Mercoledì, 16 Giugno 2021
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L'accusa della Cei: "L'Italia vende mine e poi paga per toglierle"

Il segretario generale monsignor Galantino punta il dito contro le "contraddizioni" e accusa l'Italia di vendere mine antiuomo e pagare al tempo stesso ong per sminare i territori. Sulla questione migranti, sostiene il prelato, dall'informazione serve "qualche pugno allo stomaco in più"

"Non possiamo essere una Nazione che vende le mine antiuomo e che allo stesso tempo paga le ong per sminare certi territori".

Non usa mezzi termini Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, parlando a un convegno a Torino nell'ambito del Prix Italia. "Queste contraddizioni devono essere messe in luce, bisogna venirne fuori", ha affermato il prelato, riconoscendo però che "per fortuna cresce la consapevolezza, la sensibilità, il desiderio di riconversione dell'industria che produce armi".

"La velocità con cui si riconvertiranno queste industrie va di pari passo con la sensibilità che cresce dentro di noi", è l'opinione di monsignor Galantino. "Per fare il male ci vuole molto poco, per trasformare il male in bene ci vuole moltissimo".

"QUALCHE PUGNO ALLO STOMACO IN PIU'" - Il segretario generale della Cei ha parlato anche di migranti e del ruolo dell'informazione e in particolare del servizio pubblico. Compito dei media infatti "è dare qualche pugno nello stomaco in più perché quello è l'inizio della consapevolezza dell'opinione pubblica", sostiene monsignor Galantino. "Quanto siamo ridicoli - ha aggiunto - quando ci impelaghiamo in polemiche di bassa lega. L'immigrazione non è Galantino contro Salvini, non c'è niente di più triste che personalizzare un dramma come questo. Il ruolo dell'informazione è mettere davanti agli occhi le storie e quando non lo fa è solo riempire il tempo". 

LA POLEMICA - Il riferimento di monsignor Galantino è alla polemica scoppiata in seguito alle sue dichiarazioni sulla questione dei migranti di qualche mese fa, quando definì Salvini e Beppe Grillo "piazzisti di fanfronate da osterie". Il segretario della Lega Nord ribattè dalle colonne del Corriere della Sera: "A pensar male, viene da credere che voglia difendere il business miliardario che una parte minoritaria della Chiesa coltiva grazie agli immigrati. Conosco uomini di Chiesa che non la pensano come questo vescovo comunista".

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