Giovedì, 24 Giugno 2021
Commercianti in ginocchio

Il leader di "Io Apro" Momi rischia di chiudere: "Non rispetta le norme anti Covid"

A lui, che rappresenta tutti i commercianti in protesta contro le chiusure per le norme anti Covid, è stato notificato l’avvio del procedimento da parte del Comune di Firenze. "Ma io vado avanti"

Momi El Hawi, leader di Io Apro

Per troppe volte ha deciso di non rispettare le norme anti Covid, di restare aperto quando gli altri ristoranti erano chiusi, di lasciare al tavolo i clienti quando era l'ora del coprifuoco e, in alcuni casi, ha anche tolto i nastri apposti dalle autorità, obbligate a sigillare il locale. Adesso però questo comportamento ha messo nei guai Momi El Hawi, titolare del ristorante e pizzeria da Tito a Firenze, ma per tutta Italia i leader delle piazze in cui l'associazione Io Apro da mesi protesta contro le chiusure imposte dal Governo. L'ultima e più imponente quella nel cuore di Roma, conclusasi con scontri tra polizia e gruppi di ultradestra. In un video Facebook Momi ha espresso tutto il suo sdegno per aver appreso la notizia tramite una pec, che lui avrebbe aperto dopo che il Comune avesse diffuso la notizia alla stampa locale.

"Le multe sono illegittime. Non c'è più libertà di espressione". Accusando il sindaco di comportamento non corretto: "Perché non andate alle Cascine a vedere quelli che spacciano?". Poi se la prende col Comune anche per le modalità di azione. "E' un atto gravissimo che sia stata diffusa prima che la leggessi. Comunque entro 10 giorni dovrò decidere cosa fare".

Al leader di Io Apro è stato notificato l'avvio del procedimento da parte del Comune di Firenze. Le violazioni contestate hanno riguardato la reiterata inosservanza dell'obbligo di rimanere chiuso e la rimozione dei sigilli apposti al locale, "chiara manifestazione del dispregio delle regole di condotta a presidio della salute e della sicurezza pubblica e dei criteri di leale concorrenza che dovrebbero orientare il comportamento non solo di chi opera in un delicato settore del commercio pubblico ma di qualunque cittadino".

Il ristoratore non è ancora chiuso e entro dieci giorni potrà depositare documenti a sua difesa, ha detto che si muoverà anche per capire se sia stata violata la sua privacy in merito alla diffusione della notizia della notifica. E promette battaglia. Dice di non voler mollare, che possono anche arrestarlo, lui continuerà ad andare avanti per la sua strada, mentre "sarà poi la legge a fare il suo corso e a dimostrare chi ha ragione".

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