Mercoledì, 3 Marzo 2021
Varese

Laura Taroni: nuova perizia psichiatrica per l'infermiera "killer" di Saronno

Le accuse a suo carico sono molto pesanti: aver ucciso il marito e l'anziana madre con un cocktail di farmaci letali insieme al suo amante, l'allora primario della struttura sanitaria Leonardo Cazzaniga, che è già stato condannato all'ergastolo a inizio 2020

Solo una nuova perizia psichiatrica potrà fare chiarezza sulla capacità di intendere e di volere di Laura Taroni, l'ex infermiera del pronto soccorso di Saronno, comune della provincia di Varese. Le accuse a suo carico sono molto pesanti: aver ucciso il marito e l'anziana madre con un cocktail di farmaci letali insieme al suo amante, l'allora primario della struttura sanitaria Leonardo Cazzaniga. 

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Oggi i giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano hanno di fatto accolto la richiesta dei difensori di Taroni di riaprire il dibattimento con un nuovo accertamento psichiatrico. Si deve capire se la donna sia imputabile o se il suo quadro psichiatrico lo impedisca. 

Quello che ha preso il via stamane, giovedì 12 novembre, è il secondo processo d'appello, dopo la decisione della Cassazione di annullare con rinvio la sentenza che ha portato alla condanna a 30 anni della Taroni emessa dal Tribunale di Busto Arsizio e poi confermata nel secondo grado di giudizio. Quali sono state le ragioni dell'annulamento? Nelle motivazioni del verdetto del 'primo' appello mancavano 14 pagine e non c'era nessuna valutazione sulle condizioni psichiche dell'imputata. Il procedimento si concentra quindi ora sulla perizia psichiatrica, perché un eventuale vizio totale di mente renderebbe l'ex infermiera non imputabile.

I tempi del processo non sono strettissimi. La perizia è stata affidata al professore Franco Freilone, professore dell'Università di Torino, che dal momento della visita (fissata per il 21 novembre) avrà 60 giorni di tempo per mettere a punto la sua relazione e che illustrerà in aula gli esiti del suo lavoro nell'udienza già fissata il 25 gennaio. Un nuovo accertamento psichiatrico, dunque, dopo quello già disposto dal Tribunale di Busto Arsizio nel primo grado di giudizio che aveva accertato alcuni disturbi della personalità ma non tali da incidere sulla capacità di intendere e di volere della donna. Secondo la difesa, rappresentata dagli avvocati Monica Alberti e Cataldo Intrieri, il primo perito non aveva valutato alcuni aspetti clinici tali da precludere l'imputabilità della Taroni. Da qui la richiesta di un nuova perizia psichiatrica che la Corte ha accolto nonostante il parere negativo espresso in aula dal sostituto procuratore generale Nunzia Ciaravolo.

Invece non è stata acquista la consulenza tecnica di parte disposta dalla procura dei minorenni di Milano nel procedimento di affidamento dei due figli minori della Taroni, ora parte civile contro la madre nel processo penale che la vede imputata per omicidio volontario. Dopo l'udienza dedicata alla discussione del risultato nella nuova perizia, si tornerà in aula l'8 febbraio 2021, per la requisitoria dell'accusa e successivamente per le arringhe delle difese. La sentenza potrebbe arrivare il giorno stesso.

Leonardo Cazzaniga è stato condannato all'ergastolo

A gennaio è stato condannato all'ergastolo, con tre anni di isolamento diurno, Leonardo Cazzaniga. 64 anni, ex aiuto primario del pronto soccorso del presidio ospedaliero di Saronno, era imputato per 15 omicidi. Tutti, per l'accusa, provocati con farmaci somministrati in sovradosaggio e in sequenza secondo il cosiddetto "protocollo Cazzaniga". L'ex medico era stato assolto da tre dei 15 omicidi contestati nel capo d'imputazione.

"L'angelo della morte", così si faceva chiamare nei corridoi del pronto soccorso. La Corte ha ritenuto fondate le tesi dell'accusa  secondo cui il medico avrebbe somministrato farmaci anestetici letali in una sorta di delirio di onnipotenza: tra le vittime Luciano Guerra - suocero dell'ex amante Laura Taroni - e il marito della donna, Massimo Guerra, dopo averlo persuaso di essere malato.

"La somministrazione di farmaci come Midazolam, Propofol o morfina era finalizzata solo ed esclusivamente ad alleviare le sofferenze di pazienti giunti ormai alla fase terminale. Ero sensibile alle loro sofferenze. Ho traghettato verso la morte persone che sarebbero comunque morte. Altrimenti sarebbe crudeltà o accanimento terapeutico. Secondo me, avevo il dovere deontologico di non farle soffrire" aveva detto in Aula Cazzaniga durante il processo. I farmaci superavano dalle tre alle otto volte la posologia massima.

Le indagini erano iniziate sei anni fa, nel 2014, dopo che un'infermiera del pronto soccorso si era presentata ai carabinieri raccontando del 'protocollo Cazzaniga': un sovradosaggio, in rapida successione, di morfina e farmaci anestetici e sedativi applicato ai pazienti anziani affetti da diverse patologie che venivano ricoverati all'ospedale di Saronno.

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