Lunedì, 25 Gennaio 2021
Palermo

L'infermiera è positiva al coronavirus ma non lo sa e lavora in reparto per una settimana

La donna si era sottoposta al tampone ma nessuno si sarebbe preoccupato di escluderla dai turni

Era positiva al Covid già da una settimana ma nessuno glielo avrebbe comunicato lasciandola di fatto lavorare nel suo reparto. Con il rischio, a sua insaputa, di portare in giro il virus e infettare colleghi e pazienti. È l'incubo che da ieri sta vivendo un’infermiera in servizio nel reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Cervello di Palermo. "Un fatto gravissimo - dice a PalermoToday Vincenzo Munafò, segretario provinciale della Fials-Confsal - Abbiamo tenuto una professionista sanitaria a portare in giro il virus per una settimana".

Dall'ospedale fanno sapere che si stanno "procedendo a tutte le verifiche del caso" e è stata eseguita la sanificazione dei corridoi e delle stanze in cui la professionista sanitaria avrebbe girato per giorni. Il caso, secondo quanto ricostruito, è scoppiato nel momento in cui l’infermiera si sarebbe dovuta sottoporre al secondo tampone. Avrebbe colto l’occasione per chiedere l’esito del primo esame, fatto tra il 19 e il 20 ottobre, scoprendo solo allora che era positiva.

Infermiera positiva all'ospedale di Palermo 

La notizia ha creato non poche tensioni all’interno dell’ospedale, tanto da temere l’intervento delle forze dell’ordine che l’infermiera stessa avrebbe chiamato per denunciare tutto. Non è ancora chiaro se la direzione ospedaliera abbia inviato o meno una comunicazione con il referto del tampone. Di certo nessuno si sarebbe premurato di accertare che il messaggio fosse arrivato a destinazione, evitando quindi che l’infermiera si recasse sul posto di lavoro.

"Il cittadino che gira per la strade senza mascherina viene multato" osserva il sindacalista Vincenzo Munafò: "È normale che il virus si diffonda a macchia d’olio se questo è il modo in cui vengono gestite le situazioni di crisi. L’ospedale adesso dovrebbe contattare i pazienti che possono essere stati in contatto con l’infermiera e informarli dell’accaduto". 

Quanto successo in ospedale sarebbe per i sindacati frutto di un "errore" che si trascina già dal lockdown e dalla prima ondata di contagi. Uno dei decreti inizio marzo escludeva infatti l’obbligo della quarantena per medici, infermieri e forze dell'ordine, se non in caso di sintomi manifesti: "La situazione era diversa allora - conclude Vincenzo Munafò - perché tutti stavano chiusi in casa. Ora questa norma rischia di avere degli effetti collaterali pericolosi e bisognerebbe rivederla".

Ma come è potuto succedere? Il sindacato dei medici Cimo individua nella solita catena di passaggi burocratici l'anello debole: "Il tampone arriva al Laboratorio di Microbiologia con nome e cognome del Dipendente ma senza l'indicazione dell'unità operativa. In questo modo la Microbiologia non può informare il dipendente né l'unità operativa di appartenenza ma si limita a mandare, spesso di notte, una email alla direzione sanitaria che deve farsi carico della successiva comunicazione all'interessato. Un giro che potrebbe essere evitato per snellire la comunicazione e renderla più sicura ed efficace. Bisogna evitare il ripetersi di questi errori".

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