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Domenica, 23 Giugno 2024
Il caso

"La Kyenge sembra un orango": Calderoli 'assolto' dal Senato

I grillini contro il vicepresidente del Senato. Ma la Giunta del Senato non concede l'autorizzazione a procedere: "I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni"

ROMA - Roberto Calderoli non sarà perseguito per istigazione al razzismo e diffamazione per la sua battuta sull'ex ministro all'Integrazione Cécile Kyenge. Era il 13 luglio del 2013 quando il senatore leghista, nel corso di un comizio a Treviglio, definì l'allora ministro del governo Letta "un orango".

La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato ha infatti respinto, a maggioranza, la proposta di concedere l'autorizzazione a procedere contro Calderoli. La richiesta era stata avanzata dal grillino Vito Crimi, che ora passa all'attacco: "Attraversiamo un periodo storico in cui l’attacco politico è sempre più forte, ma non è comunque tollerabile che si sconfini nell’odio razziale e nella discriminazione".

La questione dovrà ora essere sottoposta al voto dell’Aula. Relatore del caso sarà Lucio Malan, di Forza Italia. La condotta del vicepresidente del Senato è insindacabile in quanto coperta dal primo comma dell’articolo 68 della Costituzione, in base al quale "i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni". La Giunta delle immunità del Senato ha così respinto a maggioranza la proposta formulata da Crimi, secondo il quale l'esponente del Carroccio avrebbe dovuto essere processato. "Quando in un comizio pubblico si fanno dichiarazioni come quelle di Calderoli - ha tuonato il grillino - non ci sono scusanti che tengano, meno che mai quella di essere un senatore".

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