Sabato, 23 Ottobre 2021
Botte e polemiche

Meloni-Lamorgese, scontro in Parlamento: "Troppi rischi con arresti a manifestazione". "È strategia della tensione"

Il ministro dell'interno risponde all'interrogazione di Fratelli d'Italia sui disordini accaduti a Roma sabato scorso: "Su scioglimento di Forza Nuova attendiamo indirizzi magistratura e Parlamento"

Le forze dell'ordine non hanno reagito alle provocazioni di Forza Nuova e all'annunciato assalto alla sede della Cgil perché si temeva il rischio di una reazione violenta. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, rispondendo al question time alla Camera sugli scontri di sabato scorso a Roma.

"Il leader di Forza Nuova di Roma, Giuliano Castellino - spiega Lamorgese - si è messo in evidenza per il deciso protagonismo soprattutto nell'intervento a piazza del Popolo quando ha espresso la volontà di indirizzare il corteo verso la sede della Cgil. La scelta di procedere coattivamente nei suoi confronti non è stata ritenuta percorribile dai responsabili dei servizi di sicurezza, perchè in quel contesto c'era l'evidente rischio di una reazione violenta dei suoi sodali con degenerazione dell'ordine pubblico". 

Giuliano Castellino, ha ricordato il ministro, "è destinatario di daspo, sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, restrizione della mobilità dalle 6.30 di mattina e divieto di mobilità dalle 21 in poi. La sua condotta evidenziatasi in seguito con il raid alla sede della Cgil ha portato al suo arresto in flagranza differita e la sua posizione è al vaglio della magistratura per gravissime contestazioni mossegli". L'uomo, ha aggiunto, "in passato era già stato oggetto di diverse segnalazioni per violazioni al regime di sorveglianza speciale".

"Piena solidarietà alla Cgil per il vile assalto di sabato scorso e piena solidarietà alle forze di polizia e soprattutto ai 38 operatori che sono rimasti feriti per respingere i più facinorosi e contenere la furia devastatrice che avrebbe potuto determinare conseguenze ancora più gravi". 

Quanto alla questione dello scioglimento di Forza Nuova il ministro dell'interno Lamorgese ha spiegato come sia  "all'attenzione del governo la cui azione collegiale potrà indirizzarsi" anche sulla base di quanto deciderà "la magistratura" e di quali saranno "le indicazioni del Parlamento" che dovrà votare la mozione presentata dal Pd.

"Lo scioglimento di un movimento politico  è un tema di eccezionale rilevanza giuridica e politica e di estrema complessità e delicatezza" spiega Lamorgese.

Meloni: "Scontri voluti, ci riporta agli anni bui"

Era stata il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni a 'interrogare' la ministra su quanto accaduto sabato scorso a Roma in occasione della manifestazione contro il green pass.

"La sua è una risposta offensiva per le forze dell'ordine: le immagini di 7 persone delle forze dell'ordine lasciate a prendere la botte fuori dalla Cgil sono indegne. Una risposta offensiva per i manifestanti pacifici e per il Parlamento, che non è fatto di imbecilli". Così Giorgia Meloni, presidente di Fdi, risponde alla ministra dell'Interno Luciana Lamorgese nell'aula di Montecitorio sulle violenze di sabato a Roma. "Lei sapeva e non ha fatto nulla- attacca Meloni- e se fino a ieri potevamo pensare a una sua sostanziale incapacità, oggi sappiamo che quello che è accaduto sabato è stato volutamente permesso. E' stato un calcolo, siamo tornati agli anni più bui, alla strategia della tensione. Non ci fate lezioni- conclude Meloni- perché la cosa che più sinistramente somiglia a un regime siete voi".

Che cos'è la strategia della tensione

Con l'espressione "strategia della tensione" si richiama a una strategia eversiva basata principalmente su una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario.

L’espressione fu coniata dal settimanale inglese The Observer, nel dicembre 1969, all’indomani della strage di piazza Fontana, inquadrando nella Strategia della Tensione anche la strage di Portella della Ginestra (nel 1947) o al piano Solo del generale De Lorenzo (1964). La bomba di piazza Fontana costituì la risposta di parte delle forze più reazionarie della società italiana, di gruppi neofascisti, ma probabilmente anche di settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato, non privi di complicità e legami internazionali, alla forte ondata di lotte sociali del 1968-69 e all’avanzata anche elettorale del Partito comunista italiano.

L'arma stragista fu usata ancora nel 1970 (strage di Gioia Tauro), nel 1973 (strage della questura di Milano), nel 1974, all’indomani della vittoria progressista nel referendum sul divorzio (strage dell’Italicus, strage di piazza della Loggia), e ancora nel 1980 (strage di Bologna). Nel novero si possono identificare anche l’organizzazione di strutture segrete, in alcuni casi paramilitari e comunque eversive (Rosa dei Venti, Nuclei di difesa dello Stato, loggia P2 ecc.), i collegamenti internazionali (le strutture Gladio o Stay-behind), la progettazione e la minaccia di colpi di Stato (il piano Solo del 1964, il tentato golpe Borghese del 1970), e infine la sistematica infiltrazione nei movimenti di massa e nelle organizzazioni extraparlamentari, comprese quelle di sinistra, al fine di innalzare il livello dello scontro.

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