Lunedì, 12 Aprile 2021
Taranto

Tra i fedeli ci sono immigrati, prete annulla lavanda dei piedi: "Razzismo sull'altare"

Da una parte Papa Francesco che ha lavato i piedi ai migranti e ha pensato ai profughi musulmani. Dall'altra i sacerdoti di Manduria

Giovedì santo Papa Francesco ha lavato i piedi a diversi migranti e ha dedicato la lavanda anche ai profughi di religione musulmana. Invece due sacerdoti di Manduria (Taranto) si sarebbero rifiutati di celebrare il rituale sacro. Il motivo? Tra i fedeli che vi partecipavano c'erano alcuni migranti.

Il caso a Manduria

E' polemica: "Vergognosamente stasera il razzismo è salito sull'altare" ha scritto su Facebook un cittadino, e il caso "sta montando" come racconta oggi il Quotidiano di Puglia. Manduria è un vero e proprio simbolo di accoglienza: nel 2011 ospitò in una tendopoli migliaia di migranti. "Per fortuna nella Chiesa ci sono persone che combattono il razzismo, compreso il Santo Padre. Chi non segue i valori della solidarietà andrebbe quanto meno richiamato dalle autorità cattoliche", dice un altro cittadino.

Diocesi all'oscuro di tutto

Alla Diocesi di Oria, sotto la quale ricade Manduria, non ne sanno nulla: si dicono "all'oscuro di tutto" e specificano che gli officianti non erano diocasiani ma "religiosi appartenenti all'ente ecclesiastico dei Servi di Maria".

Papa Francesco

Di tutt'altra pasta Papa Francesco, che nel corso del rito della messa in Coena Domini nel carcere di Regina Coeli, avvio del triduo pasquale, aveva lavato i piedi a dodici detenuti. Per sceglierli "abbiamo seguito due criteri, quello territoriale e quello religioso", ha spiegato padre Vittorio Trani, francescano conventuale, che a settembre compirà 40 anni come cappellano di Regina Coeli. "Qui ci sono detenuti che provengono dai cinque continenti e da oltre sessanta nazioni. Per questo motivo sono stati scelti quattro europei, quattro africani (provenienti da Marocco, Nigeria e Sierra leone), tre asiatici (due filippini e un moldavo) e un colombiano. Volevamo poi dare espressione alle diversità religiose presenti nel carcere: i dodici sono in maggioranza cattolici, e poi un ortodosso, due musulmani e un buddista". I due musulmani sono immigrati. Per i detenuti, ha detto ancora padre Trani, è "una grandissima emozione. Incontrare il Papa è la possibilità di stare a contatto con una figura straordinaria: il responsabile della religione cattolica ma anche un uomo straordinario che non dimentica nessuno".

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