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Giovedì, 11 Agosto 2022
Cronaca Napoli

Intercettazioni rovinate, 47 boss verso l'assoluzione: in fumo anni di inchieste

Sconcerto al tribunale di Napoli, come scrive Il Mattino. Quasi cinquanta ras della Camorra potrebbero essere assolti perché i supporti magnetici che contenevano le intercettazioni si sono deteriorati

Quasi cinquanta imputati in processi di Camorra potrebbero essere assolti perché i supporti magnetici che contenevano le intercettazioni fondamentali nelle inchieste contro di lui si sono deterioriate e quindi non possono essere utilizzate. La Procura di Napoli ha chiesto il non luogo a procedere o l'assoluzione per non aver comemsso il fatto per 47 imputati, implicati in processi per traffico di droga e associazione mafiosa. Lo scrive Il Mattino di Napoli.

Una sorta di «resa», quella della pubblica accusa, dettata essenzialmente dall’impossibilità di trascrivere gran parte delle intercettazioni, ambientali e telefoniche, che portarono all’arresto di cento persone, tra cui capi e gregari delle due potentissime organizzazioni criminali

La vicenda è legata al deterioramento dei supporti digitali sui quali 15 anni fa sono state registrate intercettazioni disposte nell'ambito di un'inchiesta sul traffico di droga. Ora sarebbe impossibile trascrivere le prove che portarono all'arresto di 47 imputati, nel 2002, perché quei supporti non sono più in uso e si sono rovinati. 

Tra i possibili "beneficiari" ci sono anche nomi eccellenti, nomi di primo dei due pericolosi clan, i Nuvoletta e gli Abbinante, che all'interno epoca dei fatti avevano stipulato un accordo: tra questi ci sono Armando Del Core, detto "'o pastore", condannato all'ergastolo per avere ucciso il giornalista Giancarlo Siani; Raffaele Abbinante, "Papele 'e Marano", boss dell'omonima cosca, e i boss Lorenzo e Angelo Nuvoletta. Non solo. A godere dell'impunità potrebbero anche essere figli e nipoti di questi capoclan che riuscirono ad accordarsi con i Corleonesi di Totò Riina.

Il processo è destinato ad andare in archivio (le sentenze saranno pronunciate a gennaio) con un nulla di fatto, dopo anni di lavoro e risorso impiegate dai magistrati inquirenti e dai carabinieri. 

Scrive Il Mattino:

Le difese, in un simile contesto, hanno avuto vita facile e non hanno consentito alla pubblica accusa di avvalersi dei vecchi «brogliacci» utilizzati nelle prime fasi dell’inchiesta. Beneficeranno della situazione, per intervenuta prescrizione (tempo prezioso, infatti, è andato perso nel tentativo di ricostruire in modo valido gli elementi probatori) oppure per non aver commesso il fatto tutti gli imputati, molti dei quali già condannati per analoghi reati e in regime di detenzione. Per le difese, in pratica, si tratta di una duplicazione di altri filoni processuali
 

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