rotate-mobile
Lunedì, 22 Aprile 2024
Il caso / Latina

Insegnante fuma una canna e la passa agli studenti: condannata a due anni

Una denuncia presentata da una ragazza ha portato all’apertura dell'inchiesta che ha concluso con la condanna di una docente di Latina

È stata condannata a due anni e otto mesi di carcere Alessia Nisticò, l’insegnante 48enne accusata di avere ceduto hashish ad alcune studentesse minorenni. Il processo, celebrato con il rito abbreviato che consente di usufruire dello sconto di un terzo della pena, si è celebrato oggi davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina Giorgia Castriota.

I fatti oggetto del procedimento risalgono al 2020 quando, secondo il racconto di una studentessa poi confermato da altri ragazzi ascoltati dagli investigatori, la professoressa – che all’epoca era impiegata presso l'Agenzia Formazione e Lavoro di Latina – durante una lezione a casa sua aveva fumato hashish e poi lo aveva ceduta anche ad alcuni studenti. Una di loro si era sentita male e da lì la voce si era diffusa ed erano iniziate le indagini. L’Agenzia Formazione, dopo la richiesta di rinvio a giudizio, aveva provveduto in via cautelativa a sospendere l'insegnante che non è più presente nella scuola. 

Nell’udienza il pubblico ministero Giorgia Orlando ha chiesto per la donna, accusata di cessione di stupefacenti a minorenni, una condanna a 2 anni e sei mesi di carcere mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Vincenzo Schiavone ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Al termine della camera di consiglio il gup ha inflitto all’imputata una pena maggiore di quella richiesta dall’accusa, 2 anni e otto mesi oltre ad un risarcimento di 10mila euro a favore della Garante dell'infanzia e adolescenza Monica Sansoni che si è costituita parte civile nel procedimento con l’avvocato Pasquale Lattari.

"Se la decisione del giudice di ammettere quale parte civile in un procedimento penale un’autorità di garanzia istituzionale regionale è stata di per sé una decisione storica per il genere di reati contestati e per il fatto che per la prima volta un’autorità di garanzia della Regione Lazio si è costituita autonomamente parte civile in un procedimento penale - sottolinea la Garante dell’infanzia e dell’adolescenza - quella dell’accoglimento integrale del risarcimento danni richiesto costituisce, indubbiamente, la migliore conclusione possibile dell’iniziativa intrapresa, a riprova che essa, come ho già avuto modo di affermare, rappresenta a mio avviso uno dei modi più concreti per esprimere una forma di aiuto e vicinanza ai minori della nostra Regione e alle loro famiglie nonché un apripista rispetto a situazioni analoghe che vedessero in futuro vittime i minori stessi".

"Coerentemente con gli atti da me adottati ai fini della costituzione di parte civile nel procedimento penale in questione – ha aggiunto Monica Sansoni – la somma del risarcimento danno sarà destinata alle numerose attività istituzionali che svolgiamo da anni all’interno degli istituti scolastici della Provincia di Latina, attività che intendo implementare dando ulteriore impulso a percorsi mirati e diversificati di formazione, sensibilizzazione e prevenzione, sempre a tutela del superiore interesse dei nostri minori d’età".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Insegnante fuma una canna e la passa agli studenti: condannata a due anni

Today è in caricamento