Sabato, 20 Luglio 2024
Il processo / Perugia

Mamma uccide il figlio di 2 anni e lo porta alla cassa del supermercato: "Tutto premeditato"

Trent'anni di reclusione: è la richiesta del pm per Katalin Bradacs, la donna che uccise il figlio nel 2021, a Po' Bandino di Città della Pieve (Perugia)

Katalin Bradacs è affetta da vizio parziale di mente, ma questo non le ha impedito di rapire il figlio, portarlo in Italia e ucciderlo con premeditazione. Ne è convinta il sostituto procuratore Manuela Comodi, che ha chiesto alla Corte d'assise una condanna a 30 anni di reclusione per la donna accusata di aver ucciso il figlio Alex, di due anni, a Po' Bandino, frazione di Città della Pieve in provincia di Perugia, il 1° ottobre del 2021. Secondo l'accusa, la donna avrebbe premeditato tutto, a partire dalla fuga dall'Ungheria con il figlio, sottratto al padre a cui il tribunale lo aveva affidato, fino all'essersi tagliata i capelli per non farsi riconoscere (anche se in Italia aveva poche conoscenze).

Per la procura anche i fendenti sul corpo della vittima denotano una violenza programmata e non un raptus. Anche le foto del delitto inviate al figlio maggiorenne rimasto in Ungheria sono sul tavolo dell'accusa, per l'ipotesi della premeditazione. La donna, 44 anni, in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato, mentre chiedeva aiuto aveva già inviato foto, video e audio che ritraevano, testimoniavano e rendevano noto il delitto a parenti e amici in Ungheria. Il padre del piccolo, Norbert Juhasz, assistito dall'avvocato Massimiliano Scaringella, ha parlato davanti al giudici e ha ricostruito il rapporto burrascoso con la donna: le liti continue, la battaglia legale per la custodia del figlio, le minacce della donna di uccidere il figlio se glielo avessero portato via. Minacce fatte anche poco prima dell'omicidio.

I carabinieri sul posto. Foto PerugiaToday

L'ex compagno dell'imputata ha raccontato dell'avvertimento agli assistenti sociali: "Se lo affidate a lui, lo cospargo di benzina e gli do fuoco". Oppure dei pugni autoinflitti sulla pancia durante la gravidanza, l'abuso di farmaci. E poi la fuga in Italia a ridosso dell'udienza con la quale, con tutta probabilità, la giustizia ungherese avrebbe scelto l'uomo come affidatario del piccolo Alex. Un'accusa che i difensori della donna, gli avvocati Enrico Renzoni e Luca Maori, proveranno a smontare, a limare nelle parti più pesanti nei confronti della donna, a partire da quella incapacità della 44enne di intendere e volere che una prima perizia aveva quasi confermato e che nella seconda aveva fatto intravedere, anche se nell'esistenza di un vizio, anche parziale, di mente.

La donna il 1° ottobre del 2021 era entrata in un supermercato, adagiando il corpo del figlio sul nastro trasportatore delle casse, chiedendo aiuto. La prima versione del delitto raccontata agli investigatori era stata quella "dell'uomo nero" che aveva pugnalato il piccolo Alex, seduto sul passeggino, mentre lei si era allontanata di pochi metri, forse per telefonare o fumare una sigaretta. La madre è stata ripresa dalle telecamere a Po' Bandino, "solo lei con il bambino mentre percorreva il sentiero che porta al rudere dove è avvenuto il delitto", e "sempre sola, con il figlio in braccio, questa volta ferito e verosimilmente già privo di vita", quando "giunge nel supermercato" dove compie il gesto di adagiarlo, chiedendo aiuto.

Nel corso delle dichiarazioni rese al giudice, dopo le tante versioni, la donna aveva anche affermato di aver ucciso il bambino, ma di non ricordare nulla di quanto avvenuto. Segno di una difficoltà mentale che ha spinto l'imputata verso il baratro della violenza.

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