Domenica, 20 Giugno 2021
"Ha solo cercato di far rispettare le regole" / Reggio Calabria

"Qui non può entrare per le restrizioni covid": l'infermiere picchiato e quasi strangolato dal parente di una paziente

È successo all'ospedale di Locri, in provincia di Reggio Calabria. La denuncia del sindacato degli infermieri Nursing Up. Ogni anno circa 5mila infermieri subiscono violenze fisiche o verbali durante l'orario di lavoro: circa 13-14 al giorno

L'ospedale di Locri, in provincia di Reggio Calabria

Lo hanno picchiato, quasi strangolato e poi gettato a terra, colpendolo con calci, graffi e pugni. L'aggressione ai danni di un infermiere è avvenuta all'ospedale di Locri, in provincia di Reggio Calabria. "Picchiato brutalmente solo per aver cercato di far rispettare le regole, solo perché cercava di far capire ai parenti di quella anziana paziente, ormai giunta in fin di vita dopo il trasporto in ambulanza, che non era possibile avere accesso nella sala interna per le tassative restrizioni anti covid", riferisce il sindacato degli infermieri Nursing Up che denuncia l'ennesimo episodio di violenza nei confronti del personale sanitario.

L'infermiere picchiato e quasi strangolato dal parente di una paziente

Sul posto sono arrivati i carabinieri, avvertiti prontamente dai colleghi dell'infermiere aggredito. I militari hanno impedito che la situazione degenerasse ulteriormente. "Nell'ospedale in provincia di Reggio Calabria, come noto, così come in molte realtà della regione - denuncia Antonio De Palma, presidente del Nursing Up - manca totalmente un presidio di polizia fisso. E non sono bastate le telecamere installate 24 ore su 24 per fare da deterrente alla rabbia dell'uomo. Siamo di fronte all'ennesimo vergognoso episodio di violenza consumato ai danni di un infermiere", ricorda.

Un'indagine effettuata due anni fa dal sindacato, sotto l'ombrello dell'Organizzazione mondiale della sanità, evidenziò come un infermiere su dieci nel corso della sua carriera ha subìto almeno un atto di aggressione fisica sul luogo di lavoro. I numeri destano una certa impressione. Ogni anno circa 5mila infermieri subiscono violenze fisiche o verbali durante l'orario di lavoro: circa 13-14 al giorno. L'89,6% degli infermieri - in prima linea ad esempio nel triage ospedaliero che accoglie i pazienti e li smista nella struttura - è stato vittima, secondo una ricerca condotta dall'Università di Tor Vergata di Roma, di violenza fisica o verbale o telefonica o di molestie sessuali da parte dell'utenza sui luoghi di lavoro. In base ai dati rilevati dai ricercatori dell'ateneo si può dire che praticamente circa 240mila infermieri su 270mila dipendenti durante la loro vita lavorativa hanno subìto una qualche forma di violenza, sia pure solo un'aggressione verbale. Di tutte le aggressioni (secondo l'Inail), il 46% sono a infermieri e il 6% a medici (gli infermieri sono i primi a intercettare i malati al triage, a domicilio ecc. e quindi quelli più soggetti).

"I tanto decantati Osservatori nazionali a cosa mai hanno portato? Quali effetti positivi hanno concretamente generato per evitare sul nascere le brutalità che avvengono ogni giorno nelle realtà ospedaliere?", chiede De Palma. "E cosa ne è stato finora di quella legge approvata nel settembre scorso per inasprire le pene, accolta con tripudio e squilli di trombe anche dalla nostra stessa Federazione? Qualcuno pensava davvero che agire unicamente inasprendo le pene verso chi commette questo odioso reato di violenza contro il personale sanitario potesse fare da deterrente?", prosegue il presidente del sindacato degli infermieri.

Cosa chiedono gli operatori sanitari

"Nei mesi precedenti all'approvazione della legge abbiamo urlato in ogni dove tutta la nostra disapprovazione e lo facciamo ancora adesso - denuncia - sulla stessa lunghezza d'onda di allora, perché nulla è cambiato. Servono la competenza e la forza di presidi di polizia in ogni ospedale - ammonisce - serve maggiore dispiegamento di uomini che devono difendere i nostri infermieri e i medici, quelli che sono più esposti di altri, e che non possono e non devono pagare sulla propria pelle la rabbia degli incivili. E non possiamo certo dimenticare - conclude il sindacalista - i rischi che corrono quegli infermieri operatori del 118 che si recano a casa dei pazienti, a rischio di diventare soggetto di violenza da parte di chi oltretutto si sente ancora più forte e intoccabile all'interno delle proprie mura domestiche".

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