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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Cronaca Roma

Isis, caccia alla cellula romana: jihadista faceva propaganda in carcere

Blitz della polizia nel Lazio: perquisizioni in tutta la regione. Arrestato un affiliato ad Ansar Al-Sharia, Hmidi Saber. Il tunisino di 34 anni ha vagato da un carcere italiano all'altro, trasferito sempre per motivi di sicurezza a causa del suo comportamento pericoloso e violento. Rinvenuto, per la prima volta in Italia, un vessillo originale dell'organizzazione jihadista islamica

"I percorsi di radicalizzazione si sviluppano soprattutto nelle carceri". L'allarme lanciato dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni appena settimana scorsa ha avuto oggi una triste conferma. I jihadisti italiani nascono nelle celle del nostro Paese, e proprio nelle carceri del Centro Italia, Hmidi Saber arringava i detenuti in carcere incoraggiandoli alla Guerra Santa. Il tunisino 32enne arrestato oggi non si faceva neppure problemi ad aggredire lui stesso gli agenti di polizia penitenziaria, fregandosene delle regole dei vari istituti di pena, sei, in cui era stato trasferito. Da Civitavecchia a Viterbo passando per Napoli: Hmidi Saber recitava sempre lo stesso copione. 

Ora il tunisino di 32 anni, oggi in custodia nel carcere di Rebibbia, è stato raggiunto da un nuovo provvedimento restrittivo con l'accusa di aver condiviso le attività dell'organizzazione terroristica Ansar al Sharia affiliata all'Isis. In casa, gli investigatori hanno rinvenuto, per la prima volta in Italia, un vessillo originale dell'organizzazione jihadista islamica.

Il vessillo dell'Isis rinvenuto per la prima volta in Italia a Roma

Hmidi Saber era arrivato nel nostro Paese nel 2008, campando di espedienti, tra furti e attività legate allo spaccio della droga.  Quando gli agenti si sono presentati persso la sua abitazione in via di Malafede vi hanno trovato solo la moglie, Caterina, un'italiana convertita all’Islam che l’uomo ha sposato nel 2008 e dalla quale ha avuto una bambina. All'interno dell'abitazione gli agenti hanno rinvenuto però il passaporto dello straniero che sedeva lato passeggero, identificato poi per Rchouki Abdelghani, marocchino classe 79, clandestino irreperibile sul territorio nazionale.  
Qui venivano inoltre sequestrati 33 telefoni cellulari, 8 pc portatili, 2 Ipad, 1 hard disk esterno ed una bandiera nera, vessillo del gruppo terroristico Ansar al-Sharia, definito dal governo Tunisino, dalle N.U. dagli USA, dagli Emirati Arabi e dal Regno Unito come gruppo terroristico jihadista attivo in Tunisia dal 2011 affiliato allo Stato Islamico.

Hmidi Saber era stato poi rintracciato in zona San Basilio e arrestato dagli agenti della Digos per i reati di detenzione e porto illegale di arma da sparo, ricettazione, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. Hmidi Saber è stato processato e condannato a 3 anni e otto mesi, che stava attualmente scontando in carcere. 

Dallo sviluppo delle indagini, si ricostruiva la “radicalizzazione religiosa” di Hmidi Saber era iniziata durante una prima detenzione nel carcere di Velletri nel 2011 dove era stato incarcerato per reati legati allo spaccio di droga. E proprio da quel periodo di detenzione Hmidi era uscito profondamente cambiato, iniziando a praticare l’Islam con assiduità nelle moschee della città entrando in contatto con i fratelli tunisini appartenenti ad Ansar al-Sharia, che gli avevano poi affidato la bandiera del gruppo terroristico del tutto simile a quelle del califfato dell’Isis: nelle scritte in calligrafia araba si può qui individuare la professione di fede con il sigillo di Maometto e la scritta "Ansar al Shari-a" simbolo dell’organizzazione terroristica operativa in Tunisia e Libia.

Il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria ha raccolto e analizzato importanti elementi investigativi che hanno dimostrato non solo la pericolosità di Hmidi Saber ma anche la sua particolare capacità di indottrinamento dei compagni di detenzione nei vari istituti penitenziari in cui era stato ristretto. 

L’operazione odierna è stata resa necesssaria per porre fine alla sua azione di proselitismo e di reclutamento di adepti da inviare, allo loro scarcerazione, nei teatri di combattimento per il compimento di atti terroristici. L’attività di monitoraggio ha, infatti, permesso di rilevare che, nel febbraio 2015, Hmidi Saber si è posto a capo di un gruppo di preghiera con la finalità di creare problemi di natura gestionale e di adattamento con gli altri detenuti.

Da Civitavecchia a Napoli, il proselitismo in carcere

Nel carcere di Civitavecchia nel giugno del 2015 Hmidi è stato il mandate di una vera e propria spedizione punitiva, con bastoni e sgabelli, nei confronti di un detenuto che si era lamentato delle preghiere notturne che il gruppo, guidato dall’indagato, imponeva all’interno della sezione di appartenenza.

Trasferito nella Casa Circondariale di Frosinone, nel mese di luglio 2015, si è reso nuovamente protagonista di una violenta aggressione nei confronti di un detenuto italiano che aveva contestato i continui ed insistenti discorsi inneggianti all’Islam. La vittima è stata dapprima circondata da diversi detenuti di fede musulmana facenti parte del gruppo di preghiera e poi malmenato con calci, pugni e con oggetti contundenti che gli hanno procurato tagli profondi al collo ed alla schiena. 

Trasferito presso l’Istituto penitenziario di Napoli Secondigliano, anche qui Hmidi si è reso responsabile, nel maggio 2016, di una violenta aggressione ai danni di un detenuto nigeriano di fede cristiana. 

Assegnato al carcere di Salerno, Hmidi ha confermato il suo temperamento rendendosi protagonista di numerose violazioni penali e disciplinari arrivando a minacciare gli operatori di Polizia Penitenziaria urlando loro che gli avrebbe tagliato la testa. 
Trasferito nuovamente a Viterbo nel settembre 2016 appiccò un incendio nella sua camera. Oggi l'epilogo con la preoccupante conferma che le bandiere nere dello stato islamico sono già nascoste negli appartamenti della Capitale.

LE INTERCETTAZIONI

Ansar al-Sharia roma-2

Importantissimi nelle indagini il ruolo delle intercettazioni telefoniche: in una chiamata il padre ha espresso le proprie preoccupazioni per le scelte del figlio ma anche elementi che confermano la conoscenza diretta  dell’indagato con un leader di Ansar Al Shari’a, tale Zarrouk Kamal, morto in Siria nella capitala di Isis, Raqqa.

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