Mercoledì, 24 Febbraio 2021

IPTV: oscurati migliaia di siti di streaming illegale, che cosa rischiano i clienti

Trasmettevano illegalmente contenuti protetti (calcio in primis). Maxi-operazione in tutta Europa. I pagamenti avvenivano anche tramite criptovalute. Un giro d'affari vertiginoso. L'organizzazione è stata sgominata, ma ora anche gli utenti potrebbero passare dei guai

Foto Ansa (archivio)

La "pacchia" è finita. Oltre 5.500 siti illegali di live streaming e canali Telegram che trasmettevano illegalmente contenuti protetti in tutto il mondo sono stati oscurati: questo l'esito di un'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato a tutela del diritto d'autore in 19 Paesi. In termini di valore la confisca all'organizzazione criminale, fanno sapere gli inquirenti, è di oltre 10 milioni di euro. I pagamenti degli abbonamenti avvenivano anche tramite criptovalute. Quindici degli indagati, pur lucrando ingenti somme dalla propria attività illecita, percepivano il reddito di cittadinanza. L'operazione ha preso il nome di "The Perfect Storm".

IPTV: oscurati 5.500 siti illegali e canali pirata

E' durato mesi il lavoro del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, in sinergia con personale della Polizia Postale, nell’ambito di un'inchiesta dela Procura di Napoli: si tratta di una importante operazione di contrasto al fenomeno della pirateria audiovisiva. La trasmissione avveniva tramite IPTV - Internet Protocol Television.

La complessa attività di indagine, coordinata dal Procuratore della Repubblica Giovanni Melillo e diretta dal Procuratore Aggiunto Vincenzo Piscitelli e dal Sostituto Procuratore Valeria Sico, si è avvalsa dei canali di cooperazione giudiziaria internazionale tramite l’Agenzia Europea Eurojust, mediante il desk italiano, diretto dal Procuratore Filippo Spiezia, coadiuvato dai Sostituti Procuratori Aldo Ingangi e Angela Continisio.

Il calcio la faceva da padrone, ma non era l'unico contenuto. In contemporanea con la riproduzione di numerosi eventi on demand, tra cui partite di calcio dei principali campionati europei, centinaia di migliaia di incauti utenti che avevano stipulato contratti di abbonamento con le IPTV pirata, hanno all’improvviso visualizzato sui propri dispositivi un pannello che li avvertiva che il sito tramite il quale stavano illegalmente visionando il programma era stato sottoposto a sequestro. La Guardia di Finanza infatti, in esecuzione di provvedimenti emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, a partire dal pomeriggio del 6 novembre scorso, ha posto gradualmente in essere attività tecniche preliminari di monitoraggio consistenti nel progressivo spegnimento da remoto delle piattaforme, dei server e delle smart card utilizzate dai pirati, nonchè nell’oscuramento dei siti web e dei canali Telegram dediti alla vendita e riproduzione dei contenuti dell’IPTV illegale.

Che cos'è IPTV e come funziona

Se oggi si acquista una smart TV, e si accede allo store di applicazione per controllare le app più scaricate, ci si rende subito conto che le IPTV sono in testa alla classifica. Non esistono più servizi legali per sfruttare una IPTV, il suo utilizzo è legato ormai allo sfruttamento e alla visione di pay TV pirata. 

Come "funziona" in concreto? Esistono veri e propri centri di produzione, illegali, con batterie di decoder sintonizzati ognuno su un canale singolo, tutte dotate di regolare abbonamento (molto spesso intestati a ignari prestanome): ogni tessera decodifica notte e giorno un canale specifico e il flusso, prelevato dall’uscita HDMI del decoder, viene inviato ad un encoder hardware Mpeg2 / Mpeg4 che lo trasforma in un segnale compresso compatibile con una trasmissione IP. Ci penseranno poi i server, spesso all'estero, a diffondere il segnale.

Le IPTV pirata quindi rendono possibile la visione, attraverso internet, dei canali delle pay-tv normalmente trasmessi via satellite, attraverso la stipula di "abbonamenti" informali illeciti i quali, a fronte di costi irrisori per il cliente finale e dietro l'istallazione a volte di un semplice dispositivo domestico (il cosiddetto "Pezzotto", non sempre necessario), offrono la possibilità di accedere all'intero palinsesto, nazionale ed internazionale, delle piu' note emittenti satellitari a pagamento.

Che cosa è successo ieri 

L'operazione ha consentito il sequestro e l’oscuramento di oltre 5.500 risorse informatiche tra server di trasmissione, piattaforme di gestione, siti vetrina e siti di live streaming, oltre a 350 canali Telegram: in seguito a tale attività, come previsto, i responsabili dell’organizzazione, per rendere comunque possibile la trasmissione dei contenuti illegali alla propria clientela, sono stati costretti a palesare le ulteriori risorse di backup già predisposte per fronteggiare eventuali azioni repressive.

Proprio l'azione di preliminare oscuramento e successivo monitoraggio ha permesso di individuare ulteriori 350 siti vetrina e 370 canali Telegram; tali risorse, sono state quindi oggetto di un nuovo sequestro d’urgenza disposto dalla Procura, che ha azzerato ogni residua possibilità in capo all’organizzazione di riprodurre contenuti video, in violazione totale delle norme poste a tutela del diritto d’autore.

Ieri era la data dell'Action Day, fissato contemporaneamente in tutti i Paesi coinvolti. I risultati dell'operazione delle forze dell'ordine sono una misura di custodia cautelare in carcere in Italia, ma anche un provvedimento di sequestro e confisca per equivalente pari ad euro 10.619.000 nei confronti di 23 indagati con contestuale esecuzione di perquisizioni in Italia ed all’estero.

Non è tutto. Si è anche proceduto al sequestro di oltre 5.500 risorse informatiche utilizzate dall’organizzazione per la diffusione e la vendita illegale di contenuti in violazione del diritto d’autore ubicate in territorio nazionale ed in ognuno dei Paesi esteri che ha fornito la propria collaborazione. E poi ancora 30 decreti di perquisizione e sequestro presso le centrali di ritrasmissione del segnale pirata in Italia ed all’estero, 100 perquisizioni domiciliari e locali nei confronti dei principali re-sellers italiani, il sequestro di 334 account PayPal destinati alla raccolta dei profitti dell’attività illecita.

L'operazione è di portata continentale, con perquisizioni e sequestri di attrezzatura e denaro o altre utilità in n.12 paesi europei, tra cui Malta, Spagna, Germania, Bulgaria, Grecia, Lituania, Slovenia, Svezia, Belgio, Romania, Olanda e Francia.

IPTV: l'Intelligenza Artificiale decisiva per le indagini

Le indagini sono state condotte mediante innovativi strumenti tecnologici tra i quali un sofisticato software di Intelligenza Artificiale per l’analisi dei Big Data; queste risorse software, oltre a permettere di individuare ogni membro dell’associazione indagata, hanno anche consentito di identificare l’intera rete dei re-sellers (i "rivenditori") operanti nel territorio nazionale, nonché l’elenco completo dei dati identificativi degli illeciti utilizzatori in ambito mondiale. 

E' stato - in sintesi - spazzato via un sistema articolato, a carattere piramidale, rappresentato da piattaforme informatiche di ultima generazione, alimentate simultaneamente da numerose “sorgenti di contenuti” ubicate in Europa e finalizzate alla trasformazione dei segnali audiovideo protetti da diritto d’autore riconducibili alle principali pay TV (ma anche Netflix, DAZN, Disney+), in flussi dati sistematicamente redistribuiti attraverso Server identificati in data center collocati in tutto il mondo.

Attraverso questa tecnica, i criminali informatici, a fronte di transazioni economiche disposte anche attraverso criptovalute, erano in grado di alimentare migliaia di servizi illegali di IPTV, nonché servizi web di live streaming, applicazioni mobili e canali Telegram.

Che cosa rischiano gli utenti IPTV per lo streaming illegale?

Che cosa succede ora nel mondo dello streaming illegale? Per ora sono stati già individuati oltre 50 milioni di utenti, dei quali circa 5 milioni solo in Italia. La Guardia di Finanza, nella sua veste di polizia economico finanziaria a tutela degli operatori onesti e per assicurare condizioni di leale concorrenza, contrasta con decisione questo proprio per effetto di questi fenomeni criminali. Segnaliamo che questa operazione, nonostante le difficoltà pratiche derivanti dall’emergenza Covid 19, è stata posta in essere con grande operatività e spirito di collaborazione e cooperazione da parte di tutte le forze di polizia italiane ed europee e di tutti i magistrati coinvolti nelle attività, sia quelli in servizio presso Eurojust che nei diversi uffici degli Stati Membri.

La pirateria di contenuti negli ultimi quattro anni, secondo un recente report ha avuto un impatto negativo complessivo di 1,1 miliardi di euro e ha messo a rischio e/o mandato in fumo migliaia di posti di lavoro. Il business illegale ha effetti molto negativi sui bilanci dell’industria dell’audiovisivo che, in un momento già gravemente segnato dalle difficoltà derivanti dalla pandemia, si stima abbia perso nel solo anno 2019 oltre 6.000 posti di lavoro (dati FAPAV).

Non se ne fa cenno nel comunicato diffuso agli organi di stampa su questa specifica operazione, ma in casi simili nei mesi scorsi era messo nero su bianco come "I dati di accesso costituiscono materiale probatorio a disposizione dell’Autorità Giudiziaria". In parole povere, significa che sequestrando siti e piattaforme i finanzieri hanno sequestrato anche gli indirizzi IP e i dati di login di tutti gli utenti dei servizi illegali e tali dati potrebbero teoricamente essere usati per pesanti multe a chi ha usato questi servizi per guardare illegalmente film, partite di calcio, serie tv e chi più ne ha più ne metta.

Le multe partono da 2.582 euro e possono arrivare fino a 25.822 euro e procedono di pari passo con una denuncia penale. Staremo a vedere.

Tv pirata, che cosa rischiano (davvero) gli utenti del "pezzotto"

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