Josepha, sopravvissuta due giorni in mare aggrappata a un pezzo di legno

E' riuscita a scampare a una tragedia, l'ennesima che si è consumata nelle acque del Mediterraneo, al largo della Libia. La foto dei volontari di Open Arms fa il giro del mondo

Foto da Twiter/Open Arms

Lei, di certo, non è una fake news. La sua sofferenza è reale. Ha passato due giorni e due notti in mare, Josepha. Aggrappata a un pezzo di legno per 48 ore. E' riuscita a scampare a una tragedia, l'ennesima che si è consumata nelle acque del Mediterraneo, al largo della Libia. La foto dei volontari di Open Arms che la sorreggono in mare, i capelli pieni di polvere, ha fatto il giro del mondo. E basta fissare i suoi grandi occhi neri, spalancati, esausti, per leggerci tutta la disperazione di chi, come lei, ha visto la morte in faccia.

Josepha ha appena 40 anni, viene dal Camerun, dove è scappata da un marito che la picchiava "perché non potevo avere figli" ha spiegato la donna ad Annalisa Camilli, giornalista di 'Internazionale' che si trova a bordo della nave della ong spagnola e ne ha raccolto la testimonianza. Ora Josepha è fuori pericolo ma è ancora sotto choc. Non vuole essere portata in Libia. "Siamo stati in mare due giorni e due notti" ha raccontato, dicendo di non ricordare da dove siano partiti e dove si trovino ora i suoi compagni di viaggio. "Sono arrivati i poliziotti libici - ha spiegato - e hanno cominciato a picchiarci".

Le è stata diagnosticata una grave ipotermia. Sul suo corpo sono stati trovati segni di una bruciatura. La dottoressa che l'ha accolta sulla Open Arms, ha spiegato che se avessero tardato qualche ore, a quest'ora Josepha sarebbe morta come la donna e il bambino che sono stati trovati senza vita accanto a lei. Secondo quanto riferito da Oscar Camps, fondatore della ong Proactiva Open Arms, la Guardia costiera libica avrebbe lasciato morire la donna e il piccolo che come Josepha si trovavano a bordo di una nave con 158 persone.

"Quando siamo arrivati, abbiamo trovato una delle due donne ancora in vita, ma non abbiamo potuto fare niente per salvare l'altra donna e il bambino che potrebbero essere morti poche ore prima di trovarli - ha denunciato su Twitter Oscar Camps -. Quanto tempo dovremo lottare contro assassini arruolati dal governo italiano per uccidere?". 

Da Roma secca smentita sulla responsabilità dei libici nella vicenda. Secondo quanto riferito da fonti del Viminale, "la versione della Ong che sta circolando in queste ore è una fake news". Dagli Interni assicurano che "nelle prossime ore sarà resa pubblica la versione di osservatori terzi e che smentiscono la notizia secondo cui i libici non avrebbero fornito assistenza". Nel momento in cui scriviamo, non è stato però fornito alcun chiarimento ulteriore.

Open Arms denuncia: "I libici hanno lasciato morire in mare una donna e un bambino"

Open Arms verso la Spagna: "Italia non è porto sicuro"

"Ci dirigeremo verso la Spagna anche se l'Italia ci ha dato la disponibilità di un porto di sbarco a Catania. Ma abbiamo rifiutiamo il porto di sbarco italiano dopo le dichiarazioni del governo e per il fatto che non crediamo che in Italia ci sia un porto sicuro". Lo ha detto il direttore delle operazioni di bordo della Open Arms, Riccardo Gatti, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, in merito al recupero in mare della camerunense Josepha e dei cadaveri di un'altra donna e di un bambino.

"Siamo anche preoccupati - ha sottolineato Gatti - per la donna da noi salvata per la sua tutela e la piena libertà nel rendere una testimonianza in sicurezza perchè Salvini ha dichiarato che tutto ciò che abbiamo detto è una fake news. Questo ci fa pensare che non sia sicuro attraccare in Italia".

"Temiamo che tutte queste dichiarazioni del governo italiano vadano tutte nella stessa direzione: la criminalizzazione delle ong. Purtroppo la spregiudicatezza di queste accuse non può farci stare tranquilli".

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"A Lampedusa - ha aggiunto Gatti - saremmo già arrivati. Per il porto di Catania ci vorrebbe un giorno mentre per arrivare in Spagna ci vorranno circa 3 giorni. Abbiamo richiesto il porto spagnolo più vicino che probabilmente sarà Palma di Maiorca. Ieri quando abbiamo chiesto il trasferimento delle persone a bordo ci è stato comunicato da Malta e Italia che in primo luogo avrebbero proceduto a sbarcare Josephine e non i cadaveri. Noi abbiamo evidentemente rifiutato perchè non sappiamo ancora se sono tra loro parenti".

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