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Sabato, 15 Giugno 2024
Immigrazione / Agrigento

"Dateci soldi e cellulari o vi lasciamo annegare": 4 pescatori arrestati e subito scarcerati

La procura ha disposto il fermo dei tunisini accusati di aver depredato un barchino in ferro con 40 persone a meno di 20 miglia da Lampedusa. Il giudice: "Hanno commesso un'estorsione ma non nel territorio dello Stato italiano"

Fermati con l'accusa di aver preteso soldi e telefoni cellulari per non lasciar morire 40 migranti a bordo di un barchino alla deriva senza motore, tornano liberi per un difetto di giurisdizione. Il giudice, pronunciandosi su un'eccezione dei difensori, dopo aver riqualificato il fatto come estorsione, li rimette in libertà perché l'episodio sarebbe avvenuto al di fuori delle acque territoriali dove, "solo in presenza di casi tassativi", le autorità italiane hanno la possibilità di intervenire.

L'episodio risale al 18 luglio scorso: un gruppo di 40 migranti, subito dopo l'approdo a Lampedusa, racconta ai finanzieri che alcuni motopesca avevano aggredito gli occupanti di tre barchini in difficoltà pretendendo soldi e telefoni cellulari in cambio del loro aiuto. Al rifiuto avrebbero ostruito la strada e mostrato i coltelli. La procura, per uno dei tre episodi raccontati dai migranti, oggetto di un'indagine lampo dei finanzieri, aveva emesso un provvedimento di fermo nei confronti di quattro componenti dell'equipaggio dell'Assyl Salah. I quattro tunisini sono stati bloccati e portati in carcere con l'accusa di "atti di depredazione". Imputazione che poi il giudice ha riqualificato in estorsione.

Lo stesso gip Iacopo Mazzullo, tuttavia, pronunciandosi sulla richiesta degli avvocati difensori, ha dichiarato il difetto di giurisdizione, rimettendoli tutti in libertà.

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