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Giovedì, 27 Gennaio 2022
CRONACA

Picconate ai passanti, parla Kabobo: "Sento delle voci"

Il ghanese, che a colpi di piccone ha ucciso due persone e ne ha ferite tre, ha provato a parlare con gli inquirenti. Ha chiarito di avere dormito in un cantiere abbandonato e ha raccontato dove ha trovato le "armi"

Avrebbe finalmente cominciato a parlare Mada Kabobo, il 31enne ghanese che sabato all'alba ha seminato il panico a Milano uccidendo due persone e ferendone tre a colpi di piccone. Dopo i tanti silenzi del giorno dell'arresto, interrotti solo da un laconico "Non dormo mai, ora ho fame", l'uomo avrebbe provato a comunicare con gli inquirenti che lo hanno interrogato nel carcere di San Vittore. Tutto è, comunque, reso complicatissimo dal fatto che Kabobo parli un dialetto ghanese e solo qualche parola di inglese. 

CONFERMATO IL FERMO - Per decisione del gip di Milano, Andrea Ghinetti, intanto, Mada Kabobo resta in carcere. Il giudice per le indagini preliminari ha fatto riferimento al pericolo di reiterazione e di fuga. Il 31enne ghanese è stato arrestato per omicidio, tentato omicidio e rapina perchè ad alcune delle vittime avrebbe preso il cellulare. 

"SENTO DELLE VOCI" - Nel corso dell'interrogatorio, durante il quale è sempre stato calmo e lucido, il ghanese avrebbe detto di "sentire delle voci". L'attenzione si è poi spostata sulla dinamica delle aggressioni con gli inquirenti ancora fermi al tentativo di capire dove Kabobo abbia vissuto a Milano e dove abbia recuperato l'arma usata per gli omicidi. 

HA DORMITO A VILLA TROTTI - A tal proposito il ghanese avrebbe confermato di essere arrivato a Milano il 20 aprile, giorno in cui viene fermato per un controllo di routine fuori da una farmacia in viale Monza. In più, avrebbe chiarito di avere trascorso la notte prima del delitto dormendo fra i ruderi di villa Trotti, una struttura abbandonata proprio nel centro del quartiere Niguarda, teatro degli omicidi. 

PICCONE PRESO NEL CANTIERE - L'interrogatorio odierno rappresenta comunque un passo avanti e regala agli inquirenti qualche certezza in più. E' infatti ormai chiaro che la prima arma usata dal ghanese sia stata una spranga, "rubata" dai dissuasori di parcheggio di un supermercato di zona. Dopo le prime due aggressioni "andate a vuoto", nel cantiere della villa abbandonata, Kabobo ha trovato il piccone con il quale ha poi ucciso Alessandro Carolè e Daniele Carella, infierendo sul giovane anche quando era già a terra. Dopo l'ultima folle aggressione, il ghanese è stato arrestato alle 6:37 in via Racconigi, a circa 200 mt dall'ultima tappa della sua insensata mattanza. 

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