera ha dichiarato che in altre occasioni F.V. aveva somministrato dosi di morfina per calmare i bambini. Indagini della Polizia sono in corso per accertare se questa confidenza sia vera oppure no. In ogni caso, l'azienda ospedaliera non sapeva nulla e anche durante l'indagine interna, per precauzione, aveva trasferito F.V. ad un altro reparto. Questi i gravi indizi di colpevolezza che hanno fatto scattare l'arresto, avvenuto ieri, 2 agosto. La donna arrestata si trovava in casa e ha reagito in maniera molto fredda all'arresto, senza dire una parola.

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