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Domenica, 3 Luglio 2022
La confessione / Brescia

Uccide la madre per l'eredità: confessa insieme al fidanzato

Due sorelle legate a un 22enne bergamasco, il patrimonio paterno su cui mettere le mani per non aver più difficoltà economiche: dopo 8 mesi di carcere le prime confessioni di Mirto e Silvia

Un silenzio lungo 8 mesi, poi la confessione: si fa luce sulla morte di Laura Ziliani, la vigilessa 55enne trovata cadavere in un torrente del bresciano il 9 agosto 2021. Tre mesi prima erano state le figlie a dare l'allarme ma proprio in ambito familiare sarebbe scaturito un delitto di cui nelle ultime 24 ore sono arrivate le prime amissioni di colpa. Ma occorre raccontare la storia, dall'inizio.

Laura Ziliani era rimasta vedova nel 2012 dopo aver perso il marito, Enrico Zani, travolto a 53 anni da una valanga mentre praticava scialpinismo. La donna si era rifatta una vita: lavorava in comune a Roncadelle e viveva a Urago Mella insieme al nuovo compagno e a una delle tre figlie, Lucia, disabile e in tutto dipendente dalla madre. Una vita apparentemente che scorre tranquilla fino all'8 maggio 2021 quando la donna svanisce nel nulla. 

Secondo quanto denunciato dalle figlie, la donna - che nonostante la tragedia che aveva coinvolto il marito non aveva mai abbandonato la passione per la montagna - quella mattina era uscita di casa intorno alle 7 per una passaggiata sulle alture di Temù, piccolo paese della Val Camonica. Il 23 maggio, ai piedi di un torrente della zona, era stata trovata una scarpa, poi ad agosto nella stessa zona un turista aveva avvistato un corpo in mezzo alla vegetazione, vicino al fiume Oglio: il cadavere era in avanzato stato di decomposizione ma l'analisi del Dna aveva confermato l'identità della vittima. 

L'autopsia rileva nel corpo alti livelli di benzodiazepine, sintomo di un pesante avvelenamento dalla sostanza contenuta negli ansiolitici ma capaci di provvocare la perdita di sensi. L'assenza di altri segni di traumi sul corpo spingono gli inquirenti a una certezza: Laura era stata addormentata e poi soffocata senza alcuna possibilità di difendersi. C'è poi un elemento che apparentemente cambia tutto: Lucia, nonostante la disabilità, aveva riferito al pubblico ministero di non fidarsi delle due sorelle spiegando inoltre come fosse la madre a mantenere le due soprattutto dopo che la sorella Silvia era stata licenziata per ben tre volte.

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Silvia e Paoloa Zani in un frame tratto da Chi l'ha visto?

Il 24 settembre la prima svolta nelle indagini con l'arresto di Silvia e Paola Zani, le maggiori delle tre figlie di Laura. Con le due sorelle - rispettivamente di 26 e 19 anni - viene arrestato anche il fidanzato di Silvia, il bergamasco Mirto Milani. Nell’ordinanza di custodia cautelare il giudice per le indagini preliminari Alessandra Sabatucci descrive come il proposito omicidiario fosse il frutto di una lunga premeditazione "che ha permesso ai tre indagati di organizzare un piano criminoso che ha consentito loro di celare per lungo tempo la morte della donna e di depistare le indagini a loro carico". Agli atti finisce anche la testimonianza di un residente di Temù che il 25 maggio avrebbe visto i due fidanzati Mirto Milani e Silvia Zani entrare nella boscaglia, dove i carabinieri hanno poi trovato la scarpa mancante.

Inoltre i telefoni cellulari dei tre arrestati erano stati resettati alle impostazioni di fabbrica. Per gli inquirenti un modo per celare quanto successo, mentre gli arrestati si sono difesi con il tentativo di celare quello che era a tutti gli effetti un triangolo sessuale che vedeva coinvolte le due sorelle e Mirto Milani, il ventenne musicista e tenore, iscritto al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Sia Silvia che Paola infatti hanno giustificato la scelta di "ripristinare alle impostazioni di fabbrica i cellulari" per celare i contenuti che avrebbero rivelato la relazione che legava sia Silvia che Paola a Mirto. 

Silvia Zani rispose di averlo resettato "perché mi vergognavo. Avevo paura che altre persone potessero vedere foto della mia vita privata e sessuale con Mirto". Anche la sorella Paola si era giustificata nello stesso modo, spiegando che si vergognava che "altre persone potessero venire a conoscenza che ho una relazione con il fidanzato di mia sorella". 

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Mirto Milani in una foto tratta da Facebook

Dopo 8 mesi di carcere è stato proprio Mirto il primo a confessare: "Siamo stati noi a uccidere Laura Ziliani", avrebbe ammesso il giovane bergamasco al termine di un interrogatorio durato più di quattro ore, martedì 25 maggio pomeriggio nel carcere di Canton Mombello. In oltre 4 ore di faccia faccia con il pm, martedì scorso, non avrebbe scaricato le responsabilità sulle sorelle Zani ma avrebbe ammesso che ad agire sarebbero stati tutti e tre insieme. 

Dopo Mirto Milani, oggi anche la fidanzata Silvia Zani, ha ammesso l'omicidio della madre confermando sia il movente economico sia l'intenzione di appropriarsi del patrimonio immobiliare di Laura Ziliani.

Delitto Ziliani, la confessione

Mirto Milani è ricoverato in ospedale dopo un crollo emotivo accusato in carcere in seguito alla confessione sull'omicidio di Laura Ziliani. Il giovane di origini bergamasche avrebbe manifestato l'intenzione di togliersi la vita ed è così scattato il protocollo interno al carcere con il trasferimento in ospedale dove si trova piantonato. Da ieri sono invece in celle diverse, nel carcere di Verziano, le due figlie di Laura Ziliani accusate di omicidio. Silvia da una parte, che ieri ha confessato in un lungo interrogatorio al pm, e Paola, ora sotto interrogatorio, in una cella diversa

Le prove contro quello che gli inquirenti hanno definito "il trio criminale" si erano arricchite nel corso delle indagini: dopo l'arresto era stata trovata anche una fossa a pochi metri di distanza dal luogo del ritrovamento del cadavere e, secondo gli inquirenti, era stata scavata per contenere in un primo tempo il cadavere della donna. Secondo la Procura è stata soffocata e poi seppellita tra la vegetazione vicino al fiume Oglio.

"I tre indagati avevano un chiaro interesse a sostituirsi a Laura Ziliani nell’amministrazione di un vasto patrimonio immobiliare al fine di risolvere i rispettivi problemi economici".

Mirto Milani e Paola e Silvia Zani erano sempre rimasti in silenzio, fino a poco fa.

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