Domenica, 9 Maggio 2021
Eutanasia

Un italiano al giorno chiede di morire in Svizzera

Le richieste sono aumentate di sei volte rispetto all'anno scorso, riferisce l'Associazione Luca Coscioni

Foto archivio Ansa

"Nell'ultimo mese, quotidianamente abbiamo ricevuto richieste di aiuto e di informazioni da almeno una persona al giorno per andare a morire in Svizzera: sei volte più dell'anno scorso, portando a quasi mille le richieste in sei anni solo alla nostra associazione". Lo segnala Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni che fa il punto a 4 anni dalla morte di Dj Fabo, accompagnato dal tesoriere dell'Associazione Coscioni Marco Cappato presso una clinica svizzera per il suicidio  assistito. "Trenta coloro che hanno chiesto aiuto in un mese - riferisce l'Associazione - e quattro di loro hanno già iniziato le pratiche".

Gli italiani che chiedono di morire in Svizzera

Si tratta di "persone malate con prognosi infausta - spiega Gallo - che chiedono di poter procedere in Italia e porre fine alle proprie sofferenze decidendo in prima persona, ma con i propri cari vicini. L'Associazione Luca Coscioni così ha recentemente inviato una lettera al neo governo, all'indirizzo del ministro Roberto Speranza e del viceministro Pierpaolo Sileri, in cui si chiede con urgenza l'emanazione di un atto idoneo, indirizzato a tutte le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale e ai Comitati etici, in pieno adempimento della dichiarazione di incostituzionalità della Corte Costituzionale".

Al termine di un lungo iter processuale giunto fino alla Consulta, ricorda infatti l'Associazione Coscioni, con sentenza numero 242\2019  la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il divieto di aiuto al suicidio di cui all'art. 580 del codice penale nei soli casi in cui l'aiuto fornito è a una persona malata in determinate condizioni accertate da una struttura pubblica del Sistema sanitario nazionale, previo parere  del Comitato etico. La Corte ha ribadito con vigore l'auspicio che la materia formi oggetto di sollecita e compiuta disciplina da parte del legislatore, conformemente ai principi precedentemente enunciati. Indicazione che al momento non ha avuto seguito.

"L'atto di cui si chiede l'emanazione - precisa Gallo - potrà richiamare al dovere di procedere le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale, secondo quanto affermato proprio dalla sentenza numero 242 del 2019 della Corte Costituzionale. La Consulta prevede inoltre l'intervento di un organo collegiale terzo, rinvenuto nei 'Comitati etici territorialmente competenti', affinché dia il proprio parere in relazione alle condizioni richieste dalla Corte stessa e alle modalità di esecuzione della scelta del malato, così da garantire la tutela delle situazioni di particolare vulnerabilità".

La conclusione è amara: "Continuiamo ad attendere risposte, come succede da oltre 7 anni fin dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia".
 

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