Mercoledì, 16 Giugno 2021
Il sistema del "pezzotto"

Serie tv e partite di calcio gratis, un milione e mezzo di abbonamenti illegali: cosa rischiano i clienti

Operazione della polizia postale contro lo streaming illegale in tutta Italia: 45 indagati. L'attività ha prodotto un volume d'affari per la criminalità pari a quindici milioni di euro mensili

Serie tv e partite di calcio gratis con lo streaming illegale. Maxi operazione della polizia postale contro la pirateria audiovisiva finalizzata al contrasto del fenomeno delle Iptv illegali in Italia. I provvedimenti sono stati eseguiti in diverse città italiane e sono stati impiegati nell’operazione più di duecento specialisti provenienti da undici compartimenti regionali della polizia postale (Catania, Palermo, Reggio Calabria, Bari, Napoli, Ancona, Roma, Cagliari, Milano, Firenze, Venezia), che operando sul territorio di diciotto province hanno smantellato la complessa infrastruttura criminale, sia sotto il profilo organizzativo che tecnologico.

Streaming illegale per vedere serie tv e partite di calcio gratis

Le indagini sono state coordinate dalla procura distrettuale di Catania e sono durate diversi mesi, dopo che la polizia postale e delle comunicazioni aveva segnalato l'esistenza di una complessa infrastruttura tecnologica operante a livello nazionale e responsabile della diffusione via Internet, attraverso numerosi siti, del segnale illegalmente captato di numerose piattaforme di contenuti televisivi a pagamento (Sky, Dazn, Mediaset, Netflix e altri). Lo studio tecnico informatico estremamente approfondito della diffusione dei segnali in streaming effettuato dalla polizia postale e delle comunicazioni di Catania - con il coordinamento del servizio polizia postale e delle comunicazioni di Roma - ha consentito di individuare le sorgenti dalle quali viene distribuito il segnale piratato. Il pubblico ministero titolare delle indagini, di competenza del gruppo di lavoro specializzato in materia di reati informatici, ha contestato a 45 indagati il delitto di associazione a delinquere finalizzato alla commissione dei delitti di accesso abusivo a sistema informatico protetto da misure di sicurezza, di frode informatica aggravata dall'ingente danno arrecato e di abusiva riproduzione e diffusione a mezzo Internet di opere protette dal diritto di autore e opere dell'ingegno.

Come funziona il sistema del "pezzotto"

Un'importante "centrale" è stata individuata nella città di Messina: la sua disattivazione e sequestro ha fatto rilevare che essa gestiva circa l'80% del flusso illegale Iptv in Italia. L'associazione per delinquere si basa su uno schema piramidale e vede il sinergico operare di diversi soggetti i quali, pur non essendo personalmente noti gli uni agli altri, si legano stabilmente per costruire i vari tasselli della struttura illecita. In tal modo, i contenuti protetti da copyright vengono dapprima acquistati lecitamente, come segnale digitale, dai vertici dell'organizzazione (le cosiddette "sorgenti") e, successivamente, attraverso la predisposizione di una complessa infrastruttura tecnica e organizzativa, vengono trasformati in dati informatici e convogliati in flussi audio/video, trasmessi attraverso una fitta intelaiatura criminale ad una rete capillare di rivenditori e utenti finali, dotati di connessione Internet domestica ed apparecchiature idonee alla ricezione (l'ormai noto "pezzotto").

Le complesse indagini, compiute dalla polizia postale di Catania, fin dalle prime investigazioni avevano messo in luce la presenza su Telegram, in vari social network e in diversi siti di bot, canali, gruppi, account, forum, blog e profili che pubblicizzavano la vendita, sul territorio nazionale, di accessi per lo streaming illegale di contenuti a pagamento tramite Iptv delle più note piattaforme. Le investigazioni si sono avvalse di complesse attività di analisi informatiche, documentali, riscontri bancari e servizi di osservazione ed appostamento. Le città interessate dalle perquisizioni sono state Roma, Catania, Messina, Siracusa, Bari, Taranto, Fermo, Verona, Palermo, Agrigento, Napoli, Caserta, Salerno, Pisa, Pistoia, Milano, Potenza, Cagliari. Nel corso delle perquisizioni è stato sequestrato materiale informatico nonché i server e i dispositivi illegali utilizzati per le connessioni e le attività di diffusione dello streaming. Nelle abitazioni di alcuni degli indagati è stato sequestrato denaro in contante per decine di migliaia di euro ritenuto provento dell'attività illecita. In questi server ci sono anche i dati degli utenti. È chiaro che analizzare una mole talmente grande di dati richiede mesi, ma è altrettanto chiaro che adesso tutti questi utenti rischiano grosso: una multa da 2.582 a 25.822 euro e, soprattutto, una condanna da sei mesi a tre anni di reclusione.

Quello dell'Iptv illegale è un mondo criminale complesso e assai insidioso, della cui dimensione e pericolosità non sempre chi le utilizza è avveduto e la cui pericolosità è dettata anche dal possibile utilizzo dei proventi verso nuove modalità criminali ben più lesive degli interessi dei cittadini. L'attività fraudolenta che consta di circa un milione e mezzo di utilizzatori, che pagano dieci euro al mese, ha prodotto un volume d'affari per la criminalità pari a quindici milioni di euro mensili, e al contempo ha determinato un mancato introito ben superiore per i fornitori di servizi televisivi a pagamento. Nel sentire comune si ritiene che in fondo fruire di un sistema pirata non è un crimine, al massimo si sottraggono pochi soldi ad un colosso della comunicazione. Ma se si guarda al fenomeno nella sua complessità, e non solo nel singolo utilizzo, ci si rende conto che nella realtà non è così. Un intero sistema produttivo viene messo in crisi.

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