Giovedì, 28 Ottobre 2021
Crisi economica

Lavoro al Sud, questo sconosciuto

E' allarme disoccupazione nel Mezzogiorno sull'orlo della "desertificazione industriale". E in Sicilia il 20% delle famiglie vive con meno di mille euro al mese

ROMA - Il lavoro al Sud Italia resta un miraggio. Il tasso di disoccupazione effettivo ha infatti raggiunto livelli record nel 2012 superando la soglia del 28%, oltre il doppio di quella del Centro Nord (12%).

A lanciare l'allarme è la Svimez, associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, nel Rapporto sull'economia del Sud. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha parlato di situazione inquietante. La zona grigia del mercato del lavoro continua ad ampliarsi per effetto in particolare dei disoccupati impliciti, di coloro cioè che non hanno effettuato azioni di ricerca nei sei mesi precedenti l'indagine. Considerando questa componente, il tasso di disoccupazione effettivo nel Centro-Nord sfiorerebbe la soglia del 12% (ufficiale: 8%) e al Sud passerebbe dal 17% al 28,4% (era stimato al 22,4% nel 2008).

"Il rapporto Svimez affida alla comune riflessione un quadro inquietante delle condizioni economiche e sociali del Mezzogiorno: dalle analisi che vengono proposte emerge con chiarezza come le conseguenze negative della crisi economica in atto si ritrovino amplificate nel contesto delle regioni meridionali, con il diffondersi di gravi situazioni di disagio". E "preoccupazione crescente, più di ogni altro dato, suscita l'opprimente carenza di opportunità di lavoro e di prospettive per il futuro che suscita in molti giovani sfiducia se non rinuncia o li spinge a cercare faticosamente fuori del mezzogiorno e dell'Italia occasioni di lavoro in cui investire le loro potenzialità". Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica.

Nel 2012 il tasso di disoccupazione registrato ufficialmente è stato del 17 % al Sud e dell'8% al Centro-Nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro. I livelli raggiunti ci riportano indietro di oltre venti anni, agli inizi degli anni 90. In aumento anche la durata della disoccupazione: nel 2012 al Sud il 60% dei disoccupati si trova in questa situazione da più di un anno. Nel Centro-Nord la perdita di posti di lavoro tende a trasformarsi quasi interamente in ricerca di nuovi posti di lavoro; nel Mezzogiorno solo in minima parte diventa effettivamente ricerca di nuova occupazione.

Gli occupati sono meno di sei milioni, come 36 anni fa, ai livelli cioè del 1977. E' quanto emerge dal rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno. Nel 2012 gli occupati in Italia sono stati 22 milioni 899mila unità, 69mila in meno rispetto al 2011, con una flessione dello 0,3% (-0,6% nel Mezzogiorno, -0,2% nel Centro-Nord). Circa 2 milioni 750mila in Italia le persone nel 2012 in cerca di occupazione (di cui 1 milione 280mila nel Mezzogiorno e 1 milione 460mila al Centro-Nord). Mentre crescono gli stranieri occupati: + 83mila rispetto al 2011, concentrati soprattutto al Nord, dove sfiorano il 12% del totale.

Il mercato del lavoro italiano continua a deteriorarsi: ancora nel primo trimestre 2013 il Sud ha perso 166mila posti di lavoro rispetto all'anno precedente, 244mila il Centro-Nord. Gli occupati nel Mezzogiorno scendono quindi nei primi mesi del 2013 sotto la soglia dei 6 milioni: non accadeva da 36 anni, dal 1977.

Nel 2012 il tasso di occupazione in età 15-64 è stato del 43,8% nel Mezzogiorno e del 63,8% nel Centro-Nord. A livello regionale il tasso più alto si registra in Abruzzo (56,8%), il più basso in Campania, dove lavora solo il 40% della popolazione in età da lavoro. In valori assoluti, la Sicilia perde 38mila occupati, 11mila la Calabria, 6mila la Sardegna, 3mila la Basilicata.

Il Mezzogiorno è "sull'orlo della desertificazione industriale", i consumi sono al palo da cinque anni, si continua a emigrare al Centro-Nord, la disoccupazione reale supera il 28%, crescono le tasse e si tagliano le spese, una famiglia su 7 guadagna meno di mille euro al mese, e in un caso su quattro il rischio povertà resta anche con due stipendi in casa. Questa la fotografia che emerge dal Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno. Situazione che si aggrava prendendo il caso Sicilia dove il 20% delle famiglie vive con meno di mille euro al mese. La diversa distribuzione dei redditi fra Nord e Sud fa emergere come nel Mezzogiorno si concentrino le sacche di povertà più grandi. Nel 2012, il 14% delle famiglie meridionali guadagna meno di mille euro al mese, quasi tre volte più del Centro-Nord (5%), in particolare il 12,8% delle famiglie calabresi, il 15% delle campane, il 16,7% delle lucane e il 19,7% delle siciliane. Secondo la Svimez occorre "rilanciare una visione strategica di medio-lungo periodo", che "veda nella riqualificazione urbana, energie rinnovabili, sviluppo delle aree interne, infrastrutture e logistica i principali drivers dello sviluppo".

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